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giovedì 20 ottobre 2016

Se non c'è coscienza nell'obiezione


Il tema dell'obiezione di coscienza in campo medico è stato già affrontato più volte in questo blog. Sono andato a rileggere i miei pensieri e devo dire che sostanzialmente non ho cambiato idea, semmai vedere il ripetersi delle tragedie mi rattrista sempre di più. E' di qualche ora fa la notizia della sopravvenuta morte di una donna a seguito di complicazioni in gravidanza su cui, pare non sia stato fatto nulla, perché un "medico" obiettore si è rifiutato di intervenire per salvare i feti.

Ora, il "pare" è d'obbligo, come d'obbligo attendere che la magistratura faccia il suo corso per stabilire se quanto riportato dall'avvocato della famiglia della vittima è veritiero
"fino a che è vivo io non intervengo"
 o come sostiene il primario 
"Non esiste l'obiezione di coscienza in un aborto spontaneo, la signora prima ha abortito e poi è stata male. E nessuno dei miei medici ha mai pronunciato quelle parole. E' tutto falso"
sebbene queste parole avrebbero senso solo se pronunciate dal presunto obiettore e non dal suo responsabile gerarchico, mentre così appaiono più semplicemente un tentativo, peraltro stupido in quanto inutile, di pararsi il deretano. Anche perché l'accusa si basa sul fatto che il mancato intervento, che di fatto avrebbe causato l'aborto spontaneo sia di fatto quello che ha fatto precipitare gli eventi facendo salire a tre le vittime.
Anche il direttore dell'istituto prende le difese, aggiungendo però particolari inquietanti:
Io escludo che un medico possa aver detto quello che sostengono i familiari della povera ragazza morta, che non voleva operare perché obiettore di coscienza. Se così fosse, ma io lo escludo, sarebbe gravissimo, ripeto perché il caso era grave. Purtroppo nel caso di Valentina è intervenuta uno choc settico e in 12 ore la situazione è precipitata.
Anche lui "esclude", lo ribadisce, ma su che basi? Fiducia, conoscenza reale degli eventi (direi di no, altrimenti non avrebbe posto condizioni), paura delle conseguenze?
Intanto però fornisce che dalla crisi al  momento del decesso, l'agonia della donna è durata ben 12 ore!
Perchè?

Ovviamente la domanda rimarrà sospesa, sebbene chi mi sta leggendo abbia già inteso ove sono schierato. Per esperienza diretta e recente ho potuto notare come le cartelle cliniche e in genere i documenti ospedalieri siano redatti in modo superficiale, tanto che anche nella mia ho già potuto riscontrare errori grossolani, che ho dovuto poi spiegare ad altri medici per il passaggio di consegne. 
Inoltre vige la regola meno scrivi (e meno dici) meglio è, mentre il paziente dovrebbe avere il pieno controllo dell'andamento delle cure, anche per il buon esito delle stesse. Un esempio: nella mia lettera di dimissione c'era scritto di proseguire la terapia con eparina ma non veniva specificata per quanti giorni! Ritornando sul tema, la procura afferma che quanto riferito dalla famiglia non sarebbe riportato nella cartella clinica; già ma il medico avrebbe trascritto del mancato intervento per motivi etici?

Rimane poi il problema del numero di obiettori. 
Ricordo in un articolo che scrissi nel 2010 "Non c'è etica senza religione?" che l'allora presidente dell'Associazione italiana ginecologi e ostetrici cattolici arrivava a dire, con l'insulso vittimismo di chi davanti ad un media nazionale riesce a sostenere di essere in qualche modo senza voce, che :
"ci sono stati giovani ginecologi che non sono stati assunti in strutture dove si praticava l'aborto per aver manifestato la loro identità cattolica, per via del problema dell'obiezione di coscienza".
E non contento si augurava che ci si adoperasse per:
riservare metà dei posti disponibili a personale obiettore, e l'altra metà a chi non lo è, in modo da garantire il servizio e tutelare al contempo le posizioni di tutti
La verità? Eccola:


Ora, ai "religiosi" che antepongono la propria morale alla vita (ed alla libertà) altrui, ergendosi giudici in terra (sebbene  non si capisca bene, chi o cosa, li abbia insigniti di tale potere, visto che il loro testi, i loro padri, pastori e compagnia bella, hanno detto e fatto,  nel tempo, il tutto e il suo contrario), mi verrebbe da chiedere quale sia la vera coscienza dietro l'obiezione? Preferiscono l'inferno in terra per altri, pur di salvarsi la loro candida "animuccia"? Perché a questo in fondo il tutto si riduce.
Non credo possa esistere squallore più inverecondo.




8 commenti:

Diana Frattini ha detto...

La verità è' che la verità non è' quella che leggi sui giornali .... quindi esprimere un giudizio in base a delle cose non vere non è' fattibile ....
Vero è' che in Italia paese ad alto tasso cattolico la libertà di decidere se abortire o meno , libertà non è' .....

Diana Frattini ha detto...

Oltre al fatto che cartelle redatte in modo grossolano ... non credo proprio ... tu hai idea di quanto costi un assicurazione ad un medico e cosa potrebbe voler dire compilare la cartella in modo grossolano ?!? Eparina non c'è' scritto quando terminarla?! Forse perché nessuno tranne il tuo medico di base (si perché una volta dimesso e' lui responsabile del tuo proseguimento cure, lo sai che è' pagato per questo!) può sapere avendoti sottocchio e vedendo come procede il tuo recupero quanto devi andare avanti con L eparina !! Se per ipotesi non camminassi per 6 mesi anche 6 mesi!!!

Luca Gallanti ha detto...

In realtà anche io da principio ho pensato la stessa cosa, ma il medico di base mi ha detto di chiamare l'ospedale sostenendo che era compito loro dare indicazioni sulla durata della terapia anticoagulante. Parlando poi con la dottoressa che mi ha dimesso, ha ammesso l'errore fornendomi orario e numero di giorni di terapia. Riguardo agli errori, non ho in mano cartelle cliniche ma la lettera di dimissioni sì, e benché non menta sul fatto che ci sono deficit motori li sottolinea "in particolare sull'arto superiore" mentre è vero il contrario. Inoltre, sempre esperienza personale, mi è stato tolta la cannula venosa (si chiama cosi?) due giorni prima, perché avevano confuso la mia cartella con quella del mio compagno di stanza. Risultato: lui prendeva cortisone per os con la cannula in vena e io sono passato all'intramuscolare. Niente di grave chiaramente, ma quando ho chiesto spiegazioni, mi è stato risposto che sono "errori umani".
Ti dirò Diana, ho un grandissimo rispetto per la professionalità dei medici e infermieri con cui ho avuto a che fare, ma da un punto di vista burocratico-amministrativo di difetti ne ho riscontrati molti.

Diana Frattini ha detto...

Intanto il medico di base poteva arrivarci lui ma essi sono una specie protetta ultra pagata e intoccabile ma chissà perché con loro nessuno se la prende mai .... in particolare arto sup potrebbe stare a sottolineare il fatto che se anche il deficit e' minore all arto sup le limitazioni possono essere maggiori (vedi motricità fine delle dita) ... il resto non hanno sbagliato a darti un farmaco ma solo cambiato via di somministrazione .... allora difetti burocratico amministrativi sono dei burocrati e amministratori che ci governano non dei medici ... poi lo so anche io che ci sono colleghi che dovrebbero cambiare mestiere ma fare di tutta L erba un fascio non lo accetto .... e l aggiramento di chi cerca per forza L errore (che poi non conoscendo i meccanismi magari errore non è') non porta a niente se non a quella che si chiama medicina difensiva .... creata e voluta da chi non capisce che in medicina esiste la complicanza che non è per forza un errore ....

Diana Frattini ha detto...

E poi alla fine il punto è' sempre quello....perché di tutta l'esperienza si parla delle cose negative e non delle cose belle, del risultato raggiunto, della rapidità decisionale, dei rapporti umani nati, delle piccole regole infrante per portare un sorriso e un po' di sollievo ..... e' questo che non tollero e' questo che non capisco .....

Luca Gallanti ha detto...

Fa più rumore l'albero che cade che la foresta che cresce. E' ovvio che la critica colpisca di più, eppure non mi pare di non aver speso belle parole per chi si è preso cura di me e non solo. Ho imparato tanto dai medici (sono anche stato per un breve periodo infermiere) con i quali sono venuto a contatto e non da ultima, da te: la maggior parte, anzi, la stragrande maggioranza sono persone eccezionali (è inutile dirti che tu fai parte di questi). Qui il discorso però si allontana dall'intento del post che non era rivolto all'organizzazione ospedaliera, le cui carenze, laddove si verificano, sono convinto essere imputabili a mille fattori (turni massacranti del personale, disorganizzazione, insufficienza di mezzi, tagli, burocrazia, leggi salva baroni e chi più ne ha più ne metta), ma su scelte etiche che non condivido e che cerco di argomentare.

brain_use ha detto...

Lascio da parte la casistica specifica che presenti, sulla quale non mi sento di esprimere un giudizio in mancanza di informaizoni più precise.
Come ben sai questo è uno dei pochi temi sui quali non siamo in sintonia.
E non per motivazioni ideologico-religiose, ma semplicemente perché, quando si parla di aborto, secondo me si tengono in troppo poco conto i diritti del "terzo incomodo", ovvero quell'embrione che, lasciato in pace e non fatto a pezzi, diventerebbe prima feto e poi bambino.
Per cui, per come la vedo io, ben venga l'aborto se la vita della madre è in pericolo o in particolari circostanze di disagio psicologico, ma non trovo altra giustificazione nel presunto diritto di far fuori un, sia pur "futuro", essere umano.
C'è la pillola (per tacere di metodi magari con qualche superiore tasso d'incertezza): usatela se non volete fare figli.
La necessità di un aborto legale, in tutte le altre circostanze, è secondo me solo da tollerare per evitare la clandestinità e i suoi pericoli e non va intesa come un presunto diritto di chicchessia sulla vita di un altro.

Luca Gallanti ha detto...

In realtà la mia posizione non si discosta molto dalla tua, Brain_use: concepisco l'interruzione di gravidanza solo come scelta ultima e non come una semplice opportunità (cosa che ritengo tra le più aberranti). La cosa che mi infastidisce è che qualcuno si arroghi il potere di sostituirsi alla madre in questa terribile decisione o nel caso specifico, al di là dei tecnicismi legali su cui si stanno arrampicando (io ho cercato di eviscerare la forma mentis e quindi il movente), di decidere se, quando e come intervenire, in funzione di una propria etica ritenuta arbitrariamente superiore in quanto "rivelata".

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