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martedì 5 settembre 2017

Vademecum: come destreggiarsi nel mondo dell'informazione.


Nell'attuale mondo digitalizzato, le notizie si susseguono in modo così rapido e caotico da rendere difficoltosa la cosiddetta ricerca della "verità", se non attraverso alcune regole di buon senso. 
Anzi, per dirla tutta, i risultati di una ricerca, spesso portano a conclusioni diametralmente opposte alla "verità", giacché, a far la notizia non è più l'attendibilità delle fonti, ma il "successo" della notizia stessa.
Tale "successo ", ahimè non è più determinato dalla serietà della fonte, ma dalla virulenza con cui la notizia si diffonde, ed essa in genere è proporzionale all'effetto mediatico che si desidera ottenere (stupore, indignazione).

Questo per motivi molto complessi: 
  1. Innanzitutto l'esigenza di vendere la notizia. Nel mondo dell'informazione, oggi, non conta l'attendibilità delle notizie, ma chi arriva prima. Spesso i dati in essa contenute sono interpretazioni di voci se non addirittura supposizioni (spesso presenti nei titoli e poi appositamente mancanti nell'articolo). I tempi non sono più quelli di un reportage o di un inchiesta (troppo lunga e incomprensibile ai più). Motivo per cui la stessa identica notizia, poco di più che un dispaccio infarcito,  titolata in modo iperbolico avrà maggior successo della stessa, più articolata e veicolata in maniera più pacata.
  2. Siamo tutti interconnessi. Prima, se volevi informarti, dovevi leggerti almeno 3 giornali, uno istituzionale e due con visioni opposte, guardarti almeno 2 TG e magari farti una capatina in biblioteca per raccogliere informazioni generali su un dato fenomeno. Oggi no. Bastano due click in rete per trovare una notizia che faccia comodo al proprio modo di pensare (la maggior parte dei casi in malafede o per totale ignoranza). Non c'è, dunque, selezione nemmeno a valle: la notizia, spesso sommaria (per il motivo di cui sopra) viene data in pasto ai porci (scusate la franchezza), che la ripetono a vanvera, spesso non capendoci nulla, ma decretando, appunto il "successo" della notizia.
Per prevenire abbagli è quindi necessaria una verifica delle fonti.

mercoledì 26 luglio 2017

La vecchia scimmia sparla

Il degrado del giornalismo italiano ha come emblema la deriva intellettuale di un fu giornalista che non riesce più a scrivere nulla di vagamente decente: Eugenio Scalfari.
Mi riferisco all'ultimo articolo del fondatore del quotidiano La Repubblica comparso sull'Espresso e il titolo che ho scelto non vuole essere denigratorio in sè , ma una semplice presa in giro del concetto finale dell'articolo:
Mi spiace che gli atei ricordino lo scimpanzé dal quale la nostra specie proviene.
per il quale voglio persino concedere il beneficio che si tratti di una malriuscita forma retorica, altrimenti bisognerebbe dare per scontato che Scalfari sia talmente ignorante da meritarsi appieno il disprezzo che dovrebbe suscitare una tale affermazione. Per vari motivi: innanzitutto perché, come ormai sanno anche i bambini, Darwin non disse che discendiamo dagli scimpanzé, ma che con essi abbiamo un progenitore in comune, cosa assai differente. In secondo luogo perché ci arriva costruendo un teorema delirante senza alcun supporto logico.

Ma procediamo con ordine:
Gli atei. Non so se è stata mai fatta un’indagine nazionale o internazionale sul loro numero attuale, ma penso che non siano molti. I semi-atei sono certamente molti di più, ma non possono definirsi tali. L’ateo è una persona che non crede in nessuna divinità, nessun creatore, nessuna potenza spirituale. Dopo la morte, per l’ateo, non c’è che il nulla. Da questo punto di vista sono assolutisti, in un certo senso si potrebbero definire clericali perché la loro verità la proclamano assoluta.


Qualche statistica per il vero esiste, forse troppo nascosta per un professionista del giornalismo: sto parlando di Wikipedia (!). Prima di differenziare atei e semi-atei per stabilire chi è in maggioranza sarebbe interessante capire cosa siano i "semi-atei" di cui vagheggia Scalfari (agnostici?) o sono simili a quell'accozzaglia che si definisce cristiana e che non ha mai letto di sua sponte una sola pagina del nuovo o dell'Antico Testamento? La stessa, che bisogna sposarsi in chiesa se no non è un vero matrimonio (modello sagra paesana), o che va a messa solo a Pasqua e Natale? O ancora quella dei ben più pericolosi militanti oltranzisti, nelle cui sette si nascondono le peggior schifezze mai concepite dall'evoluzione di un primate?

lunedì 14 novembre 2016

Stupidocrazia



Quante facce a lutto, tra gli osservatori. Non che si debba far festa, ma le presidenziali americane sono state una bella ventata di democrazia (Toni Capuozzo - FB)
Elezioni Usa 2016, questa è la democrazia bellezza (anche se non ti piace Trump) (Caterina Soffici -  Fatto Quotidiano) 
In questi giorni, molti si sono presi la briga di ricordare che Donald Trump è stato eletto con un sistema democratico. Ne ho lette davvero di tutti i colori, da coloro che ritengono una fortuna che Trump abbia vinto in quanto meno pericoloso della guerrafondaia Clinton, a coloro che si sono scagliati sui sostenitori della Clinton accusandoli di credersi superiori, a chi infine si è scagliato sui Media, non tanto perché hanno clamorosamente fallito il loro scopo primario, ovvero riportare la realtà, ma per la pretesa di questa di poter influenzare le masse (cosa peraltro non solo legittima ma intrinseca all'informazione).

martedì 1 novembre 2016

Accattonaggio mediatico


Il giornalismo italiano è, salvo pochissimi nomi (Stella, Rizzo, Gabanelli, Mentana, Quirico, ecc) un insieme nauseante di scrivani per lo più incapaci.
Magari sì, dotati di una buona retorica, sicuramente acculturati a sufficienza per scrivere con una sintassi corretta. Ma di fatto povere menti in balia degli eventi di cui non sanno neppure analizzare i contenuti.
Ne sono riprova le continue bufale che vengono riportate senza verifica delle fonti, o la quantità di articoli titolati in modo da attirare l'attenzione che si rivelano alla lettura totalmente inconcludenti: spesso non esiste nemmeno la notizia!
Non bastasse la media desolante, c'è poi  la schiera dei servi, ossia dei giornalisti pagati per inventare scandali o denigrare l'avversario politico. Personaggi per lo più senza arte né parte, poco obiettivi, spesso falsi, che a sentirli parlare nei vari talk show sembrano appena usciti da una taverna.
Non mancano chiaramente quelli che potrebbero essere "bravini" , ma che sono accecati dalla loro appartenenza politica, sempre pronti a trovare scuse per la propria  e a martellare oltremodo la controparte.
Categoria a parte c'è poi gente come questa:

venerdì 21 ottobre 2016

Abiezione di coscienza - parte 1


Per avere un'idea più corretta degli avvenimenti, da sempre mi piace leggere anche la versione della controparte. Può accadere, nel confronto di dover rivedere le proprie posizioni o viceversa, analizzando, di uscire rafforzati nelle proprie convinzioni. L'esercizio del confronto è sempre positivo, anche fosse solo per sé stessi. 
Ovviamente, quando si affrontano temi come l'etica, la morale, la religione, le distanze sono spesso tali che il dialogo non esiste veramente. Non certamente con chi si trincea nella vanità di essere in qualche modo illuminato da una rivelazione. E' quindi, questo, il caso in cui, il ragionamento è più rivolto a me stesso che non ad altri.
L'argomento è ancora quello del recente caso di malasanità avvenuto in un ospedale catanese. Gli articoli di riferimento sono tratti da Avvenire (qui, e qui).

Iniziamo con il primo articolo di Giuseppe Anzani. 
L'articolo comincia con una buona retorica sovvertendo gli avvenimenti in modo da poter poggiare tutto il ragionamento successivo su un terreno più consono. Ma mascherare la verità non è mai un buon metodo, a meno che non ci si rivolga a menti acritiche, che poi sono, ahimè, non solo la media del credente tipo, ma quello dell'italiano generico.
(...) la costruzione implicita di un teorema che ha messo emotivamente in corto circuito obiezione e morte (vedete cosa succede per colpa degli obiettori? si muore), e l’indignazione suggerita alla pubblica opinione, è una provocazione ingannevole.
No. Non è una provocazione ingannevole, ma una precisa accusa da parte dei familiari della vittima. Non è una differenza sottile: è un abisso. Tuttavia come annunciato, il mascheramento della realtà serve per difendere un ragionamento e infatti Anzani continua:
In ogni caso, chiarezza ci vuole e non confusione. I fatti, anzitutto. E le regole. I fatti sono al vaglio degli ispettori e sotto inchiesta della magistratura e ci attendiamo totale verifica. Ma già dall’interno dell’ospedale, del reparto, dalla voce dei protagonisti che hanno vissuto giorno per giorno e poi ora per ora la vicenda, dal direttore sanitario, dal primario, dalla cartella clinica, emergono dati specifici che escludono l’innesto e persino la pertinenza di una "obiezione" ai sensi della legge 194.
 Già i fatti. Come già specificato nel precedente post sull'argomento, nessuno dei protagonisti citati (il primario, il direttore) era presente al momento dei tragici avvenimenti e non credo che l'eventuale obiezione di coscienza del medico accusato sia stata registrata in cartella clinica. I fatti innanzi tutto sono che la famiglia della vittima accusa un medico di aver rallentato le cure per non uccidere un feto, che questa scellerata decisione abbia portato poi alla morte dell'altro feto, quindi della madre dopo dodici ore di agonia. Il resto, quello citato dal giornalista non sono fatti, ma pareri. Continuiamo:
La legge 194 consente al personale sanitario e agli ausiliari di «non prender parte» alle procedure e agli interventi abortivi di cui essa si occupa, quando dichiarino obiezione di coscienza. Non si occupa, ovviamente, di aborti spontanei.
 Anche qui nutro dubbi sulla bontà del ragionamento: cosa sarebbe un aborto spontaneo? Mi spiego: se il medico decide che di non intervenire sulla gravidanza a forte  rischio, sperando magari  nel miracolo di qualcuna delle settemila madonne disseminate nel pianeta cosa si configura, da un punto di vista logico: un mancato soccorso che ha provocato l'aborto o un'aborto spontaneo, ovvero sia qualcosa che sarebbe comunque accaduto?
Il pezzo continua come (in)degnamente iniziato:
Attaccare l’obiezione di coscienza come istituto, ingannando la prospettiva, oltre che fuor di luogo nel caso che stiamo trattando, è un controsenso in radice; la scelta fatta dalla legge ha uno spessore che oltrepassa il principio inviolabile della libertà, già sufficiente a fondarla, perché investe anche un orizzonte di valori sui quali si modella la fisionomia professionale e la tensione etica dell’uomo.
 La scelta fatta dalla legge è molto più prosaicamente l'amaro frutto di una lobby, minoritaria ma molto potente e non avrebbe dovuto sorpassare alcun principio ( a maggior ragione se questo principio è dichiarato inviolabile), come quello della Vita e delle Libertà ad essa legata.  Esse non possono essere messe in discussione dall'etica giusta o peggio, perversa, di qualcun altro. Non se le scelte ricadono sulla vita e sulle libertà di qualcun altro. Così per l'aborto, per l'eutanasia o per altri temi che dovrebbero essere scelte individuali. Altrimenti chiamiamo le cose per nome: non obiezione di coscienza ma abiezione.

Potrei, invero, accettare la chiusa dell'articolo se non fosse, l'ennesima cortina di fumo.
C’è nell'obiezione a partecipare all'aborto volontario e provocato la scelta di stare dalla parte della vita. Una scelta che di per se stessa sprona ogni tentativo terapeutico, quando la vita fosse minacciata (la vita della madre come la vita del figlio) dall'avvisaglia di un aborto spontaneo, che si annuncia come tragico scacco e dolore di una maternità infranta.
Non è del tutto vero: a priori l'obiettore cerca sempre di salvare entrambe le vite anche quando il rischio di perderle entrambe si fa concreto. Non è una scelta dettata dalla ragione ma dal credo.
Salvare, salvare quanto si può, quanto si riesce, è l’unico protocollo della buona medicina. Poi può esistere anche la mala medicina, o la sventura, o la fatalità: la morte o la mala morte. Ma scaricare la mala morte sull'obiezione è malpensiero.
Certo è lapalissiano che il medico, se verranno confermate le accuse rivolte dai familiari della vittima, si sia reso protagonista di  un episodio di malasanità. Ma se questa è dovuta ad una scelta personale dettata da un'etica precisa, allora la colpa è anche di quell'etica: non è malpensiero, ma semplice constatazione dell'accaduto.  

mercoledì 17 luglio 2013

Il razzismo è colpa di Darwin!


L'uomo che conosce la plastica colpisce ancora con le sue immani castronerie da invasato religioso.
In una rubrica tenuta su Il Foglio intitolata "Preghiera", Camillo Langone si impegna in una difesa, poco difensiva, del vicepresidente del Senato Roberto Calderoli e più in generale della Lega e del "Leghismo", quasi che tale assemblato umano possa aver davvero in qualche modo potuto creare una corrente di pensiero.
Per Camillo Langone, il quale non riesce a fare altro che vedere il mondo attraverso le lenti distorte del suo cattolicesimo (sottolineo "suo"), l'affermazione razzista di Calderoli non deriverebbe dalla pochezza di questi ma niente poco di meno che dal Darwinismo, ovvero dall'idea che l'uomo deriverebbe dalla scimmia.

domenica 2 dicembre 2012

Vittimismi


Qualcuno spieghi a questi mentecatti che si reputano giornalisti che i giudici applicano delle leggi e che a fare (male) le leggi sono i politici.
Sallusti non è una vittima della magistratura, ma più semplicemente è vittima di sé stesso.
Più precisamente è vittima delle conseguenze della propria cieca e certamente conveniente militanza , dei suoi stessi barbari metodi e della sua cocciutaggine e, forse, umanamente, del limite della sua intelligenza.

giovedì 6 settembre 2012

mercoledì 18 luglio 2012

Libertà di imporre


Mi sono occupato più volte della parlamentare Eugenia Roccella, in particolare riguardo l'inumazione dei feti abortiti (qui) e alle tristemente celebri linee guida che miravano ad impedire ad una coppia portatrice di malattie genetiche di procedere con la procreazione assistita (qui). In linea di massima, ho sempre considerato la suddetta l'ennesimo parto mal riuscito del Partito Radicale, il quale, senza scomodare le provocazioni pannelliane di onorevoli porno attrici, ci ha regalato oltre che la suddetta, gente dotata di suprema coerenza come Rutelli e Capezzone (a volte mi chiedo quale demone spinga Pannella a scegliere la gente).

venerdì 29 giugno 2012

Che vergogna!


Che schifo: non si fa tempo ad esultare per un'impresa sportiva che subito arrivano gli idioti di turno a farti vergognare di condividere con loro la cittadinanza. 
Fosse stato il Vernacoliere, sarebbe anche comprensibile, si tratterebbe di satira, di pessimo gusto,  ma di satira. 
Qui invece si tocca il fondo. 
Volgarità gratuita da parte di imbecilli col patentino da giornalisti, a rimarcare il linguaggio troglodita e le battute infelici, ineleganti e sostanzialmente stupide vomitate dai leader cui essi si rifanno.
Che vergogna dover essere accostati a sì tale immondizia.
Qualcuno ha detto che hanno cominciato i tedeschi. 
Non è vero (ma anche se fosse che senso avrebbe abbassarsi a livelli così infimi?), non in questi toni. 
Un conto è giocare sui luoghi comuni di un popolo (italiani-pasta pizza, tedeschi-wurstel crauti), un altro è offendere gratuitamente una persona, pur antipatica che sia, come può essere di questi tempi la signora Merkel.
In questo modo poi, contro una donna!
Si può scherzare su tutto, beninteso. ma ci vuole classe. 
Qui sotto un esempio, di classe giornalistica, nel titolo sul sito di Bild.de a 20 minuti dalla fine della partita.


Traduzione del titolo : 
«Abbiamo bisogno di aiuto dall'alto. Qualcuno ha il cellulare del Papa?»
Imparino.


AGGIORNAMENTO

Ieri sera in un intervista a Sallusti, direttore de "Il Giornale" fatta da una nota trasmissione radiofonica (la Zanzara), molti commenti tendevano a giustificare la fogna di cui sopra, asserendo che si trattava "solo di un titolo" e ovviamente tacciando, chi come me ha trovato la cosa oscena, di moralismo. 
Incredibilmente, a scandalizzarsi del presunto moralismo, erano gli stessi che si erano inalberati quando i Tedeschi, in occasione dei Mondiali di Germania, misero in prima pagina un piatto di spaghetti al sugo, con al posto del basilico una bella pistola, a ricordare il binomio italiano - mafia.
Binomio che c'era e c'è tutto, visto che la mafia è nata qui, ma che fece giustamente orrore, visto che la mafia, qui ha iniziato i suoi traffici, ha e continua ad uccidere e che, qui,  Italiani hanno combattuto e combattono con dignità e continuano a morire come eroi lottando strenuamente e a viso aperto contro la mafia. 
Ad ogni modo moralismo e morale sono cose differenti e mentre il prima usa la morale a propri fini e secondo i propri interessi la seconda è costituita di un insieme di ineludibili valori e regole per cui, nello specifico, impone che non si scenda mai a livelli infimi per il semplice motivo che qualcun'altro l'ha fatto. 
Rimando quindi al mittente l'allusione di moralismo e rilancio dicendo che con le parole, soprattutto con i titoli, si possono fare molti danni. 
Lo sanno tutti coloro che sono stati vittime di campagne di stampa vergognose e prive di ogni riscontro cui nessuna rettifica ha potuto ridare la serenità perduta.
Il giornalismo italiano ( e non solo purtroppo) fa schifo anche perché c'è gente che per il gusto di sentirsi controcorrente o perché è pagata per farlo, giustifica l'ingiustificabile.

mercoledì 23 maggio 2012

Una Protezione davvero Civile

Tra le tante cose della tragedia dell'11 settembre, ricordo l'aneddoto di un ristorante nelle immediate vicinanze di Ground Zero che distribuiva pasti gratis ai soccorritori. Il ristorante era di un Italiano, Nino, e ben presto divenne una tappa fissa di tutti i soccorritori che lavoravano notte e giorno, scavando nelle macerie alla ricerca di corpi da riseppellire in modo più degno.
Anche Nino rimaneva aperto 24 ore, rimettendoci del suo, almeno all'inizio, ricevendo in cambio le offerte dei passanti  e  i doni, per lo più cimeli, dei soccorritori. Presso il ristorante si era riformata una comunità, la gente si dava appuntamento, raccontava e ascoltava storie; ci si scambiava dolore e sguardi, mentre venivano distribuiti hot dog o fettuccine. Nascevano amori, continuava o, se vogliamo, ricominciava la vita.

lunedì 21 maggio 2012

Avevano ragione i Maya


Già. Questo popolo precolombiano che non aveva la più pallida idea di cosa fosse e dove fosse l'Italia pare abbia predetto che il 20 maggio del 2012, a seguito di un allineamento planetario, l'Emilia sarebbe venuta giù, causa terremoto.

martedì 10 gennaio 2012

Liberalizzazioni: le balle di Feltri


Io capisco che Feltri ami esagerare: fa parte del suo stile. Tuttavia ciò non toglie che si possa sottolineare l'infondatezza delle sue tesi, la pochezza dei suoi articoli laddove tali esagerazioni nuotano abbondantemente nel ridicolo. Mi riferisco all'editoriale odierno "Perchè stiamo dalla parte di Farmacie, Taxi ed Edicole"
Proviamo a fare il solito esercizio di analisi dell'articolo:

giovedì 27 ottobre 2011

Ma vaf....


A cosa serve l'educazione, le buone maniere, l'eleganza? A nulla, oggi. Oggi l'importante è non passare inosservati: non conta nulla il motivo per cui uno ci osserva, non conta come ci giudica, conta che ci veda. Quindi possiamo tranquillamente mandare in giro politici che vomitano turpiloqui, che giocano a cucù o a bau cietti, che fanno le corna, il dito medio, danno degli stronzi ai giornalisti o gli fanno il gesto del mitra, che comprendono e giustificano le stragi di un folle, che danno dei Kapò agli avversari politici, meglio se in sede internazionale, che si insultano in Tv, in parlamento. E' giusto così, ci serve visibilità, non lo diceva anche quel diversamente onesto con la schiena diversamente dritta "non importa se bene o male, purché se ne parli"?  
In fondo chi siamo noi italiani se non un popolo chiassoso, esuberante, pronto alla bagarre per non farsi pestare i piedi ovvero il contrario di quella vacua esortazione a non farsi riconoscere che viene da cuori pallidi e fastidiosi cerimonieri?

giovedì 6 ottobre 2011

M. Parente e la Wikifobia


Wikipedia ha molti difetti, in modo particolare quella italiana, d'altra parte, converrete, l'idea che nel paese dei tuttologi un enciclopedia on line possa essere assolutamente neutrale ha più della stupidata che dell'utopia.
Tuttavia, Wikipedia è e rimane un ottimo strumento di ricerca, per di più gratuito, una base da cui partire per ricerche rapide. Non è di quest'avviso Massimiliano Parenti, scrittore e giornalista de Il Giornale. Intendiamoci ognuno ha le sue idee, lecite. Quanto rispettabili invece è tutto da vedere.

giovedì 8 settembre 2011

In buona fede


Dovremmo dare sempre per scontato che uno lo sia, in buona fede, è una sorta di regola aurea dell'ordinamento giuridico: la mala fede andrebbe sempre dimostrata.
Già, però si può ragionare e, nel farlo, ci si può accorgere che a volte concedere la buona fede a qualcuno significa implicitamente appiccicargli un'etichetta negativa: stupido o ingenuo o incompetente, e via dicendo.
A volte è persino preferibile pensare che uno dica o faccia cose in mala fede, almeno ci si può consolare di aver trovato una giustificazione razionale ad errori e malefatte.
Un lungo preambolo (come mio solito), per introdurre un ragionamento partito da un articolo scoperto casualmente dopo aver visitato il sito di Io Amo l'Italia (immagine di apertura).

martedì 6 settembre 2011

L'assoluto relativo di Magdi Allam


Magdi Cristiano Allam, per chi non lo sapesse è un giornalista (e politico) ex musulmano convertitosi al cattolicesimo. Così come peraltro prevedibile per chi fa un passo del genere, è passato da una posizione di sostanziale critica interna all'Islam, a quella di oltranzista della religione che lo ha accolto, ovvero quella Cattolica.
Già dopo la strage di Utoya ad opera di pazzo definito dal resto del mondo come "cattolico fondamentalista", Allam ci tenne a sottolineare che: 
La dif­ferenza sostanziale è che mentre gli islamici che uccidono gli «infe­deli » sono legittimati da ciò che ha ordinato loro Allah nel Corano e da quanto ha fatto Maometto, i cristia­ni che uccidono per qualsivoglia ra­gione lo fanno in flagrante contra­sto con ciò che è scritto nei Vangeli.

martedì 17 maggio 2011

Il re è nudo


«Penso che vinceremo e sono sicuro che a Milano vinceremo senza andare al ballottaggio»
Silvio Berlusconi
tratto da Governo.it

Sono contento. Non tanto per la momentanea vittoria di Pisapia che ha inaspettatamente costretto il Centrodestra ad un impensabile ballottaggio partendo addirittura con un gap di quasi 7% (checché se ne pensi non mi riconosco come elettore del centrosinistra: sono per gli uomini, non per le idee), quanto per il crollo di consensi che investe l'attuale premier Italiano. 
Silvio Berlusconi è finalmente apparso per quello che è, un re nudo, cui solo oggi, di fronte alla debacle, i tanti, scusate il termine, leccaculo pagati di tasca sua, i tanti yes men e giornalai che pendono dalle sue natiche, in presenza del patello pieno, non hanno potuto far altro che titolare sgomenti "Tira brutta aria".

giovedì 21 aprile 2011

Le presunte auto assoluzioni del Signor Ratzinger


MILANO - «Nonostante tutta la vergogna per i nostri errori, non dobbiamo, però, dimenticare che anche oggi esistono esempi luminosi di fede; che anche oggi vi sono persone che, mediante la loro fede e il loro amore, danno speranza al mondo». Lo ha detto il Papa che ha fatto esplicitamente il nome di Karol Wojtyla come esempio di riscatto per tutti i cristiani.
In sostanza, e tutti i giornali sono concordi in questa interpretazione delle parole di Ratzinger, Wojtyla, ovvero il fu Giovanni Paolo II, riscatterebbe con la sua fede la vergogna per i peccati della Chiesa
Quando ho letto quest'articolo, la prima cosa che ho pensato è che l'auto assoluzione è cosa molto comoda e anche tipica della Chiesa Romana.

mercoledì 16 marzo 2011

Avvoltoi, sciacalli, iene ed allocchi

Io davvero non li capisco i complottisti: o sono tardi di natura e usano male quei pochi neuroni funzionanti o si dovrebbe pensare a una malattia degenerativa che colpisca il cervello.
Intendiamoci, penso che sia normale, nella vita, prendere abbagli, credere in cose sbagliate soprattutto quando queste non sono tangibili. L'esempio specifico che mi viene in mente è la religione: nessuno ha le prove di ciò in cui crede, però ci crede. Ed essendoci parecchie religioni la maggior parte ( se non tutte) sono balle.
Ma se nel metafisico la cosa può avere un senso, nel materiale è piuttosto da sciocchi pensare a teorie strampalate per giustificare avvenimenti, pur difficili da accettare come le tragedie. 
Da sciocchi se tutto va bene perché quando però l'odore del sangue si libra nell'aria, subito sulla tragedia si fiondano tre tipologie di persone: gli sciacalli, gli avvoltoi e gli allocchi e iene.
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