Ad Expando

venerdì 26 maggio 2017

War Report 201705.26

Tears, a tidal-wave of tears
Light that slowly disappears
Wait, before you close the curtain
There’s still another game to play
And life is beautiful that way
(Beautiful that way)


Attendere è la parola d'ordine.
Attendere, perché non si capisce cosa stia succedendo: normale reazione alla radioterapia? Cellule impazzite che non si fermano? Troppo presto per capire, per cambiare terapia, per operare ancora, per alzare bandiera bianca.

In altre parole:
La nuova lesione c'è ed è più profonda dell'altra anche se più piccola. 
I radioterapisti sostengono che sia troppo presto per poter fare qualcosa, anche perché potrebbe trattarsi di un rimasuglio o, di un evento causato dalla radioterapia (cosa questo significhi non lo so, sembra però che sia meno grave). Ad ogni modo un ulteriore trattamento radioterapico sarebbe di sicuro controproducente.
I neurochirurghi, dal canto loro, sostengono che la lesione sia troppo piccola e poiché la lesione è profonda questa volta non si parlerebbe più di rischi di danni collaterali, ma di certezze. Quindi convengono che sia il caso di aspettare anche se non escludono un futuro intervento.
Gli oncologi ritengono che la nuova lesione sia, appunto, una nuova lesione, ma non convengono sul fatto di mantenere o cambiare la terapia, quindi preferiscono attendere.
Fra un mese nuova risonanza e si vedrà.

Quindi: attendere.
Certo più facile che a dirsi che a farsi, quando la clessidra continua incurante a svuotarsi.

Se il gioco è vedere quanto resiste la mia sanità mentale però, allora il gioco è appena cominciato.

Altre news in breve:
Problema della caviglia quasi del tutto risolto (un grazie particolare a Diana ed Andrea).
Gli allenamenti continuano, discretamente (...)
Gli amici non mancano mai.
C'è una pallida luce e il tempo volge al peggio, però nel week end migliora. 


Nelle notti senza luna, si vedono meglio le stelle.



mercoledì 17 maggio 2017

War Report 201705.17



Oh, it’s kicking down your door
Kicking down your door
Oh, so what you waiting for
What you waiting for
Scream
Scream
Scream
Till they hear your scream
(Halestorm - Scream)


Ho voglia di urlare.

Ci sono momenti in cui vorrei che tutto finisse il prima possibile, momenti in cui tutto sembra inutile e mi assale una tremenda stanchezza.
Un po' come quando, assediato, stai per vedere il cancello crollare sotto i colpi di un ariete e sai che di là c'è un esercito sterminato contro il quale nulla puoi. 
"Che entrino - ti sussurri - e facciamola finita", ma contemporaneamente vorresti che il tempo si fermasse.
Poi, un attimo dopo, tremi al pensiero del nuovo colpo e attendi; poi tremi di nuovo perché il colpo è arrivato e come al rallentatore vedi le tue difese vacillare ma, incredibilmente, reggere ancora e ti domandi per quanto, ancora, terranno.
E poi ti sussurri "Che entrino".
Ancora.
Ed ancora.
Ed ancora. 
Ma non sei solo, anche se vorresti che il dolore fosse solo tuo. 
Anche se il fatto che non lo sia, un poco ti consola; e per questo ti odi.
E per questo, odi il fatto che non ti puoi arrendere. 
Che non puoi permettertelo.
Così, ancora (ed ancora, ed ancora) decidi di preparare le barricate, di puntellare il cancello e cerchi di capire se esistano altre difese nel mentre ti prepari a combattere casa per casa, piano per piano, stanza per stanza, fino all'ultima stilla di qualsiasi cosa e ti sussurri, ancora :"Che entrino".
E ti chiedi cosa e quanto ci sia dietro quel tuo sussurro.
Quando l'unico faro, nel mare in tempesta, è il tetro bagliore degli occhi della morte, quanta viltà c'è nel fuggire la luce e farsi tenebra per scavare con le unghie la tenebra o, se vogliamo, quanto coraggio c'è nell'esser Uomo e cercare dunque di vivere?
Sembra una domanda senza risposta, eppure la soluzione è semplice: il coraggio null'altro è che la forza derivante dall'ammissione della propria viltà (che altrimenti, sarebbe follia).
Ed allora, non è più un sussurro, ma un urlo imperioso, disarticolato, rabbioso.
Io sono pronto, per quanto uno possa esserlo; ed ho voglia di urlare.

martedì 9 maggio 2017

War Report 201705.09



Il tempo scorre.
E mentre esso incede diventando, in un attimo, passato, spesso mi accorgo di quanto pesa, avendo un male incurabile, pensare al futuro.
In primo luogo perché pensare al futuro fa male: quando sai che potresti morire da un giorno all'altro, pensare al futuro significa, di fatto, chiedersi se quel futuro potrai mai vederlo.
Sì, lo so, vale per tutti, ma un conto è sapere che prima o poi si morirà, un conto è sapere che presto dovrai dipartire.
Nel primo caso l'incertezza della certezza risponde alla domanda "quando", nel secondo alla domanda "come".
Una bella differenza, direi..

sabato 22 aprile 2017

Le solite bugie di Bagnasco


Poi mi dicono che ce l'ho con la Chiesa Romana.
Ieri il cardinal Bagnasco, è intervenuto, anzi no, ha accettato di parlare della nuova legge sul biotestamento soltanto a voto concluso, per non influenzare a priori il dibattito parlamentare. 
Strano che l'omino in gonnella non sappia che il dibattito parlamentare è appena iniziato. Infatti lo sa, ma da uno che basa la propria vita sulla menzogna, difficilmente ci si può aspettare altro.

venerdì 21 aprile 2017

L'intollerabile ipocrisia



Sono davvero stanco di confrontarmi con gli stupidi.
Potrebbe essere che qualcuno di voi pensi o voglia ribattere che, magari, lo stupido sono io (recentemente un derelitto, immagine qui sotto da cliccare per ingrandire, mi ha dato dello spocchioso, dell'esibizionista e dell'idiota): avrebbe ragione e potrebbe anche non leggere oltre.

giovedì 20 aprile 2017

War Report 201704.20



Wake to face the day
Grab this life and walk away
War is never done
Rub the patch and battle on
Make it go away
Please make it go away
(Metallica - Confusion)

Stasera terminerò il secondo ciclo di chemioterapia al massimo dosaggio.
Per ora, a parte la spossatezza, devo dire che la nausea, grazie anche al raddoppio della dose di antiemetico (prima però era volutamente sotto dosato) non si è fatta sentire, quindi, in sostanza, sta andando meglio della volta scorsa.

giovedì 13 aprile 2017

War Report 201704.13

If only the clockworks could speak
I wouldn’t be so alone
We burn every magnet and spring
And spiral into the unknown
E' passato quasi un mese dall'ultimo "bollettino di guerra" anche se qualcosa ho accennato nel precedente post.
Per ora, le difese reggono e, se la fiducia fatica a crescere, per lo meno lo fanno i capelli. 
Gli esami del sangue sono discreti, continuano a calare, come previsto, i globuli bianchi ma sono ampiamente entro i margini di sicurezza. Tutto il resto nella norma. 
Purtroppo a livello fisico si aggiungono alcuni problemi. La gamba sinistra tende a gonfiarsi oltre alle sempre più frequenti parestesie. Dolori articolari si presentano un po' ovunque, in particolare mi fanno male le ginocchia. 
Fatico a stare seduto e a volte persino sdraiato: credo che però sia da attribuirsi al fatto che ho smesso di assumere il cortisone. 
Tutte cose sopportabili, beninteso, e comunque preferibili al continuo uso del cortisone.
La dottoressa teme però che ci sia dell'altro: probabilmente un riacutizzarsi dell'infiammazione nervosa dovuta all'estrusione discale (e due ernie) che mi porto dietro da una ventina di anni e che sembravano migliorate con il Karate, ma probabilmente stanno avendo una recidiva a seguito dell'indebolimento del lato sinistro.
Per cui, altra risonanza magnetica: credo che se andrà avanti così, entro breve le bussole indicheranno me anziché il nord, o si verificheranno aurore boreali sopra la mia testa. 
Brianzoli avvisati.
In realtà potrebbe essere un problema circolatorio, quindi mi è stato prescritto anche un bel "doppler", che nel mio vocabolario, fino ad ora, era una parola associata all'astronomia più che alla circolazione sanguigna, ma tant'è.
Che mi infastidisce in modo particolare è che sempre più spesso non mi sovvengono le parole. 
Pare sia un regalino della radioterapia.
Costruisco la frase mentalmente e poi nel pronunciarla, ecco che una parola d'improvviso scompare. 
Non ho mai avuto una grande arte oratoria, ma ora diventa quasi imbarazzante dover snocciolare sinonimi in cerca del suggerimento altrui. 









lunedì 3 aprile 2017

Da consumarsi preferibilmente entro


3 ottobre 2016, esattamente 6 mesi fa alle 8 e qualche minuto, entravo in sala operatoria dopo che, la settimana prima, a seguito di un malore, mi era stato diagnosticato un tumore al cervello. Circa 25 giorni dopo, con gli esiti dell'esame istologico, dalle dimensioni della massa tumorale e delle statistiche disponibili, il neurochirurgo sentenziò che mi rimanevano circa sei mesi di vita dalla data dell'operazione. Per essere precisi, mi disse di fare quello che dovevo, entro quella scadenza, perché poi in qualunque momento la cosa sarebbe degenerata nel giro di poco tempo.
Ecco, pochi istanti fa sono "scaduto", da adesso in poi, la bomba che ho nel cervello potrebbe esplodere.
Ma come sto veramente?
Mentalmente non è cambiato nulla; parlo del dopo, chiaramente.
Anche perché prima non riuscivo a cogliere appieno l'effimero dell'esistenza, ora sono costretto a conviverci.
Tuttavia, non viene meno la voglia di vivere; forse un po' meno la gioia, ma non sempre: solo quando riprendo a parlare con la tenebra, vecchia amica mia, di visioni ove diecimila voci o forse più, nulla dicono, proprio come il cancro che mi corrode dentro.
Fisicamente le cose non vanno malaccio.
Il mio obiettivo di rimanere il più sano possibile per accedere al massimo potenziale delle cure, per ora, è stato raggiunto. Gli esami del sangue sono quasi normali, che per una persona che si "avvelena" di chemio è un ottimo segnale. Resisto bene, anche se mi chiedo se non lo stia facendo anche "lui", visto che condivide gran parte del mio DNA.
Dal punto di vista "atletico" invece le cose non vanno benissimo.
Stavo meglio un paio di mesi fa.
Sempre più spesso compaiono parestesie alla gamba sinistra. Fatico a stare seduto per troppo tempo perché il fastidio dopo un po' diventa dolore. Anche il braccio a volte mi fa male e, ultimamente, mi pare di avere avuto un calo di vista, sempre e solo a sinistra.
Tuttavia, salvo i giorni in cui devo fare la terapia, sto impegnandomi a non saltare le lezioni di Karate.
Il confronto tra prima e dopo l'operazione è pesante, ma è una cosa che ho smesso di fare da un po'. Ora, ogni cosa è una conquista. Se mi riesce male un kata, non è un fallimento ma un esercizio che sono riuscito a fare.
Male, ma sono riuscito a fare.
Anche al lavoro: se perdo ore per qualsiasi motivo non le considero perse, ma considero le altre, quelle fatte, guadagnate.
I peggioramenti sono però evidenti.
Qualche volta, di sera, mi viene mal di testa: non mi era mai successo prima.
Spesso ho problemi di equilibrio che poi si risolvono quasi subito.
Diversamente da quanto sopra, la sonnolenza, che mi sopraggiunge dopo pranzo, non mi abbandona più fino all'ora di coricarmi, tanto che quando torno dal lavoro, soventemente, crollo sul divano, sulla sedia od ovunque capiti di potermi sedere. La mattina, in modo particolare, mi muovo come Ozzy Osbourne e, a volte, è più la volontà che non l'esercizio a farmi camminare bene. E' come se mi dovessi resettare ogni mattina.
Poco male: l'importante è riuscire a ripartire, anche se trovo lecito chiedermi fino a quando la mente prevarrà; fino a quando troverò la forza.
Perché per la mente non è come per il resto del corpo, non si resetta: ogni problema è un altro mattone sul muro (oggi sono in vena di citazioni).


sabato 25 marzo 2017

Sfogo: le catene della solidarietà

Questo post è molto duro, contiene molte parole scurrili perché rivolto ad idioti, nella speranza vana che sui milioni che infestano questa nazione, almeno un paio si destino e tornino ad essere senzienti.




Ho sempre odiato le catene su facebook, inoltrate da persone mentalmente  pigre che pensano di dare un tono alla propria miserabile coscienza postando una serie di "pucciose" frasi ad effetto.



Voglio parlarvi in modo chiaro, semplice e schietto, in modo che le vostre ridotte capacità mentali possano comprenderle: le vostre catene di finta solidarietà mettetevele nel culo.

Ora, come è mio solito, per quei pochi tra questi che hanno un minimo di cervello per capire, spiegherò perché, per un malato di cancro, la vostra catena di solidarietà è un offesa.
"Con un cuore spezzato 💔 e lacrime 😢 nei miei occhi, posso dire onestamente che questo è di gran lunga il momento più difficile di sempre. Io so cosa il trattamento del cancro può fare per un corpo, e a volte mi chiedo se il trattamento è valsa la pena nel lungo termine. Sembra fare più male che bene"

Innanzitutto, per non causare altro dolore a chi pur malato di cancro ha a cuore la propria lingua, eliminate quelle emoticon inutili: state scrivendo una lettera, non un messaggio di poche righe in chat dove l'emoji può dare un aiuto per capire il tono del messaggio. La ridondanza è fastidiosa e in genere identifica chi la usa come una persona sostanzialmente falsa. Tenetelo a mente per la prossima volta. Eviterete di passare per dei cretini infantili.

Le persone ammalate che si sottopongono a queste terapie hanno bisogno di attaccarsi a qualcosa di concreto, non ad un'idiozia espressa in una consecutio semi casuale di frasi senza logica, con una sintassi degna di un criceto.
Non c'è niente di più doloroso che cercare di sorridere e di continuare ad essere positivo, ma dopo la chemioterapia e la radioterapia, voi sapete che la persona è fisicamente cambiata e loro soffrono con questa tristezza. 😕so che molti di voi non stanno a guardare e né leggeranno questo messaggio perché, ovviamente, il cancro non ha toccato te. Non sai cosa significa avere combattuto la lotta o avere una persona amata che ha condotto una battaglia contro il cancro. 💜
Chi cazzo vi ha detto che è doloroso cercare di sorridere?
Vi spiegherò una cosa molto semplice: è doloroso il dolore ed è triste la tristezza.
E poi, chi siete per sapere che "molti di voi non leggeranno questo messaggio perchè...".
Io ad esempio l'ho letto per vedere fino a che punto un cretino possa essere tale. Mi piace scavare nella stupidità umana: non a caso metà dei post di questo blog parlano di religione.
Per tutti gli uomini e le donne che conosco, vi chiedo un piccolo favore e solo alcuni di voi lo faranno. Se conoscete qualcuno che ha condotto una battaglia contro il cancro e non c'è più, che sta ancora soffrendo o che è successo, si prega di aggiungere questo al vostro stato per un'ora, come un segnale di sostegno, di Rispetto e di ricordo. 💚
Ah, adesso che avete aggiunto questo post per un ora (sto cronometrando per vedere se lo toglierete, ma so già che non lo farete: siete troppo pigri), vi dirò: come avrete potuto leggere, io, malato di cancro, mi sento decisamente sollevato. 
Ovviamente vi sto prendendo per il culo.
Non credo che nessun essere senziente si possa sentire meglio perché voi, idioti, postate per un'ora (cazzo che sforzo, quasi meritate un nobel) una serie di stronzate del genere.
All'amico malato, telefonate; andate a trovarlo, organizzate una sorpresa, rendetevi disponibili, fate loro sapere che ci siete: questo è sostegno. Prima di farlo, accertatevi che il malato se la senta o adattatevi al suo stato d'animo: questo è rispetto. 
Per il ricordo, guardatevi le vecchie foto: con un post anonimo di Facebook dove nemmeno citate il nome di una persona, un avvenimento, ve lo svelo, non sovverrete nulla, nessun ricordo.
Però forse vi sentite delle persone migliori. Davvero? Pensateci bene.
Perché non lo siete, nemmeno per un po'; nemmeno per quella cazzo di ora in cui evidenziate il post nella vostra fottutissima bacheca.
Copia e incolla per sostenere le persone colpite dal cancro. Non condivido. Dal tuo telefono o tablet, tenere il dito sul messaggio per copiare e incollare nella tua pagina. Grazie!!
Copia e incolla, non condividere.
Traduzione letterale: ripeti a pappagallo le istruzioni che vi da un idiota così potete essere idioti anche voi.
Complimenti!
Una amica lo chiede. Ecco qua: nella nostra piccolezza, desideriamo sostenere con questo gesto...
Davvero? Ve lo chiede una VOSTRA amica?
Visto che copiate e incollate a vanvera, è ovvio che non sia vero.
Altrimenti fuori i nomi : mi piacerebbe studiarne la stupidità.
Ah una cosa l'avete scritta giusta: nella vostra "piccolezza".

Luca Gallanti
Malato di Cancro.



domenica 19 marzo 2017

Aforismi


"Solo i codardi temono la morte;
solo i pervertiti non temono il dolore"

giovedì 16 marzo 2017

War Report 201703.16

Questa mattina ho effettuato la visita di controllo con l'oncologa che finalmente ha potuto visionare e quindi confrontare le varie risonanze magnetiche. 
Le macchie, sia quella nuova che quella vecchia (che pare aumentata di dimensioni) per ora non sono preoccupanti, sebbene sia necessario tenerle monitorate (fra due mesi nuova RM). Il residuo della massa iniziale, quella che per intenderci reagisce al contrasto, è invece diminuita di un paio di millimetri, segno che le cure stanno interagendo con il tumore. La dottoressa ci ha tenuto a precisare che la diminuzione della massa  non è segno che le cure stiano funzionando, perché il tipo di tumore che mi affligge tende a cambiare spesso di forma, ma semplicemente che stanno agendo. L'importante in questa fase sono le mie condizioni generali di salute, che lei trova buone. 
Il sunto è che, più che le dimensioni, contino le prestazioni, che poi è ciò che la maggior parte degli uomini, a parte qualche fenomeno, vorrebbe sentirsi dire! 
Ok, il contesto sarebbe un altro, ma ci si accontenta.

Intanto, le "buone" condizioni di salute mi permettono di iniziare da subito il trattamento al massimo del dosaggio, saltando uno step intermedio. 
E questa, invece, è senza dubbio una sudata, buona notizia.







martedì 14 marzo 2017

War Report 201703.14

Settimana scorsa ho effettuato la risonanza magnetica per verificare, a 45 giorni circa dal termine del ciclo radio-chemioterapico, se lo stesso abbia sortito qualche effetto.
Non che mi aspetti o mi aspettassi notizie positive  infatti, sebbene l'ottimismo sia considerato il profumo della vita esiste un limite oltre il quale (limite detto "ottimismo di Polyanna" od "ottimismo ottuso"), i miasmi della decomposizione delle sinapsi cerebrali finirebbe per coprire qualunque celestiale effluvio.
La mia malattia non prevede guarigione e all'ottimismo ottuso ho da sempre preferito una cinica osservazione del mio stato a cui far seguito una spietata determinazione stemperata semmai da un po' di autoironia.
Terminando l'auto celebrativa divagazione e ritornando all'esito della risonanza, l'unica cosa da dire è che non si capisce un granché: la lesione principale sembra essersi ridotta, il che sarebbe una buona notizia; una macchia che non risponde al contrasto sembra essersi allargata cosa che invece non parrebbe una buona ed infine, una terza macchia è comparsa, il che potrebbe essere una pessima notizia o solo la conseguenza della radioterapia (edema non ancora assorbito).
Cambia poco in termini pratici, giovedì come previsto inizierò il terzo ciclo di chemio a dosaggio ancora più alto e macchie e lesioni andranno monitorate in seguito.
Per intanto proseguo il tentativo di recuperare e correggere alcune disfunzioni motorie e quello meno riuscito di tenere sotto controllo il peso (qualcuno mi deve spiegare perché in 5 giorni a 1500 calorie perdo 200 gr e in un weekend dove sgarro salendo a 2500, metto su 1 kg e mezzo): ormai sono sul baratro dei 95 kg.

Il morale è ottimo, soprattutto per il fatto di aver potuto passare un bellissimo weekend a Roma con mia moglie, mia figlia e con i vecchi "Brothers".




lunedì 27 febbraio 2017

Il bestiario di Internet


Collegandomi al precedente post, in cui si parlava della degenerazione della comunicazione in Internet, devo ammettere che trattenersi dal non intervenire o dal rispondere a certi soggetti è davvero difficile. Mentre evito di partecipare a comunità di presunto debunking se non a scopo di tenermi aggiornato (ultimamente si sono costituiti gruppi di debunkers che si comportano in modo identico ai cretini che tentano di controbattere, un po' come alcuni delinquenti che si ritrovano dalla parte giusta solo perché indossano una divisa), spesso mi trovo a ricevere attacchi o a tentare di far ragionare persone che aprono la bocca virtuale e propinano frasi fatte o tesi demenziali. Avendo voglia di scrivere di qualcosa di più leggero riporto alcuni casi.

domenica 26 febbraio 2017

Bar Web


Internet e la rete sono e rimangono una grande opportunità per apprendere, conoscere, confrontarsi e divulgare. 
Come in ogni comunità, anche nella grande "piazza" del Web si distinguono persone più sagaci e altre meno, persone educate e personaggi maleducati, stupidi e geni, in genere distribuiti secondo la più classica delle gaussiane.
Internet ha però un aspetto pericoloso: tende a "depersonalizzare" l'individuo, il quale, protetto dalla nuova forma virtuale, si può e si sente libero di affermare senza ritegno qualunque cosa passi per il cervello.
Anche se cose sciocche.
Anche se non c'è il cervello. 
Normalmente, se in una piazza, o al bar, un soggetto se ne esce con una castroneria o con un comportamento anormale e/o negativo, il resto della comunità lo identifica e nel caso lo limita.
Questo perché per quanto grande possa essere la piazza od il bar essi sono e rimangono luoghi limitati.
In internet tutto ciò è impossibile.

domenica 19 febbraio 2017

Oltre


"Alcuni sostengono che la morte sia davvero il termine di ogni cosa: nessun dopo, nessun dove. Altri che sia la porta per un'altra esistenza, per una vita eterna in altri luoghi, con altre regole. C'è chi sostiene sia una parentesi, tra un incarnazione e l'altra, un lungo viaggio verso uno stato di esistenza superiore, o verso il nulla. Ma che sia la fine, l'inizio o una parentesi poco importa: la morte ha sempre avuto un'importanza notevole per l'uomo: in fondo è l'ultimo atto della sua esistenza terrena.
La morte, per quanto mi riguarda è invece semplicemente un dono o, eventualmente, una fortuna.
Nella vita ci sono pochissime certezze, di tutte la più certa è sicuramente la morte. Non cambia in realtà che essa sia un punto o una virgola, perché, al di là del credo di ognuno di noi, essa è e riamane la fine dell'esistenza dell'essere, così per come è stato conosciuto"
Sono parole mie di circa 7 anni fa, di un post titolato "Morte".
Non ho cambiato idea in merito.
Ritengo ancora la morte un dono (anche se oggi preferisco il termine "fortuna" giacché il "dono" presuppone un donatore) per gli stessi motivi che individuai allora, sebbene ora che il Tristo Mietitore si avvicina, ne percepisco del dono, anche l'amaro sapore.

In passato sono stato religioso, più per educazione che per scelta.

Hieronymus Bosch  - La nave dei Folli

Come più volte sottolineato, ho trovato l'insegnamento dato dalla religione contraddittorio: in particolare, sulla morte, per rimanere in tema, da un lato ci è stato insegnato che rappresenta l'ultimo passo prima del ricongiungimento con il divino, quindi fonte di gioia, dall'altra viene rappresentata spesso come una punizione (vedasi tre quarti dell'antico testamento, l'Apocalisse e le numerose e spaventose rappresentazioni sui libri di pietra che sono le cattedrali), lasciandoci dinnanzi ad essa in balia della paura.

Poi, forse anche per questo, si potrebbe dire che persi la fede. 
Sempre che ne abbia davvero avuta almeno un po'.
Persino ora io stesso fatico a capire se sono ateo od agnostico.
Da un lato ritengo impossibile l'esistenza di qualunque divinità proposta dall'uomo: in ogni religione riconosco fin troppo bene i difetti del genere umano, tanto che è trovo fin troppo semplice dimostrare quanto sia stato l'uomo ad aver creato dio a sua immagine e somiglianza e ridicolo il viceversa.
Dall'altro, la totale negazione del divino non mi convince del tutto, sebbene non saprei definire cosa possa mai essere un dio, né definirne gli attributi (Perché mai dovrebbe essere eterno, onnisciente, onnipotente? Perché non potrebbe essere morto o trasformato o crescere in conoscenza attraverso errori come facciamo noi, od ancora, avere poteri limitati? Perché deve essere uno? Perché anziché ritornare a lui, non sia lui a dovere/potere ritornare attraverso di noi? Perché dovrebbe tornare?).
Domande senza risposte: in fondo, è dalla notte dei tempi che dio è semplicemente ciò che non riusciamo a comprendere.
In fondo, il divino lo abbiamo cercato "oltre" mentre forse, dico forse, dovremo cercarlo in noi stessi.

War Report 201702.19

Penultimo giorno del primo ciclo di chemioterapia.
Inizio a sentire la stanchezza e non solo quella fisica, sebbene cerchi di convincermi che il tutto sia da ricondurre al lungo elenco di effetti collaterali del farmaco che assumo e che quindi verranno meno con la fine del ciclo stesso.
Beninteso, non ho intenzione di venire meno a nessuno degli obbiettivi che mi sono proposto.
Debole o meno, finché sarò in piedi, farò quello per cui mi sto curando, ovvero, vivere.

Certo, se almeno riuscissi a distinguere il sapore delle cose non mi sarebbe certo di intralcio, ma tant'è.

lunedì 13 febbraio 2017

War Report 201702.13




Frodo :"Vorrei che l'anello non fosse mai venuto da me...
Vorrei che non fosse accaduto nulla!"
Gandalf:" Vale per tutti quelli che vivono in tempi come questi,
ma non spetta a loro decidere.
Possiamo soltanto decidere cosa fare con il tempo che ci viene concesso".
(Film :LOTR - The Fellowship of the Ring)

Fra qualche giorno, il 15, si riprenderà con la chemioterapia, sempre che la febbre di sabato sera (non quella "del" sabato sera) unita a raffreddore, non siano le avvisaglie di una forma influenzale in grado di alterare i valori ematici al punto di dover rimandare.
Stamani, benché sfebbrato (il che mi rende ottimista riguardo ai dubbi di cui sopra), ho preferito non andare al lavoro.
Un secolo fa, sarei andato lo stesso; ora essendo immunodepresso non ne vale la pena.

Stavo ragionando sul fatto che dei sei mesi  di "salute" che mi avevano garantito (il poi è un incognita e le statistiche giocano a sfavore), ne ho già passati quattro e mezzo a curarmi.
Alcuni mi hanno fatto notare che sarebbe stato meglio fare altro piuttosto che tornare al lavoro.
Fare un viaggio, dedicarmi ai miei interessi.
In altre parole, godersi gli ultimi istanti/giorni/mesi.
Non so.
Forse la salute cagionevole ha avuto una sua parte inconscia nella decisione di riprendere le normali attività (lavoro, palestra, ecc). Probabilmente anche l'impossibilità attuale di guidare è stato un forte limite.

La verità è che la normalità non è una condizione naturale, ma una conquista.
La normalità è la base di tutto, se non si è soddisfatti di essa nulla potrà davvero essere gratificante, se non in maniera effimera o al più, aleatoria.
L'avevo capito prima attraverso il ragionamento, ne ho dimostrazione ora che la vita me lo ha marchiato a fuoco sulla pelle.
Il lavoro è, o per lo meno in una società giusta dovrebbe essere, parte di questa normalità.

Ecco perché ho desiderato, persino bramato, di rientrare al lavoro.

giovedì 9 febbraio 2017

Il bello dell'amore




"Il bello dell'amore è che esso trascende ogni legge conosciuta: ciò che si divide, in lui si somma, ciò che si aggiunge, in lui si moltiplica e se decidiamo, per lui, di sottrarci qualcosa, finiamo sempre per scoprirci più ricchi.
È così che
 scopro, mentre il tempo passa, con i giorni che si accumulano in settimane, queste in mesi e i mesi in anni, che è proprio il tempo che ho dedicato a te, sottraendolo a me stesso, quello che mi ha reso davvero felice; che è stato il dividere la mia vita con te che mi ha reso uomo e , non da ultimo, che è ciò che abbiamo voluto insieme che mi ha reso la cosa più nobile a cui un uomo possa aspirare: divenire padre".
Ho ritrovato, sistemando la scrivania, la brutta di un vecchio biglietto di auguri per il compleanno di mia moglie, 
Mi piaceva.
Non volevo andasse perduto per sempre.  

giovedì 2 febbraio 2017

War Report 201702.02


The lines of a smile erased
the tear tracks upon her face,
a smile could linger, even stay.
Sweet Sir Galahad went down
with his gay bride of flowers,
the prince of the hours
of her lifetime.
(Joan Baez - Sweet Sir Galahad)

Il tempo scorre.
Una banalità, se non se ne tiene il conto, una tortura se ci si lascia travolgere.
Per questo a volte è meglio pensare ad altro, distrarsi.
Se ci si riesce.

Oggi ho finito la fisioterapia. 
Se devo essere sincero le cose andavano meglio un mese fa: la radioterapia ha lasciato strascichi.
La gamba sinistra è peggiorata, alcuni movimenti sono più difficoltosi e anche la coordinazione mi sembra meno precisa. 
Il braccio ha meno forza di prima. 
Solo la resistenza è migliorata.

La cosa che più mi preoccupa sono i mal di testa che mi colgono la sera. 
Non ho mai sofferto di mal di testa, prima.

C'è di buono che in generale sto riacquistando le forze quindi ho ripreso a fare qualche esercizio la mattina appena alzato e, da martedì, ho ripreso finalmente a frequentare il dojo. 
Dovevo andarci anche stasera ma ero troppo stanco.
Primo la sicurezza: mi ero ripromesso di spingermi al limite senza mai superarlo. 
A volte però è dura rinunciare, specie quando i propri limiti non sembrano accettabili. 




sabato 28 gennaio 2017

Compiuto



...I bagagli già pronti da tempo,
Come ogni uomo prudente,
O meglio, il bagaglio,
Quello consueto di un semplice o un saggio,
Cioè poco o niente;
E andrà davvero in un suo luogo o una sua storia,
Con tutti i libri che la vita gli ha proibito, 
Con vecchi amici di cui ha perso la memoria, 
Con l'infinito ...


(Francesco Guccini - Van Loon




Oggi è il giorno del mio compleanno. 
Solo sei anni fa scrivevo un post, rivelatosi, ahimè un po' troppo ottimistico, dove sostenevo ed in un certo senso mi auguravo, di essere giunto a metà del "cammin di nostra vita", facendo il verso al sommo poeta.
Oggi compio 46 anni e come a tutti i compleanni, sono uso fare un bilancio degli eventi passati possibilmente per farne tesoro al fine di affrontare meglio ciò che dovrà accadere. 
In genere è una data in cui uno programma il futuro, cose del tipo, quest'anno prenderò la cintura nera, farò una maratona o andrò in Perù. 
Nella mia condizione attuale pensare al futuro, programmarlo od anche solo tentare di immaginarlo non è una cosa particolarmente piacevole, per non dire che fa male, poiché per quanta forza di volontà uno possa metterci non può non osservare il presente scivolare nel passato e la fine farsi più vicina.
Come scrivevo qualche mese fa, tuttavia, questa dannata condizione mi permette di vedere le cose da angolazioni prima neppure immaginate. 
In sé, dunque, assume un valore enorme.
Se prima vedevo la morte come attimo ultimo della vita, oggi mi auguro che essa ne sia compimento.
Compiere è diverso da terminare o finire. 
I tre sono sinonimi, ovviamente, ma fosse anche solo nella mia testa, assumono significati diversi. 
In genere la parola più usato in relazione alla morte è "finire" o un suo derivato: il fine vita, ad esempio. 
Non mi piace.
Non voglio che si dica di me, quando avverrà la mia dipartita, che ho finto di vivere. 
Finire non implica il come si è finito: è un termine, in quanto relativo a qualche cosa di inevitabile, passivo. Io non sarò finito: anche la sola idea di pensarlo mi fa sorridere.
Stesso discorso vale sul "terminare" che è un logos che uso per indicare, per l'appunto, l'idea di un qualche cosa che si ha volontà di terminare. 
Terminare un percorso, giungere al termine di un sentiero.
Esattamente come sopra, non voglio e non credo che la morte sarà il mio termine.
Compiere, invece , lo vedo come qualcosa che rende pieno il divenire, che poi è sempre stata una delle ragioni del mio vivere: divenire me stesso.
Oggi non voglio tuttavia pensare di compiere il mio quarantaseiesimo e forse ultimo anno di vita (non lo dico né con rammarico, né per pietismo, semplicemente perché le statistiche che miro a smentire, questo dicono).
Oggi voglio pensare che sto facendo un altro passo per compiere la vita.



domenica 22 gennaio 2017

War Report 201701.22

Venerdì mattina ore 7.15 è passato sotto casa Giuseppe, collega e amico, e mi ha riportato nella dimensione"lavoro". 
In altre parole ho ricominciato a lavorare.
Ne avevo assolutamente bisogno, con tutti i se e i ma del caso. 
So di non essere più lo stesso di prima, riprova ne è stata, come banale assaggio,  la rampa di scale per raggiungere la mia postazione: in genere fatta di corsa a due gradini alla volta, questa volta conclusa con il fiatone. Alle 14.30 ero già in riserva di energie, nonostante la mattina non abbia prodotto un granché, dovendo sistemare il PC nel quale non trovavo più nulla, a partire dalla foto dello sfondo per finire alle cartelle con la documentazione che in genere tratto.
Ho tenuto duro e nel pomeriggio ho iniziato a sistemare i registri, rimasti fermi a settembre nonostante l'intervento (?) di consulenti esterni. 
Se tutto va bene lunedì mattina dovrei riportare la situazione alla pari per poi dedicarmi ad altro.
E' stata abbastanza dura rientrare, almeno quanto è stato soddisfacente e, per quanto sul lungo periodo la situazione rimane incerta, nel breve non posso che migliorare e migliorare così il mio apporto.
Non sono mai stato ambizioso nella vita lavorativa: ho sempre inteso il lavoro come un mezzo e non come un fine. D'altra parte le maree della vita mi hanno portato a spiaggiare su lidi che, al di là dell'impegno profuso, non ho mai amato fino in fondo.
Questo fatto mi ha ovviamente portato a cercare la felicità fuori dall'ambito lavorativo.
Non ho cambiato idea, ma quel significato di "mezzo" ha assunto una valenza più ampia e complessa. 
Ho imparato che al di là dell'affermazione professionale (che avrei cercato in altri ambiti se la vita me l'avesse concesso), il lavoro può essere esso stesso fonte di felicità, in quanto parte del quotidiano vissuto: ci sono persone attorno a cui ti affezioni e che si affezionano a te, e anche il solo sentirsi utile, cosa che si da troppo spesso per scontato, può essere condizione sufficiente per raggiungere soddisfazione. 
Non è questione di "accontentarsi" ma di vedere le cose da un angolazione diversa. 
E' la bellezza della normalità.







martedì 17 gennaio 2017

War Report 201701.17



Prometto a me stesso
a me e a nessun altro
Sono più di questo
Io sono il fuoco…
(I am the fire - Halestorm)

Ieri è finalmente finita la terapia combinata di radio più chemio: al di là degli effetti collaterali (stanchezza e perdita di capelli) posso dire di aver superato bene questo secondo step. I valori ematici, nonostante il bombardamento farmacologico sono più che soddisfacenti (la primaria di Radioterapia ha manifestato il proprio stupore in positivo) e dovrebbero rientrare nella normalità in breve tempo. 
Oggi, invece,  ho effettuato la visita fisiatrica: la Dott.ssa mi ha detto di concludere il ciclo in essere (mi mancano quattro sedute) e poi di riprendere a fare sport. 
L'obiettivo prefissato è stato raggiunto e con ottimi risultati. 
Invero, sono ancora lontano da quello che si definisce "essere in forma" (a meno che non si intenda essere "dentro" una forma, visto  che ho superato il mio limite massimo di 95 kg, accidenti al cortisone), ma per rientrarvici (o per uscire da questa "forma" , fate voi), pare  non occorra più qualcuno che mi guidi i movimenti, ma più prosaicamente che sia io a darmi una mossa. 

Alla fine, posso dirmi soddisfatto: come mi ero ripromesso ho dato il massimo per ottenere quello che poteva dipendere da me, l'ho fatto caparbiamente, senza tuttavia espormi a inutili rischi e ho portato a casa il risultato (a detta dei vari medici in modo sorprendente, il che vi assicuro fa molto, ma molto bene al morale).

Chiaramente la strada è ancora lunga (concedetemi un "si spera") e a dire il vero gli ultimi giorni non sono stati particolarmente positivi (debolezza, vertigini), ma conto di migliorare a breve, anche per il fatto che, a parte l'antiepilettico, gli altri farmaci sono stati sospesi o ridotti significativamente.




giovedì 12 gennaio 2017

Il Limbo

Nel breve e didascalico "Viaggio all'Inferno" abbiamo potuto verificare come l'idea dell'aldilà, presente in tutti i popoli sin dai tempi antichi, abbia subito numerose variazioni tanto da trasformarsi da luogo più o meno indefinito, attraverso l'opera di fantasia di teologi e poeti, a luogo compiuto, con una sua precisa geografia. 
Inferno, o regno inferiore, è venuto così ad identificarsi, specialmente nelle religioni cristiana e mussulmana, un luogo di eterna dannazione.

Tralasciando la religione islamica e concentrandoci sul cristianesimo, si può affermare che l'aldilà era concepito inizialmente in modo dualistico: chi si comportava secondo i dettami della religione andava in paradiso, chi peccava, ovvero trasgrediva, all'Inferno. 

In realtà, la punizione infernale non spettava solo ai peccatori, ma anche a tutti coloro che per varie ragioni, età, luogo di nascita, ecc, non avevano avuto modo di redimersi dal Peccato Originale, termine che è bene precisare non compare in nessun testo biblico, né veterotestamentario, né neotestamentario, sebbene alcuni intravedano nelle lettere paoline l'antitesi di ciò che poi verrà sancito da sant'Agostino. 

Ciò creò, tuttavia, dilemmi non da poco, in special modo nel'accostarsi alla sorte delle anime degli infanti morti prima di aver ricevuto il battesimo. 
La teologia "originale" lasciava poco spazio all'interpretazione: secondo sant'Agostino infatti:
«le Sacre Scritture e la stessa tradizione testimoniale della Chiesa attestano che esse (le anime,) vengono dannate se siano uscite dal corpo in tale condizione (senza battesimo, n.d.a.)».
Perché esse :
«contrassero il contagio dell’antica morte secondo il vincolo che casualmente avevano con Adamo all'atto della loro venuta al mondo. Non possono perciò essere liberati dal supplizio della morte eterna, che trasferisce da uno solo la giusta condanna su tutti, se non rinascono per grazia in Cristo»
Almeno Agostino non sembra parlare di suplizi come invece fa Fulgenzio di Ruspe, vescovo molto vicino alle idee del santo di Ippona, ma decisamente più oltranzista , per il quale:
«non solo gli uomini già forniti di ragione, ma anche i bambini che cominciano ad aver vita nell'utero delle madri, o che siano già nati, che abbandonano questo mondo senza aver ricevuto il battesimo, dovranno essere puniti con il supplizio del fuoco eterno».
Questo atteggiamento perentorio della religione causò il sorgere di pratiche superstiziose per cui ad esempio madri inconsolabili portavano i cadaveri dei neonati presso gli altari, in genere dedicate alla Vergine Maria, in attesa di vedere un segno della volontà divina : ritorno del colorito sul viso, rilascio delle urine, emorragia nasale, spasmi postmortem che sancisse l'effimera resurrezione del corpicino a cui veniva impartito immediatamente il battesimo, per poi constatarne la seconda morte.

Peggio ancora sarebbe divenuto il trattamento riservato ai cosiddetti Revenant, ovvero le anime corrotte o malevole che secondo il folklore avrebbero potuto "ritornare" a gettare scompiglio presso i vivi. Tra queste anime straziate vi erano secondo le varie superstizioni anche quelle dei bimbi non battezzati: per tenerle lontane ci si rifaceva a veri e propri riti cruenti, tanto che nel Penitenziale di Burcardo di Worms, ad esempio, il vescovo della città tedesca condanna la pratica diffusa dell’impalamento dei cadaveri dei non battezzati, infliggendo una penitenza di due anni a pane e acqua. Sovente venivano anche smembrati i cadaveri in modo che non potessero camminare o inchiodati alla terra in modo che non potessero rialzarsi.



Forse per mettere un freno a tali oscene pratiche, che comunque, va detto,  la Chiesa osteggiò sempre ufficialmente (per poi magari fomentarle con altri fini) , o forse per uscire dall'imbarazzo insito nell'ingiustizia di una condanna a creature che non avevano avuto possibilità di peccare e che la sorte avversa aveva ucciso a pochi istanti dalla nascita (se non prima), venne introdotta l'idea di un luogo marginale dell'Inferno dove potessero trovare dimora le anime dei giusti e ovviamente, quelle dei neonati non redenti dal battesimo: il Limbo.
Qui, pur intrappolati nell'Inferno le anime avrebbero semplicemente avuto, come punizione, la privazione della gloria divina, concetto più astratto e quindi digeribile rispetto ai tormenti proposti e resi celebri dalla Comedia dantesca. 


Il Limbo, tuttavia, oltre ad essere un'invenzione tarda e benché citata soventemente (da San Tommaso, sino a Benedetto XVI) non rappresenta un dogma di fede come invece Paradiso, Inferno e Purgatorio e la chiesa ufficialmente, oggi, la vede più come un ipotesi teologica, tanto che Giovanni Paolo II e successivamente, con maggior merito, Benedetto XVI ne hanno seriamente messo in dubbio l'esistenza (Qui le posizioni ufficiali): oggi,  la Chiesa, pur non sapendo in realtà che fine faranno le anime dei non battezzati le affida alla volontà misericordiosa del creatore, con buona pace delle fiamme mitissime di sant'Agostino che peraltro sosteneva la sola esistenza del Paradiso e dell'Inferno (con Dio o contro Dio).
Già, perché il Purgatorio, infatti, doveva ancora essere "inventato".

Vedi anche:







mercoledì 11 gennaio 2017

War Report 201701.11



Step by step I dream the plan
From my chair
to walking man
This constant dream is on my mind
Chase the light I see ahead
Luminate the path I tread
I live to be the best I can
(Best I can - Queensrÿche)

Ancora tre sedute e poi la terapia combinata sarà terminata. 
Ho ancora alcuni esami di controllo da effettuare ma finalmente ho potuto chiedere la chiusura della malattia: venerdì 20 riprendo con il lavoro, salvo imprevisti ovviamente.
Perché venerdì? Perché prima non riesco ed iniziare con una settimana lunga non so se reggo: meglio iniziare piano. 
Oltretutto non so ancora se devo, e nel caso, per quanto ancora continuare con la fisioterapia. 

Ultimamente la stanchezza si è fatta sentire e ho smesso di allenarmi: era previsto e tutto sommato va bene così. 
Poi mi aspetta una pausa disintossicante di circa un mese, prima di riprendere il ciclo di chemioterapia a piena dose, nel frattempo spero mi ritorni senso del gusto, visto che ho un saporaccio metallico in bocca che non mi permette di riconoscere una pasta e fagioli da una caramella al mentolo. 




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