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venerdì 9 settembre 2011

Scherza con i fanti ma non toccare i santi


Niuno tocchi San Gennaro. E nemmeno il ponte di Sant'Ambrogio, perché il milanese, molto più prosaico, del santo non gli frega un granché ma del ponte pre natalizio, quello, gli importa eccome.
Scoppia la protesta per la soppressione delle feste patronali, l'ennesima trovata del governo per garantire qualche punto di PIL in più.
La più veemente, nemmeno a dirlo, è quella che si alza dalla città partenopea. Ma come si fa a chiedere al  Santo di compiere il prodigio, perché di prodigio si tratta e non di miracolo, a comando: mica siamo Garibaldi!

lunedì 8 febbraio 2010

Sangue di San Gennaro: la parola al Professor Garlaschelli


Nel precedente post avevo scritto che il CICAP guidato nell'indagine dal Professor Garlaschelli aveva già in parte dimostrato che il fenomeno della liquefazione del sangue del santo poteva essere riconducibile ad un fenomeno chiamato Tissotropia per cui, certe masse gelatinose sono in grado di ritornare ad uno stato colloidale se agitate o sottoposte a vibrazioni.
Logicamente quella del CICAP è un'ipotesi, che seppur probabile, di per sé non permette di scartare le altre, compresa l'ipotesi del miracolo. Ovviamente la scienza non può e non deve credere ai miracoli, per cui , fintanto che non vi è certezza assoluta è lecito che si avanzino teorie alternative. Il Professor Garlaschelli e la sua equipe produsse un gel tissotropico a base di idrossido di ferro colloidale con materiali e tecniche conosciute nel 1300, all'apparenza del tutto e per tutto simili al presunto sangue contenuto nella reliquia del patrono di Napoli.
Per onestà intellettuale, venne sottolineata in modo chiaro e inequivocabile che, in mancanza di analisi dettagliate sul comportamento della sostanza contenuta nella reliquia, l'ipotesi proposta non poteva che rimanere tale. 
Quali sono i dati mancanti? Velocemente possiamo anticipare che non si hanno notizie certe se, ad esempio, la reliquia (che per comodità chiameremo "sangue") cambia o meno colore, varia di volume o se la temperatura influenzi il fenomeno della liquefazione (in altri casi, il sangue liquefatto si dimostrò essere cera).

domenica 7 febbraio 2010

San Gennaro: polemiche sulle analisi

C'era da aspettarselo: siamo in Italia. Lasciamo perdere la pseudoinformazione dei Media, ad esempio il TG5 che dava per scontato una serie di dati partendo dalla notizia che il contenuto dell'ampolla di Camandoli è sangue umano.
La notizia era introdotta con una frase che più o meno recitava: "non che i fedeli già non lo sapessero", come se l'opinione dei fedeli ( fideistica per l'appunto), potesse avere una qualunque valenza scientifica; frase poi, ben rappresenta il livello giornalistico delle testate italiane, come del resto quella evidenziata nel testo qui sotto tratta dal Corriere.it, che riporto prima che la correggano:

La polemica nasce dal fatto che l'arcivescovo di Napoli non sia stato invitato :
«C’è sorpresa rispetto al mancato invito alla presentazione dello studio del professor Geraci»
Queste le parole della Curia.
Intendiamoci: dietro le parole della Chiesa non c'è solo l'irritazione dovuta al fatto che non sia stata messa a conoscenza per prima dei risultati delle analisi, ma anche il fatto che la stessa si era impegnata ad un lavoro serio che non lasciasse dubbio alcuno sulla reale consistenza del miracolo. Lo stesso lavoro del professor Geraci è stato di fatto liquidato con un laconico
«Anche su questo c’è da fare un approfondimento»
Per forza!
Elenchiamo ciò che non quadra di San Gennaro e delle sue reliquie:

venerdì 5 febbraio 2010

San Gennaro: analizzata la terza ampolla


Quel che si dice un miracolo. Per un santo che forse non  è mai esistito, non si hanno infatti notizie documentate se non agiografiche e, per dirla tutta, piuttosto fantasiose, sono già tre le ampolle di sangue rinvenute: due custodite nel duomo di Napoli ed una, ritrovata 10 anni fa, presso l'eremo di Camandoli.
Ebbene, quest'ultima è stata aperta ed analizzata da un biologo molecolare dell'Università Federico II del capoluogo partenopeo con il risultato che la sostanza ivi contenuta è sangue.
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