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mercoledì 15 luglio 2009

Il volto del Diavolo – parte IV: a immagine dell’uomo

S.Apollinare Nuovo Ravenna (VI secolo) Nei capitoli precedenti abbiamo visto i vari modi di rappresentare il Diavolo, in forma di belva, di creatura fantastica o di essere antropomorfo. In questo capitolo approfondiremo quest'ultima visione, ovvero il diavolo in forma umana o di animale antropomorfizzato. Una delle più antiche immagini del diavolo rimane quella in S.Apollinare Nuovo a Ravenna e non ha nulla di spaventoso, anzi è ancora un angelo, con tanto di aureola, qui simbolo di potere più che di santità (figura in alto). Oggi le cose sono un po’ cambiate e il diavolo, nell'immaginario collettivo è una sorta di dio Pan (corna, zoccoli, orecchie coda e parte inferiore ricoperta di peli) con l'aggiunta di ali palmate da pipistrello. Ma pensare che sia sempre stato così, sarebbe un errore. In realtà non esiste una definita iconografia del diavolo, non fosse perché la sua stessa natura è sempre stata piuttosto vaga ed ambigua. Non esistono, infatti, riferimenti biblici che ne descrivano le sembianze, e il suo stesso ruolo varia da avversario in competizione con la divinità (il “Principe di questo mondo”), a mero strumento della divinità stessa (il Satana di Giona), tuttavia, nei testi ebraici in realtà compare un suggerimento, in particolare nella parola שעיר (SA’YR), che Girolamo nella sua Vulgata (e da questa riportato nelle altre traduzioni anche recenti) traduce con “Satiri”, come in Isaia 34,14:
Gatti selvatici si incontreranno con iene, i satiri si chiameranno l'un l'altro; vi faranno sosta anche le civette e vi troveranno tranquilla dimora.
e ancora nel passo del Levitico 17,7:
Essi non offriranno più i loro sacrifici ai satiri, ai quali sogliono prostituirsi. Questa sarà per loro una legge perenne, di generazione in generazione
o, con “Demoni”, come in 2Cronache 11,15:
Geroboamo aveva stabilito suoi sacerdoti per le alture, per i demoni e per i vitelli che aveva eretti.
rifacendosi a creature della mitologia cananea di natura malvagia identificabili, per l’appunto, con i Satiri.
In effetti l’immagine del demone-satiro-Pan ebbe fortuna per vari motivi, innanzitutto perché richiamava una divinità pagana negandone gli attributi positivi (Pan era essenzialmente una divinità bonaria) con fini quindi di evangelizzazione, ed contemporaneamente esaltandone quelli, nel frattempo divenuti negativi con il nascere e il successivo affermarsi della morale cristiana come ad esempio l’impulsività sessuale. XII sec St Lazare di AutunVa ricordato in tal senso l’importanza assoluta dell’iconografia nel mondo medioevale, laddove la scultura e il dipinto rappresentavano, di fatto gli unici metodi, oltre ovviamente a prediche e sermoni (omiletica), per parlare alle masse analfabete e per lo più superstiziose (nel senso di ancora legate a reminiscenze pagane). Era inevitabile, quindi, che si facesse riferimento a divinità del passato. Ma, come abbiamo detto, il diavolo-satiro non fu l’unica iconografia utilizzata. Nelle chiese romaniche abaziali francesi, infatti, nessuno degli innumerevoli demoni può essere, neppure lontanamente, ricondotto a tali figure. Si tratta invece di figure più o meno terrificanti, in atteggiamenti , pose ed espressioni grottesche, probabilmente pensate così, al fine di visualizzare l’imbruttimento dell’anima di fronte al peccato nonché rimarcare il confronto con la gioia estatica del Paradiso. In altre parole, bisognava che la rappresentazione del demonio fosse immediatamente comprensibile, assolvendo alla funzione deterrente e contemporaneamente di capro espiatorio. XV Sec Signorelli Mancando di fatto una descrizione ufficiale, nella figura del diavolo confluirono influenze del folklore di tradizioni precedenti (e coeve), dalle religioni pagane alle fiabe creando di fatto una varietà iconografica con pochi precedenti: i capelli variano da lunghi e scuri a serpentini, irsuti o foggia di fiamma; gli arti sono in genere lunghi e sottili, i tronchi rigonfi e, in odio e contemporaneamente in linea con lo stereotipo dell’ebreo, il naso adunco. Le ali, peraltro non sempre presenti, subiscono nel tempo, dal XII secolo circa, una trasformazione: retaggio della loro originaria condizione angelica, da piumate si trasformano in orrende ali da pipistrello. XII SecBasilica Torcello (VE) Il colore del diavolo è in genere nero, ma può apparire blu, come l’affresco nella basilica del Torcello, o viola, in genere a sottolineare la sua costruzione materica: aria scura, in contrapposizione al rosso del fuoco etereo con il quale si coloravano gli angeli buoni.
Il rosso in realtà diviene poi il colore più tipico del diavolo, ma solo nel tardo medioevo, in associazione alle fiamme infernali e al sangue. Non mancano d'altra parte diavoli marroni, o più soventemente grigi per relazionarsi alla morte e alla malattia.
Una cosa rimane invece costante: la nudità del diavolo, ma questo lo vedremo nel prossimo capitolo



Vedi anche:
Viaggio all’Inferno

Viaggio all'Inferno - seconda parte:

Viaggio all'Inferno - terza parte:

    3 commenti:

    Claudio Casonato ha detto...

    Ciao.
    Questo non è un commento al tuo post, ma un saluto ed un rigraziamento per il tuo commento al mio post su la luna e le nascite, a cui ho appena risposto:
    Sarebbe bello fare un'indagine sul vino, ma risulta difficile da organizzare e valutare.

    Per altro, mi risulta (e prendo nota di verificare) che le aziende vinicole, almeno quelle medio-grandi, non rispettano i cicli lunari per l'imbottigliamento.

    Magari qualche lettore enologo può dare qualche informazione?

    Claudio Casonato ha detto...

    PS: aggiunto nel mio blog il link al tuo.

    McG ha detto...

    Onorato :)

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