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lunedì 4 aprile 2011

Musei e fotografia

Nei musei italiani vige una vera e propria, quanto inspiegabile, idiosincrasia nei confronti dei fotografi. 
Domenica scorsa durante una gita domenicale mi sono recato a Parma e dopo un passaggio allo IAT per le opportune informazioni, ci siamo fiondati di fretta e furia alla Galleria Nazionale strutturata all'interno delle sale del Palazzo della Pilotta. 
In fretta e furia perché, non con un certo disappunto, abbiamo scoperto che i musei di domenica chiudono alle 13.30: poi ci si lamenta che non cui sono visitatori...
Ad ogni modo, pagato il biglietto la prima cosa che si trova all'ingresso è un bel cartello con scritto: 
Vietato fare fotografie e riprese video

sabato 5 dicembre 2009

Pompei on line



Google street view mette a segno un'altro bellissimo colpo, permettendo all'utente di addentrarsi per le vie della mitica città sepolta dalle ceneri del Vesuvio. Le immagini, in alta qualità, permettono di zoommare sui dettagli, anche se va detto che i tecnici di Google hanno percorso, solo le strade principali.
Pompei diviene dunque visitabile on-line ed anche se  trattasi di una visita frettolosa vale davvero la pena farci un giretto!


Fonte: Geekissimo
Link utili: Pompei on Line

giovedì 15 ottobre 2009

La Storia del Duomo


Sul sito internet del Museo della Scienza e della Tecnica a Milano è possibile ripercorrere in modo simpatico (e per sommi capi) la Storia del Duomo, dalla fondazione del 1386 sino ai giorni nostri.


E’ possibile inoltre verificare tramite bellissime animazioni 3D lo stato di avanzamento lavori in varie epoche tramite un semplice navigatore ( è probabile vi venga chiesto di installare un plug in, fatelo , ne vale la pena).



Il navigatore permette di effettuare una visita virtuale al celebre monumento, facendolo ruotare, zoomando, o seguire alcune animazioni preimpostate.
Con il tasto in altro a destra, quello con l’icona della macchina fotografica, si possono inoltre catturare le immagini e salvarle sul proprio desktop.




venerdì 17 aprile 2009

Monastero di Torba

Il Complesso

 IMG_07934 Immerso in una conca tra i boschi del Varesotto, il complesso monumentale di Torba è testimone di una vicenda più che millenaria. Avamposto militare del tardo impero romano, poi in mano ai Goti e ai Longobardi (con torre e cinta difensiva del secolo V e VI), Torba fu quindi pio luogo di preghiera e di lavoro di religiose benedettine (con chiesa dei secoli VIII-XIII e sede monastica). Abbandonato dalle monache nel 1453, fu successivamente adibito a cascina rurale. Nella torre sono conservati rari e importanti affreschi della fine dell'VIII secolo.

La Chiesa

 IMG_07644 La piccola chiesa del monastero è attribuibile prevalentemente al secolo XI, ad eccezione della cripta dell'VIII secolo e della parte absidale che, con il vivace motivo che alterna fasce di ciottoloni e mattoni e la raffinata teoria di archetti pensili, è pienamente ascrivibile al XIII secolo.


Chiesa particolareAffresco


L'interno della chiesa, ad aula unica, con la copertura a capriate lignee e le pareti intonacate, ha conservato, grazie anche ad un attento restauro, tutta l'originaria semplicità di una struttura povera, medievale, monastica.

La Cascina

Monastero

Il corpo edilizio che ospitava le celle delle religiose e le sale di riunione si alza, verso corte, per due piani e, verso valle, per tre, comprendendo il seminterrato. Verso corte si apre nella muratura un portico a tre arcate, tamponato in epoca contadina per ricavarvi nuovi locali di residenza e recuperato dai restauri del 1977.


IMG_0759.JPGFienile


La sua funzione era quella di offrire un luogo coperto per il riposo dei pellegrini o più semplicemente dei viaggiatori cui, a Torba come in quasi tutti i monasteri Benedettini, veniva offerta ospitalità.

Il Torrione

 IMG_0795[1]

Il torrione del V-VI secolo è un esempio di architettura militare di importanza non comune. I contrafforti e le murature si assottigliano salendo e traducono in forme architettoniche il diminuire degli sforzi sopportati dalle strutture.


Torre ParticolareMonastero di Torba


Nella zona inferiore le aperture sono a feritoia, al secondo piano si aprono invece belle finestre a fungo (cioè con arcata di base più larga della luce della finestra). Superiormente una fascia decorativa in cotto segna l'originale altezza della torre, prima che si costruisse il sopralzo.

Affreschi del primo piano

Affresco Torre - CriptaPezzi di recupero - Stele romana


Il primo piano della torre era adibito a sepolcreto. Negli sguinci delle finestre si conservano tracce di figure ad affresco. Aliberga, monaca dal nome longobardo, è la protagonista dello sguincio destro: era affiancata da una consorella, di cui restano però solo tracce delle mani, e sovrastata da un vescovo di cui resta la sola veste. Al nome citato, tracciato in ocra giallo, è stato poi sovrapposto, in bianco, il nome Casta. I caratteri stilistici fanno riferimento all’VIII secolo, come è confermato anche dal carattere di alcune scritte rilevate da Carlo Bertelli.


Affreschi del Secondo Piano

Affresco Oratorio

La sala al secondo piano della torre, utilizzata come oratorio, era completamente decorata con affreschi attribuibili alla fine dell'VIII secolo.Sulla parete ovest si è conservato un gruppo di otto monache.


Affresco OratorioAffresco Oratorio


Una fenditura del muro, che lasciava passare l'acqua piovana, ha dilavato i tratti del loro viso, eseguito evidentemente con materiale composto di calce, quindi meno resistente. Solo le due figure all'estremità destra conservano i tratti fisionomici.


Affresco OratorioAffresco Oratorio


Quanto resta della raffigurazione delle monache è però arricchito dal raffinato, agile movimento delle mani.

Mappa


Visualizzazione ingrandita della mappa

Video : Castello di Gropparello

Questo video è a corredo del Post precedentemente pubblicato e visualizzbile qui.



venerdì 10 aprile 2009

Castello di Gropparello


In periodo medioevale, in mano Guelfa fu teatro di sanguinosi scontri con la controparte Ghibellina ed è di quel periodo che si fa risalire la leggenda del fantasma del Castello, altrove riportata. Dai Fulgosio, la rocca passò di mano ai Farnese, i quali la cedettero in vassallaggio a Marcantonio Anguissola che divenne quindi Conte, nel 1599. Con l'estinzione del ramo della famiglia Anguissola, nel 1848, il Castello viene messo in vendita e subisce un periodo di forte decadenza, divenendo di fatto un edificio rurale. Nel 1869 Il Conte Ludovico Marazzani Visconti Terzi acquista finalmente il maniero e inizia un opera di restauro di chiaro gusto romantico. Nel '900 la proprietà passa di mano varie volte, con alterne fortune e restauri di dubbio gusto, come gli affreschi araldici che incorniciano il salone del castello, fino a giungere agli odierni proprietari che l'arricchiscono con un bel museo di antichi strumenti musicali.

Ingresso pedonale_thumb[4] Ponte Levatoio_thumb[4] Ingresso_thumb[4]
L’accesso al castello era possibile solo attraverso i due ponti levatoi, uno “carrabile”( tutt’oggi funzionante), che veniva abbassato soltanto per il passaggio di uomini a cavallo o carriaggi militari, ed uno pedonale.
Cortile Fontana_thumb[4] Cortile particolare_thumb[4] Cortile dall'alto_thumb[3]

Il cortile centrale è uno dei luoghi più suggestivi e interessanti della costruzione sebbene sia quello più rimaneggiato; proprio da qui è possibile comprendere la logica difensiva dell’antica fortezza medioevale, dominata dalla possente mole centrale del mastio, costruito su una massa rocciosa che si sopraeleva di una decina di metri dal piano del cortile.Cortile_thumb[9]
Il cortile presenta una forma irregolare vagamente triangolare, che è sostanzialmente la forma dello sperone roccioso, appena adattata alle esigenze costruttive.
Agli interventi neogotici si deve l’assetto evidentemente scenografico della facciata con l’intonaco a strisce ed il balconcino, chiaramente allusivo alla famosa scena di “Giulietta e Romeo” tanto cara appunto al romanticismo neogotico. Particolare _thumb[6]
Dal terrazzo alla sommità del mastio lo sguardo può spaziare, in direzione nord-ovest, fino alle Prealpi venete; Si può osservare inoltre dall’altro lato del dirupo un roccione tronco-conico (curiosamente denominato nella tradizione locale la "tomba di Garibaldi") che è stato riconosciuto, in base a certe caratteristiche ed alle analogie con strutture similari, come luogo di culto di antiche popolazioni di razza celtica.

Mastio_thumb[6]Collina dei Druidi_thumb[5] Dal Torrione_thumb[6]

Tra gli ambienti interni, particolarmente interessanti una sala da pranzo risalente all’epoca di Marcantonio Anguissola (fine cinquecento), che conserva elementi architettonico-decorativi tra i più significativi del periodo, come il monumentale camino, con ricche decorazioni a stucco di ispirazione mitologica, e la camera detta “camera dell’alcova” per la sua funzione nel XVIII secolo.

Salone 1_thumb[2]Camino_thumb[2] Salone_thumb[2]

L’ambiente, costituito da una galleria con soffitto a volta, presenta attualmente struttura architettonica e decorazioni risalenti alla metà del ‘700 in cosiddetto stile “rococò”.
L’arco che introduce all’alcova presenta al centro lo stemma degli Anguissola di Gropparello.

Cucine 2_thumb[2] Cucina 3_thumb[2] Cucine 1_thumb[2]


Interessanti anche sotto il salone la ricostruzione delle cucine.



Il Fantasma di Gropparello

fantasma_thumb[5] Il castello di Gropparello, come ogni castello che si rispetti (e per chi ci crede), è infestato da un fantasma. Nella fattispecie, si aggira per le mura e finanche nel borgo lo spirito della sventurata Rosania Fulgosio. Caliamoci nelle guerre tra Guelfi e Ghibellini, alla fine del XIII secolo, quando Pietrone da Cagnano, proprietario del castello e marito della bella Rosania, è impegnato per non si sa bene quale missione. Approfittando della sua assenza Lancillotto Anguissola, avversario del Pitrone e vecchio amore di Rosania decide di assalire la roccaforte. Grazie all'astuzia e alla forza delle sue milizie Lancillotto, riesce nell'ardua impresa di conquistare le mura al che la dama, ignara dell'identità del condottiero nemico, si getta ai suoi piedi implorando pietà per gli abitanti. I due si riconoscono, e Lancillotto decide di assecondare la castellana: l'amore ridestato è più forte dell'avidità del vincitore, e anche della morale, sicché Rosania, ardente concede al condottiero le sue grazie. Lancillotto Anguissola è però costretto a ripiegare e ad abbandonare il castello e Pietrone può così rientrare indisturbato. Messo a conoscenza del tradimento della moglie dalla fedele fantesca Verzuvia il signorotto medita un'orrenda vendetta. Dapprima fa scavare la roccia ai piedi del Mastio, con la scusa di creare un nascondiglio sicuro, poi addormentata la moglie con del vino drogato la rinchiude nell'antro e la mura viva. La morte violenta pare abbia legato lo spirito della fanciulla al paese; essa si manifesta come una giovane donna dalla corporatura piuttosto minuta, con i capelli raccolti da un velo e vestita di una lunga veste bianca. Talvolta aleggia diafana, talvolta si manifesta gemente e urlante. Pare che la piccola Cappelletta ricavata al piano inferiore del mastio sia stata allestita dai proprietari proprio per calmare l'anima inquieta e donarle il sospirato riposo.
Ho montato varie fotografie da me scattate in uno video che potete visualizzare qui.
Per maggiori informazioni circa le attività del castello potete andare su
www.castellodigropparello.it
www.castellidelducato.it

Mappa


Visualizzazione ingrandita della mappa
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