Ad Expando

venerdì 30 ottobre 2009

Happy Happy Halloween Don Aldo


Ecco: lo sapevo, ma sinceramente non era una previsione difficile. Gli strali della Chiesa sulla Notte di Halloween non potevano mancare nemmeno quest'anno. Sempre le stesse cose, come i consigli per l'abbronzatura che ogni TG che si rispetti ci propina a fine giugno, solo un po' più cretini.
Sappiano tutti i genitori e tutti coloro che credono nei valori della vita, che la festa di Halloween è l'adorazione di Satana che avviene anche in modo subdolo attraverso la parvenza di feste e di giochi per giovani e bambini. Il sistema imposto di Halloween proviene da una cultura esoterico-satanica in cui si porta la collettività a compiere rituali di stregoneria, spiritismo, satanismo che possono anche sfociare in alcune sette in sacrifici rituali, rapimenti e violenze.
A propinarci queste boiate questa volta sono i responsabili della comunità Giovanni XXIII di Don Benzi. Paolo Ramonda e il Responsabile del servizio antisette Don Aldo Bonaiuto.
Siamo più o meno ai livelli di Padre Amorth e della sua "crociata" contro Harry Potter.
Non lo nego, farebbe la mia felicità sapere quale cavolo di sistema imporrebbe Halloween, e in quale zucca si nasconderebbe il subdolo tentativo di promuovere il culto di Satana. In tal caso, non me ne voglia Jack O'Lantern le uniche zucche vuote che vedo sono quelle di questi esaltati.
Ma non è tutto:
Halloween è per i satanisti il giorno più magico dell'anno e in queste notti si moltiplicano i rituali satanici come le messe nere, le iniziazioni magico-esoteriche e l'avvio allo spiritismo e stregoneria. Attenzione agli educatori e responsabili della società affinché scoraggino i ragazzi a partecipare ad incontri sconosciuti, ambigui o addirittura ad alto rischio perché segreti o riservati.
Anche il venerdì santo potrebbe essere un bel giorno. Che facciamo lo vietiamo?  E mi raccomando genitori: impedite ai vostri figli di partecipare ad incontri sconosciuti ( poi qualcuno mi spiegherà cosa vuol dire), ambigui e ad alto rischio. Ma solo ad Halloween sia chiaro!

PS chissà che ne pensano i genitori di molte comunità degli States riguardo ad incontri ambigui, ad alto rischio in quanto riservati.

Voglia di Poesia - Fabrizio de Andrè

Credo capiti a tutti di essere colti dalla voglia improvvisa di riascoltare una bella canzone che non si ode da tempo.


Mai più mi chinai e nemmeno su un fiore,
più non arrossii nel rubare l'amore
dal momento che Inverno mi convinse che Dio
non sarebbe arrossito rubandomi il mio.

Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino,
non avevano leggi per punire un blasfemo,
non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte,
mi cercarono l'anima a forza di botte.

Perché dissi che Dio imbrogliò il primo uomo,
lo costrinse a viaggiare una vita da scemo,
nel giardino incantato lo costrinse a sognare,
a ignorare che al mondo c'e' il bene e c'è il male.

Quando vide che l'uomo allungava le dita
a rubargli il mistero di una mela proibita
per paura che ormai non avesse padroni
lo fermò con la morte, inventò le stagioni.

... mi cercarono l'anima a forza di botte...

E se furon due guardie a fermarmi la vita,
è proprio qui sulla terra la mela proibita,
e non Dio, ma qualcuno che per noi l'ha inventato,
ci costringe a sognare in un giardino incantato.


F. De Andrè "Il Blasfemo"

Laddove la Ragione fallisce - parte quarta

 

“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti.
Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”


(Primo articolo della Dichiarazione universale dei Diritti umani)

Abbiamo visto il rapporto tra Religione, uguaglianza e libertà. Vediamo ora lo spirito di fratellanza.
Quando si parla di fratellanza, è tutt'altro che raro che la mente associ questo termine a qualche cosa di religioso. Innanzitutto perché ci viene proposta l'idea di essere figli di un unico padre divino e in secondo luogo perché all'interno delle comunità religiose il termine "fratello" identifica l'appartenenza del membro a quella stessa comunità. Lo troviamo in modo forte nei monasteri, dove addirittura il termine identifica il religioso stesso (anche se magari laico come nel caso di molti monaci), ma anche nelle normali parrocchie dove il parroco si rivolge ai fedeli chiamandoli per l'appunto, fratelli.
Tuttavia pensare che la fratellanza sia un concetto strettamente o addirittura unicamente correlato alla religione sarebbe un errore piuttosto grossolano. Anzi come andremo a dimostrare tale concetto viene dalla religione manipolato e ridotto in portata.
Che un concetto provenga dalla religione ( e non dalla ragione) è fondamentalmente sbagliato essendo la religione invenzione umana. Affinché nasca una religione, da un punto di vista antropologico occorre che vi sia, ovviamente, un gruppo di persone, anche molto piccolo (il caso delle religioni tribali), che abbia interessi comuni  che a loro volta sviluppino usi e pratiche comuni. Il bisogno di dare un'identità più definita al gruppo, o ai singoli componenti (persone o cariche) fornisce la scusa per trasformare l'uso in rito a cui si accompagna la creazione di una serie di credenze o convinzioni, delle quali l'esigenza di dimostrazione passa in secondo piano rispetto all'utilità aggregativa. In altre parole, non importa il vero motivo per cui lo facciamo (trasformazione dell'uso in rito) ma che lo facciamo per stare assieme.
La realtà è che lo spirito di fratellanza, di mutuo soccorso è la base affinché una società possa reggersi. Una società che non preveda che almeno una parte dei suoi membri si occupi del soccorso e del sostegno dei suoi membri è destinata a collassare su se stessa. Le Rivoluzioni, al di là delle idee che le sostengono o per le quali trovano una giustificazione di facciata, affondano le proprie cause nel fatto che gran parte di quella società è stata abbandonata a se stessa: non trovando appigli nelle regole e nelle autorità competenti non può che rispondere agli istinti primari (o animali) quali la sopravvivenza.
Appurato che lo spirito di fratellanza non ha origine divina o religiosa, vediamo cosa significa, in realtà, tale concetto per la Religione.
Abbiamo detto che le grandi religioni monoteiste prevedono la fratellanza di tutti gli uomini, o almeno così cercano di proporcelo. Ma è sempre stato così?
Ovviamente no. Il Dio biblico non è un dio universale, ma è il dio degli ebrei.
"Io sono il tuo dio," non è riferito all'umanità ma alla progenie di Abramo, Isacco e Giacobbe, è un dio tribale (al massimo intertribale visto le dodici tribù) che si occupa unicamente del popolo eletto  disdegnando il resto dell'umanità.
«Uccidi il migliore dei pagani e avrai eliminato il più schifoso dei serpenti.» recita il Talmud.
Un Dio che crea il mondo, lo affoga, lo ripopola e poi si occupa solo di poche migliaia di pastori mentre nel resto del pianeta sorgono e cadono imperi. jihād minore) la difesa contro il nemico infedele o finanche l'aggressione a fini di sottomettere. Nemico dunque, altro che fratello. Fratelli si è solo all'interno di una determinata comunità religiosa, gli altri sono avversari o addirittura nemici, che come affermò Bernardo di Chiaravalle, santo e dottore della chiesa:
Stessa cosa vale per il Cristianesimo alle cui origini ci sarebbe la disputa tra Pietro e Saolo di Tarso circa l'universalità (o cattolicesimo) del messaggio del Cristo, o per l'Islam che pur dichiarandosi la Religione definitiva e quindi giocoforza universale, prevede nell'impegno verso Dio (
Il Cavaliere di Cristo uccide in piena coscienza e muore tranquillo: morendo si salva, uccidendo lavora per il Cristo
Le Religioni monoteiste sono in aperto scontro e non ci può essere pace se non con l'affermazione universale di una sulle altre. Solo allora il concetto di spirito di fratellanza riportato in apertura avrà per la Religione una valenza piena.




giovedì 29 ottobre 2009

Halloween

Pumpkins-2 Nei paesi di lingua inglese, in questo periodo e più precisamente il 31 ottobre si celebra la cosiddetta Notte di Halloween, durante la quale le persone, soprattutto bambini, festeggiano girando mascherati da mostri, streghe e folletti. Una festa che, seppur osteggiata da ambienti oltranzisti cattolici, pare stia prendendo piede anche dalle nostre parti. Ma da dove deriva questa festa, cosa significa Halloween, perchè ha assunto questa caratteristica? Vediamo di dare delle risposte coincise, mentre per eventuali approfondimenti vi rimando al testo di un noto studioso della tradizione celtica, Riccardo Taraglio che potete trovare a questo link.
Il 31 ottobre è la vigilia di Ognissanti, festa introdotta da Papa Gregorio IV, nel 835 d.C. per celebrare tutti quei santi e martiri che non avevano trovato spazio nel calendario. In realtà la scelta del periodo fu tutt’altro che casuale: la festa di Ognissanti (e il successivo giorno dedicato ai defunti, introdotto dai monaci Benedettini nel 988 d.C.)  fu fatta cadere in concomitanza al periodo celebrativo derivato dalle tradizioni celtiche di Samhain o, in gallico Trinoux Samonia, periodo che segnava la transizione di un ciclo annuale ad un altro: in altre parole una sorta di capodanno celtico. Tali tradizioni, sebbene, mi si consenta il termine, imbastardite dal successivo e continuo passaggio di culture differenti, rimase viva e perdurò a lungo in modo particolare nelle aree rurali, in genere più restie ad abbandonare gli antichi riti e credenze. La Chiesa aveva da tempo iniziato un’opera di eradicazione di quello che definiva superstizione, ovvero delle precedenti credenze pagane e l’esperienza insegnava che era molto più redditizio sostituire un rito o una festa sovrapponendone una di matrice cristiana, piuttosto che vietarne lo svolgimento, anche se va detto che vi sono molte eccezioni e che spesso i monaci usarono metodi brutali per impedire ad esempio l’accensione dei fuochi sacri.
Riguardo l’origine del termine, invece,  va detto che molto semplicemente la parola Halloween altro non è  che la contrazione delle parole inglesi All Hallows Eve, letteralmente Vigilia di Ognissanti.
Perché tale festa ha assunto questi connotati?
I motivi vanno ancora ricercati nelle tradizioni di matrice celtica. Laddove la notte di Halloween viene vissuta come una tradizione propria, e non come nel nostro caso, importata, i bimbi si travestono da folletti, mostri e streghe e girano per le case chiedendo cibo o monete per evitare tiri mancini, la famosa “Trick or Treatin?”, letteralmente “ Scherzo o banchetto?”. Nei paesi dove tali tradizioni perdurarono, le Isole Britanniche, la Bretagna, l’Irlanda ed alcune zone dell’Italia settentrionale, vi era la consuetudine di passare di casa in casa in una sorta di processione nella quale si richiedevano cibi e bevande rituali da offrire ai defunti. Si inseriscono poi, alcuni aspetti antropologici in particolare legati al travestimento, utilizzato sia come metodo per uscire dal proprio ruolo sociale, come nel nostro carnevale, sia con scopo di esorcizzare le forze distruttive della natura o le componenti spirituali negative (spiriti e defunti).

La Zucca di Halloween


Meno impegnativa e forse più divertente invece è la storia di Jack O’Lantern, la celebre zucca simbolo di Halloween, anche se, va detto originariamente non di zucca, ma di rapa si trattava.

Narra la leggenda, tutta irlandese e molto cristianizzata, di un beone di nome Jack che dopo una sbornia colossale proprio alla vigilia di Ognissanti, incontrò il diavolo in persona che aveva tutta l’intenzione di portarselo all’Inferno. Hallowmas_2005s Jack però non aveva nessuna intenzione di andare nell’aldilà e d escogitò un piano. In un primo tempo propose al Diavolo di acconsentirgli, prima della dipartita, un’ultima bevuta, e quando il Diavolo assentì, Jack prese a frugare le tasche alla ricerca di una moneta che sapeva di non avere. Il Diavolo stava perdendo la pazienza, ma Jack chiese astutamente al Diavolo di trasformarsi in una moneta da 6 pence affinché potesse pagarsi l’ultimo bicchiere. La cosa parve divertire il Diavolo che operò la trasformazione convinto che la cosa si sarebbe presto risolta, ma l’uomo ne approfittò immediatamente, prese la moneta e la depose all’interno di un piccolo borsello in cui teneva un crocifisso.
Il Diavolo, imprigionato e schiumante di rabbia, minacciò Jack di ogni sorta di punizione, ma alla fine, vinto implorò a Jack di liberarlo,
L’uomo acconsentì a patto che gli fosse lasciato un altro anno di vita. E così fu.
In un primo tempo, come spesso accade a chi scampa un pericolo mortale, Jack sembrava aver trovato la buona strada e si mise d’impegno comportandosi da buon cristiano nei confronti di moglie e figli, ma ben presto cadde ancora nel vecchio vizio della bottiglia, fino a che l’anno concesso passò.
Puntualmente il Diavolo comparve a Jack per reclamare la sua anima, e l’uomo ormai rassegnato stava per arrendersi quando improvvisamente gli sovvenne l’ennesima truffa.
Passando accanto ad un albero di mele, chiese al diavolo di concedergliene una prima di dipartire per l’oscuro inferno. Il Diavolo accettò ancora e si arrampicò sull’albero per cogliere una mela.
Ma non appena salito sul tronco jack incise sulla corteccia  il segno della croce, gabbando per l’ennesima colta il povero Diavolo. Per ridargli la libertà chiese questa volta dieci anni al termine dei quali avrebbe ceduto l’anima senza ulteriori richieste.
Ma questa volta fu Jack a soccombere: il fisico duramente provato da una vita dissennata non resse a lungo e l’uomo morì, prima ancora che scadessero i fatidici dieci anni.
Jack si presento in Paradiso, ma a cagione della sua pessima condotta le porte non si aprirono e così dovette suo malgrado andare all’Inferno. Anche qui però non fu accolto, giacché il Diavolo rancoroso per le umiliazioni subite non lo voleva tra i suoi domini. Tuttavia mosso a compassione, prima di lasciarlo vagare tra le nebbie del limbo tenebroso, il Diavolo fornì a Jack una candela affinché potesse illuminarsi la via.
L’uomo prese la candela e la pose in una rapa scavata in modo da ricavarne una lanterna e alla flebile luce di questa vagò nel Limbo alla vana ricerca di un posto dove dimorare.
Vuole la leggenda che nella notte di Halloween quando il velo che separa il mondo dei vivi da quello degli spiriti si assottiglia, si possa vedere lo spirito di Jack  vagare per le tenebre in cerca di pace, preceduto dalla tremula luce della sua strana lanterna.

ATTENZIONE:
Questo post deve molte delle sue parti al sopraccitato testo di Riccardo Taraglio, testo che è coperto da copyright ed è utilizzabile solo a determinate condizioni, in particolare per la distribuzione gratuita nelle scuole, nelle biblioteche e nei circoli culturali, mentre se si vuole utilizzare al di fuori di questo ambito sarebbe bene, come ho fatto anche io, chiederne l’autorizzazione. Per farlo basta entrare nel suo sito cliccando qui.

Laddove la Ragione fallisce - Parte terza

Proseguiamo il ragionamento intrapreso e analizziamo il rapporto tra Religione e Uguaglianza.
Per la Religione siamo tutti uguali, tutti figli di Dio. Tutti dovremmo avere gli stessi diritti, sennonché, appropriandomi dell’abusato aforisma Orwelliano, alcuni paiono essere più eguali degli altri. Soprattutto altri, lo sono meno.  Le donne, ad esempio, devono rimanere sottomesse, questo diceva Saulo di Tarso, e aggiungeva che mai una donna avrebbe potuto annunciare la buona novella. Cosa che ebbe notevole successo nella Chiesa, tale da imporre alla donna un ruolo di secondo piano, sottomettendola all’uomo e denigrandola oltre ogni limite per il motivo, assai valido, che a causa della debolezza e dello spirito tentatrice di Eva, l’umanità intera decadde. A tal proposito reputo superfluo analizzare la figura femminile nell’Islam, della cui condizione tutti sanno.
Peggio ancora, se possibile, va agli omosessuali, il cui status di essere umano è osteggiato ancor oggi, tanto che in alcune teocrazie mediorientali, l’omosessuale viene ucciso, mentre la Teocrazia occidentale (Vaticano) si oppone alla richiesta di depenalizzazione proposta all’ONU. Qual è il male assoluto compiuto da due omosessuali? Amarsi? Anche sulle questioni formali le Religioni impongono i loro dettami discriminanti. L’esempio più tipico è quello del matrimonio. Non si capisce per che motivo una cosa strettamente privata debba per forza essere regolamentata. Da un punto di vista spirituale la certificazione dell’unione è una sorta di richiesta di benedizione al proprio sentimento, da un punto di vista civile è un semplice contratto stipulato tra due individui che permette loro di vantare diritti sull’altro in cambio del riconoscimento di doveri. Qual è l’ostacolo quindi per cui gli omosessuali non debbano potersi sposare (civilmente)? Una volta il matrimonio inglobava scopi che riguardavano l’intera società: la coppia aveva il dovere di riprodursi per garantire a quella società un futuro, tanto che l’impotenza o l’infertilità erano ed sono tutt’ora motivo sufficiente perché persino dinnanzi a Dio il legame possa essere scisso. E’ ancora attuale questo principio, mentre l’umanità sta per varcare la soglia dei 7 miliardi di individui? Probabilmente no: nel suo progresso l’uomo ha percepito che il motivo giusto per unirsi sta nel sentimento di reciproco affetto, di amore (fino al XIX sec anche in Occidente i matrimoni erano per lo più combinati). Anche in questo caso la perfetta legge divina è rimasta al passo, con la sua morale superata che oggi sa molto di moralismo. Ovviamente, ogni cosa ha il suo rovescio della medaglia: la ricerca della felicità individuale, che il succitato moralismo vede con il fumo negli occhi, spesso è degenerato in atteggiamenti di puro egoismo, cosa facilmente riscontrabile nella nostra società basata sul consumo e sull'apparenza e, probabilmente la causa scatenante del recente sfascio economico.

Tutto ciò fa il gioco dei moralisti, da loro una voce, per quanto becera ed ignorante, in capitolo.
Ma siamo certi che l'egoismo sia negativo solo perché è peccato e non viceversa, ovvero è divenuto peccato perché l'esperienza umana ha dimostrato che la condivisione genera un benessere migliore, non maggiore si badi, ma meglio distribuito. In altre parole, come spesso accade la religione si appropria di una normale esigenza del viver comune e la trasforma in legge divina, proponendo una chiave di lettura diametralmente opposta alla realtà dei fatti.
Nel prossimo capitolo verrà affrontato il concetto di fratellanza..


    mercoledì 28 ottobre 2009

    Laddove la Ragione fallisce - Parte Seconda



    Come introdotto nel precedente post, analizziamo l'impatto della religione su alcuni concetti, tra i quali i diritti fondamentali dell'uomo: partiamo dalla Libertà.
    Spesso la religione parla di libertà, ma lo fa in modo piuttosto ambiguo. Voglio però fugare subito il dubbio: libertà per me non significa anarchia; per chi scrive è assai chiara la differenza ,come del resto non ha dubbi sul fatto che occorrono leggi chiare alle quali tutti , per il bene comune, devono sottomettersi. Qui sta per me la chiave di volta: riconoscendo la necessità del genere umano di doversi autoregolare, trovo assurdo che si adottino leggi e morali di presunta origine divina, che essendo per loro definizione illuminate, dovrebbero adattarsi all’uomo in qualunque tempo ed in qualunque luogo. Sin troppo facile sarebbe guardare alle religioni del Libro  per farsi beffe dell’inadeguatezza delle presunte leggi dettate da Dio, della morale vetusta che ha senso solo se storicizzata (o vogliamo davvero parlare, ad esempio, dell'opportunità di lapidare gli adulteri?).
    Tuttavia la Religione ci vende l’illusione di poter essere liberi, Dio infatti, così essa dichiara, tali ci ha fatto o tali ci ha reso. Ma liberi di cosa?
    Di peccare? No, giacché il solo fatto di non credere è stata causa di eccidi, e questo sia che si pensi, ad esempio, ai primi cristiani come vittime (es: martiri), che come carnefici (es: gli assassini di Ipazia).
    Liberi di pensare in modo diverso? No, perché la morale religiosa si auto eleva come unica morale possibile, specie se riferito a  ne sono prova e monito le recenti parole del Vaticano, o la Dichiarazione Islamica dei Diritti dell'Uomo, per cui la legge di Dio sarebbe sempre e comunque superiore a quella degli uomini, motivo per cui l’uomo è libero di trasgredire le leggi civili (cosa per altro che Gesù , nel caso dei Cristiani, ammonì di non fare), a meno che egli non decida di uniformare le leggi civili a quelle divine,  istituendo di fatto una Teocrazia. Certo, va peggio ai credenti dell’Islam, i quali sono sottomessi a leggi , coraniche e della tradizione, che si perpetuano,inalterate, dall'alto medioevo. Ma non è mia volontà fare una classifica dei meriti e dei demeriti di una Religione rispetto ad un'altra.
    La sostanziale differenza tra la Ragione e la sua figlia degenere, la Religione, sta proprio nel fatto che l’errore può essere dalla prima riconosciuto senza per questo doversi snaturare, anzi è perfettamente logico che la Ragione progredisca anche dai propri sbagli.
    Per tal motivo, madornali errori come il Terrore post rivoluzione Francese, o come il Comunismo, sono giustificabili come tali: sono infatti errori umani il cui superamento è stato essenziale per il miglioramento della Civiltà stessa. Si badi, ciò non significa che le bestialità di determinati regimi abbiano una qualsivoglia giustificazione morale, sono e rimangono orrori di cui l'uomo deve serbare eterna memoria  e vergogna al fine di non ricadere.

    Ma, di contro può esistere ed è davvero concepibile l’errore divino, almeno per come viene definita oggi la divinità? E se le contraddizioni sono tipiche dell’uomo, quelle divine sono tali perché Dio ci ha creato a lui simili (ammettendo così implicitamente l’imperfezione di Dio) o invece, perché Dio (così come viene presentato) e la religione sono frutto dell’imperfetta Ragione umana , ammettendo in tal modo, che è l’uomo ad aver creato Dio ( ribadisco: così come ci viene presentato) e non viceversa?
    La legge presunta divina si è dimostrata fallace, ingiusta, contraddittoria, incapace di resistere al progresso delle civiltà e il male causato dalla Religione non è assolvibile perché non può esservi  alcuna forma reale di pentimento, né da parte di un essere che non c’è e che, se ci fosse , sarebbe perfetto, né evidentemente da coloro che sulla religione campano e grazie ad essa detengono potere.


    Quando infine si giudica, lo si fa in base alla Storia. Giudichiamo iniquo il Comunismo o il Fascismo per il male che hanno fatto, perché non dobbiamo giudicare, altrettanto iniqua la Religione e la scia di sangue che lascia dietro il suo percorso? Il fatto che in seno ad essa, uomini giusti si sono dimostrati meritevoli delle lodi dei posteri è sufficiente a cancellare epurazioni, omicidi, guerre, truffe, circonvenzioni di incapaci, sfruttamento della credulità popolare?



    Vedere anche:


    martedì 27 ottobre 2009

    Calcolatore dell'Impronta di CO2


    Visto e considerato che le mie sinapsi celebrali sono andate completamente in tilt, cosa che ho "facilmente" dedotto dal fatto che:
    • sono in piena crisi digitoslessica nella terribile forma denominata DBS (se non sapete cosa sia, eruditevi qui)
    • è riaffiorata, in modo fortunatamente leggero, la balbuzia che mi afliggeva in adolescenza
    • sono rimasto al telefono per 10 minuti con un fornitore scambiandolo per un cliente, incolpandolo del ritardo di consegna (Sic!)
    • ho cercato per 20 minuti il portafoglio che avevo poggiato sulla scrivania, davanti al naso, mettendo a soqquadro mezzo ufficio
    • ho fatto, per ben tre volte, il percorso verso l'ufficio acquisti per ottenere un'informazione su qualcosa che puntulamente ho dimenticato a metà strada e che, ancora adesso, non ricordo cosa possa essere a parte il fatto che potrebbe essere importante.
    ho deciso che mi limiterò semplicemente a segnalare un link dove si può calcolare il proprio impatto sull'ambiente. Il mio è discretamente basso, ma per evitare ulteriori danni prendo atto di essere, almeno in questo momento (concedetemelo senza ironizzare) quel che si definisce "braccia rubate all'agricoltura" e vado a piantare i 2 ettari di bosco che mi competono.

    Ehm, a proposito, dimenticavo: il Calcolatore dell'Impronta di CO2 è qui.
    Buon divertimento!

    Evoluzione della Specie


    In rete si trova davvero di tutto. Esilarante!

    Laddove la Ragione fallisce


    Come più volte sottolineato (in altre sedi) la mia non è un’avversione  al Cattolicesimo o al Cristianesimo in generale, quanto alla Religione nella sua totalità (anche se parlare di avversione è un tantino esagerato). Il fatto che io disquisisca molto sugli “affari cristiani” è puramente una questione di opportunità: sono nato e vivo in Italia e qui, ciò che la Chiesa dice, vuole, pensa, è su tutti i media , in bella vista. E’ bene sottolineare che non vi sono dinnanzi ai miei occhi differenze sostanziali tra le varie religioni, nel senso che le reputo tutte soluzioni di comodo, bugie, spesso a fin di bene, ma pur sempre bugie. Ciò non significa che non riconosca o non voglia riconoscere i meriti delle religioni, né tanto meno affermare che tutte le Religioni abbiano gli stessi meriti e le stesse colpe. Vi sono, non c’è bisogno di grandi sforzi per ammetterlo o verificarlo, religioni migliori di altre, magari partite male e poi evolutasi meglio. Vi sono dottrine che hanno espresso grandi uomini, persone che hanno contribuito a migliorare i loro tempi o addirittura il mondo.
    Ma per quanto, tutte sono il sintomo più visibile della debolezza che può ammorbare la ragione.
    Altra accusa che mi si rivolge è quella di cercare la superiorità della Ragione sulla Religione, accusa in parte fondata sennonché a me la cosa pare ovvia, almeno se, come me, si considera la Religione un’invenzione di comodo della Ragione. Anzi, da un certo punto di vista essa ne rappresenta il più grave e clamoroso fallimento.
    Già scrissi che la Verità, meta ultima della Ragione, potrebbe per sua natura essere irraggiungibile dall'Uomo, anzi, la sua cerca appare ai miei occhi come la funzione matematica dell’iperbole, intendendo così che per quanto si avvicini ad essa l’Uomo non potrà mai coglierla senza per questo divenire qualcosa d’altro (cosa che poi non si discosta molto dalla santità). A che pro allora porsi alla ricerca di qualcosa di introvabile? Per vari motivi, uno dei quali è stato già esplicato, ovvero perché la Cerca è insita nella Ragione stessa. Un altro, molto più affascinante, sta nella bellezza della cerca stessa, nel godimento ingenito dei tanti traguardi posti lungo il cammino, persino nell'intensità dell’angoscia dei mille fallimenti, nonché nel sentirsi parte di una Civiltà protesa verso il meglio.
    Parafrasando: la cerca è la vita, la verità il fine.
    Perché, invece, la Religione sarebbe un fallimento della Ragione? Innanzitutto perché nasce dalla Paura, dal sentirsi piccoli e impotenti, in balia delle forze della Natura e soggetti all'incedere del Tempo. Non a caso le prime divinità espresse dall'uomo furono personificazioni di tali forze. Agli usi seguirono i riti, mentre nel frattempo le menti degli uomini andavano costruendo Civiltà sempre più evolute, in grado comprendere ed imbrigliare queste forze con i frutti della Ragione. Ma come un effetto a catena, più si scopriva e più pareva dovevano esserci cose da comprendere e ancora da scoprire. La divinità veniva sempre più a coincidere con l’Ignoranza, ovvero assumeva la forma antropomorfa di ciò che la nostra mente non è ancora in grado di comprendere o, e qui viene il punto, la nostra scienza in grado di riprodurre. Paura ed ignoranza, neanche farlo apposta ciò che la Religione stessa addita come matrici della superstizione, dimentichi che per ogni religione, l’altra è per l’appunto superstizione.
    Prossimamente andremo nel dettaglio e vedremo come la Religione impatta su alcuni concetti basilari dell'esistenza umana



      lunedì 26 ottobre 2009

      Sesso e potere



      "Inizio a comprendere il legame tra sesso e potere: a destra preferiscono le puttane, a sinistra i trans, in chiesa i bambini. Solo in una cosa sono d'accordo: a ciularci."

      Discorsi da pausa pranzo

      Farmacisti e obiezione di coscienza

      "L’obiezione di coscienza è anche un diritto che deve essere riconosciuto ai farmacisti
      - mons. Mariano Crociata, Segretario Generale della CEI -

      L'inalienabile diritto alla coscienza, principio sacro che andrebbe ricordato soprattutto a quei farmacisti che non si fanno scrupoli a fare del businness spacciando acqua e zucchero per  medicina, e mi riferisco all'Omeopatia. Tralasciamo per un attimo certe considerazioni cui eventualmente rimando a chi ne sa più di me (da leggere assolutamente i post sull'Omeopatia proposti su Medbunker, qui, qui, qui e qui) e passiamo al tema proposto nel titolo: per me è piuttosto semplice, ben venga l'obiezione di coscienza a patto che questa non pregiudichi il servizio per chi ha una sensibilità od un credo diverso. Questo varrebbe a mio avviso anche per gli ospedali pubblici, dove in barba alle leggi o alle sentenze, l'ideologia ciellina sta dilagando, non tanto per la quantità di medici obiettori, quanto per il sistema allucinante che permette alla politica di nominare i Direttori. Si badi, questo non vuole assolutamente dire che la maggior parte della popolazione è ideologicamente vicina a Comunione e Liberazione, semplicemente che la lobby da essa rappresentata ha ormai il controllo di notevoli pezzi della sanità pubblica. Chi vive in Lombardia sa cosa intendo.
      Non discuto la libertà di credo del singolo, ma non è assolutamente possibile che questi possa avere, in uno stato che si professa laico, la possibilità di influire sulle decisioni altrui: se deve esserci un diritto di obiezione per coloro che prestano un servizio essenziale, parimenti deve essere garantito il diritto a questo servizio nelle modalità tra l'altro previste dalla legge, altrimenti il sistema non regge.
      Personalmente poi, diffido di coloro che fanno del proprio credo religioso la propria identità, tendono a "talebanizzarsi" come quel medico che tempo fa, all'ospedale Niguarda di Milano, rifiutò la somministrazione di antidolorifici ad una donna appena sottoposta ad aborto terapeutico alla 21° settimana per deformità del feto (leggere qui), venendo meno ai suoi doveri e vestendosi indebitamente dei panni del punitore, dimenticando oltre al giuramento di Ippocrate anche il principio fondamentale del perdono tanto sbandierato dalla sua religione.
      Certo sono casi limite, come quel farmacista che non volle vendermi una pomata contro le punture di insetti perché a suo dire l'avrei utilizzata per prolungare il coito. La pomata infatti conteneva un anestetico (credo lidocaina), che lui sapeva essere utilizzato da noi peccaminosi giovinastri per ritardare l'orgasmo. Alla fine riuscii a convincerlo della mia "buona fede" mostrandogli il rigonfiamento sul polpaccio dovuto alla puntura di un tafano, ma mi rimane ancor oggi il dubbio di come un simile cerebroleso possa aver conseguito una laurea complicata come farmacologia.
      O come quei farmacisti che tempo fa vennero alla ribalta su Striscia la Notizia (o le Iene?), per il  fatto che si rifiutavano di vendere i profilattici.
      Insomma, la Sanità nel suo insieme è in Italia un servizio pubblico che come tale non deve e non può essere assoggettato a maggioranze, siano esse politiche o religiose.

      venerdì 23 ottobre 2009

      Premi Ig-Nobel 2009



      Anche quest'anno le improbabili ricerche premiate dalla rivista Annals of Improbable Research hanno fatto il giro del mondo... Vedere tre premi Nobel "veri" che indossano un reggiseno trasformato in maschera antigas, non è usuale!
      La parodia dei Nobel, si tiene ogni anno una o due settimane prima dell'annuncio dei vincitori del Premio Nobel. Le categorie premiate sono ben dieci e di loro si dice che siano "le ricerche che prima fanno ridere e poi fanno riflettere".
      Anche le modalità di premiazione ovviamente non rispettano i clichè classici e il rigore dei Nobel tradizionali, infatti il successo di una ricerca viene sancito dal lancio forsennato di aeroplanini di carta sul palco. Poi viene concesso 1 minuto esatto per il discorso di accettazione del premio, oltre il quale una bambina a piedi nudi sale sul palco e urla: "I'm boooored! I'm boooooored!" (mi sto annoiando!).
      Il prestigio di questi premi è accentuato dal fatto che i premi vengono consegnati da Nobel veri.
      Ma ora passiamo in rassegna i premiati 2009.

      • Pace: a Stephan Bolliger, Steffen Ross, Lars Oesterhelweg, Michael Thali e Beat Kneubuehl dell'Università di Berna, per aver dimostrato se sia meglio essere colpiti in testa durante una rissa da una bottiglia di birra piena o vuota.
        trilione
      •  Matematica: a Gideon Gono, governatore della Banca nazionale dello Zimbabwe, nazione afflitta da forte iperinflazione, per aver reso familiari i grandi numeri ai suoi concittadini stampando monete con tagli diversi da un centesimo ($.01) a 100.000 miliardi di dollari ($100,000,000,000,000).
      • Biologia: a Fumiaki Taguchi, Song Guofu e Zhang Guanglei della Kitasato University a Sagamihara, in Giappone. Per aver dimostrato che sfruttando batteri estratti dalle feci di panda gigante è possibile ridurre la massa dei rifiuti biologici domestici del 90%.

      • Medicina: a Donald L. Unger di Thousand Oaks, in California, per aver studiato una possibile causa dell'artrite alle dita, facendosi scrocchiare ogni giorno per oltre 60 anni quelle della mano sinistra, senza mai toccare quelle della mano destra.
      • Economia: ai dirigenti e agli impiegati di quattro banche islandesi (Icelandic banks - Kaupthing Bank, Landsbanki, Glitnir Bank, and Central Bank of Iceland) per aver dimostrato che una piccola banca può diventare rapidamente un gigante e tornare piccola e che la stessa sorte la può subire l'economia di un intera nazione.
        Tequila-Posters
      • Fisica: a Katherine K Whitcome dell'Università di Cincinnati, a Daniel E. Lieberman della Harvard University e a Liza J. Shapiro dell'University del Texas, per aver stabilito analiticamente perché le donne in avanzata gravidanza non si ribaltano. 
      • Chimica: a Javier Morales, Miguel Apatiga e Victor M. Castano dell'Universidad Nacional Autonoma, in Messico, per aver creato diamanti dalla tequila.
      • Salute Pubblica: a Elena N. Bodnar, Raphael C. Lee e Sandra Marijan di Chicago per aver inventato un reggiseno di tipo "push-up" che può essere rapidamente convertito in una coppia di maschere antigas, una per sé e una per una persona vicina.ignobel_2009
      • Veterinaria: a Catherine Douglas e Peter Rowlinson della Newcastle University, in Gran Bretagna, per aver dimostrato che le mucche che hanno un nome producono più latte di quelle che non lo hanno.




      Articolo tratto da "Moebius"

      Scontro tra religioni

      Lo so, lo so. Qualcuno si offenderà, qualcuno lo troverà scorretto, qualcun altro di cattivo gusto. Ma a me diverte parecchio.



      Grazie a Giacomo per la segnalazione.

      giovedì 22 ottobre 2009

      Kill the King


      Kill the king
      Tear him down
      Kill the king
      Got to take his crown

      Kill the king
      He’ll rule no more
      Strike him dead

      He’ll rule no more
      Strike him dead
      The people roar
      Kill the king
      Take his head
      Down, down, down, down


      (Estratto di "Kill the King" dei Rainbow)


      Uccidere Berlusconi, piantargli una pallottola in testa.
      La degenerazione comunicativa a cui abbiamo assistito negli ultimi anni  ritrae perfettamente il volto del sonno della ragione che, come si sa, ha la brutta abitudine di  generare mostri. Lungi da me difendere un uomo che non stimo, un politico che di questo malcostume può vantare la paternità, sempre pronto ad utilizzare i suoi mezzi per danneggiare gli altri e contemporaneamente a fare la vittima, ma certe esagerazioni fanno pensare.
      Credo sia ovvio per tutti che le presunte minacce di questi soggetti rientrino nell'ambito dialettico, per quanto pessimo, e che nessuno di loro sia davvero convinto (o capace) di premere un grilletto, di andare al di là di minacce, sicuramente goliardiche, a meno che non siamo disposti a credere che le nuove Brigate Rosse o simili, sventolino ai quattro venti le loro intenzioni terroristiche, pubblicandole su uno dei più conosciuti e utilizzati social network. Confesso che anche io mi sono augurato in un attimo di stizza per l'ennesima azione, frase o decisione da me reputata stupida od ignobile, che ci pensasse il padreterno o il diavolo a portarselo via, lui e non solo lui, ma credo  di averlo pensato anche di un arbitro che non vide una palla dentro di venti centimetri in un Udinese-Juventus dell'era Moggi, e persino stamattina in auto ho ringraziato il cielo (si fa per dire) di non avere un disintegratore per vaporizzare un pirla che aveva deciso che la fretta conferisce automatico permesso di passare con i semafori rossi.
      Nonostante l'odio espresso (e non ancora del tutto digerito), tuttavia, non credo ci siano gli estremi perché si  possa aprire un'inchiesta a mio carico per verificare se ho reali intenti omicidi.
      In primo luogo perché l'affermare in modo scocciato, persino veemente, di voler  eliminare il prossimo può essere considerato (almeno su Facebook) una forma di esorcismo all'azione stessa, in altre parole, si abbaia per non mordere. Certo, si potrebbe obbiettare che la cima che si è inventato il "gruppo" disposto ad uccidere il Premier, potrebbe voler verificare il consenso alla sua delirante proposta, magari caricarsi per attuarla, ma quanti folli o disperati ci sono che vorrebbero farlo e non lo scrivono su Facebook?
      In secondo luogo, perché nonostante quel che si pensa, la maggior parte della gente è mediamente onesta, stupida, ma onesta e soprattutto imbelle.
      Insomma, trovo ridicolo tutto questo can can per delle presunte minacce. Se il  fido e "lodato" ministro Alfano teme per l'incolumità del suo Presidente si adoperi pure a promuovere indagini, ma abbia almeno l'accortezza  di verificare che i suoi sospetti siano fondati prima di gridare "attentato!" , altrimenti rischia di ridicolizzare il tutto e passare per l'ennesimo piagnone dell'italico paese.
      Già che c'è, visto che la magistratura non ha nulla da fare, mi permetto di consigliare la verifica delle neanche tanto velate minacce (?) di famigerati gruppi come "uccidete Costantino (Vitigliano)", "Diamo modo a Giacobbo di trovare la pace", "Io odio Lapo Elkan" e stronzate simili che girano su Facebook.
      Ora scusate ma corro a togliermi dal gruppo "uccidiamo il gattino Virgola": non vorrei fosse il nome del felino del premier!

      mercoledì 21 ottobre 2009

      Caramba che sorpresa!



      Gradita ovviament!

      Radici Cristiane d'Europa? Si, ma anche no.

      Innanzitutto mi preme, introducendo, spiegare il titolo che, effettivamente, così posto è soggetto a molteplici interpretazioni. Personalmente sono convinto che la risposta corretta al quesito che tanto pare assillare le cronache italiche non sia così semplice, e se da una parte è innegabile che vi siano nell'Europa delle radici cristiane, è altrettanto ovvio che queste non possano essere le uniche. Non da meno, anzi è essenziale,  bisognerebbe approfondire ed entrare nel merito di tali presunte radici: hanno tutte valenze positive e vale perciò la pena che vengano rimarcate? Sono, nello specifico radici esclusivamente cattoliche o più generalmente cristiane? Siamo certi che non vi siano altre "radici" da considerare e che la nostra cultura non sia la sintesi di più culture assai differenti che comprendano altre religioni, dalla pagana alla cristiana,  dalla classica alla nordica, passando anche, ad esempio, per i pensatori islamici?
      C'è certezza, infine, che le radici di una nazione, o di una gruppo di nazioni debbano per forza avere matrici religiose da riconoscere come predominanti in quanto tali?
      Perché dunque la Chiesa pretende che venga riconosciuto che l'Europa abbia radici , soprattutto, cristiane? In primo luogo, va detto,  per una visione distorta della Storia che è tipica delle Religioni.  Le religioni, nel caso specifico quella Cattolica, fanno un uso della storia particolare, a proprio consumo, che  se da un lato ha ragione d'essere, dall'altro rappresenta una mera forzatura.
      Ad esempio, la gente comune anzi, il cattolico comune per la precisione, è convinto che la sua religione sia sempre stata così, dalla predicazione del Cristo fino ai giorni nostri, ed eventualmente che i vari scismi altro non fossero che deviazioni di qualche gruppo di credenti dalla strada originariamente disegnata. Nulla di più falso. Innanzitutto perchè quallo che definiamo cattolicesimo nasce solo secoli dopo la venuta del presunto figlio di Dio e, nel lungo periodo che lo precede la storia è testimone di vari passaggi in cui scontri teologici sfociarono spesso in cruente soppressioni, del tutto fuori dai canoni morali ed etici, che oggi vengono sbandierati come esclusività dei cristiani.
      Cosa non da poco, andrebbe anche svelato in maniera chiara, rimanendo sull'esempio, come tali dispute teologiche, alla luce di una visione a più ampio raggio della Storia abbiano avuto anche un importante sfondo politico, di ricerca del predominio non solo del pensiero (teologico), ma anche e soprattutto della persona: analizzando la Storia dell'uomo, infatti,  non si può né si deve mai dimenticare che questi è carne e sangue e che quindi i suoi fini ultimi sono sempre e comunque terreni.
      Ritornando alla Storia e facendo qualche altro esempio, i Cattolici citano spesso, nel segnalare le tanto discusse radici, l'Imperatore Costantino, dimenticandosi però di sottolineare che sulla sua adesione al cristianesimo permangono molti dubbi e che, se si convertì, non fu comunque al Cattolicesimo ma divenne seguace dell'Arianesimo (per lo meno si fece battezzare in punto di morte da un vescovo ariano), dottrina che prevedeva la figura del Cristo come inferiore a quella del Padre, in quanto generato e creato (mentre nel Credo cattolico si cita: "...generato, non creato", proprio a seguito di tale conflitto) dallo stesso. La corrente ariana, definita eretica dal cattolicesimo (ma va detto che i sostenitori dell'arianesimo scomunicarono a loro volta gli avversari) non si spense con la sua condanna definitiva nel 381 (con l'assunzione del credo di Nicea a religione di Stato, da parte dell'imperatore Teodosio), ma venne adottata ad esempio dai Goti e dai Longobardi e per questo perdurò almeno fino al VII sec.
      Altro esempio, il Papa. Il vescovo di Roma, quello che oggi è universalmente chiamato "Papa",( anche se va detto, non altrettanto universalmente viene riconosciuto come capo della chiesa), in epoca tardo antica non aveva nessuna predominanza sulla cristianità, ma addirittura il termine "papa" era nome condiviso con il vescovo di Alessandria (d'Egitto) e d'altra parte il primato petrino si basa su fondamenta storiche tutt'altro che solide, ed è ancora oggetto di studio e al vaglio degli storici. Alcuni studiosi infatti, contestano addirittura il fatto che Pietro abbia mai messo piede nell'Urbe, almeno da vivo, del resto non vi è  nessuna fonte che lo attesti e neppure negli scritti neotestamentari vi è traccia alcuna. Più certa purtroppo è invece l'inconsistenza storica del documento utilizzato dalla Chiesa per provare la legittimità del suo potere temporale, la celebre "donazione di Costantino" che senza ombra di dubbio è uno dei più clamorosi falsi della storia.
      Continuiamo. Nel "Viaggio all'Inferno", ebbi già modo di evidenziare come alcuni fondamenti del credo e della tradizione Cristiana altro non sono che evoluzioni di precedenti religioni, o addirittura come nel caso specifico della geografia infernale, di credo posteriori (vedasi i gironi infernali del Liber Schalae Machomet testo arabo del VII sec. dal quale trasse ispirazione Dante per la Comedia, anche se va detto che non esistono specifiche ufficiali  su come sia fatto l'inferno). Non sono casi isolati. Tutta la storia della chiesa è costellata da revisioni e sovrapposizioni di riti propri a riti altrui: lo è il Natale, anticamente dedicato al Sole Invictus, lo è la festa di Ognissanti sovrapposta dai monaci irlandesi alla festa celtica del Trinuxtion Samoni (Samonios o Samhain, il capodanno celtico), lo sono molti santi (Es: Santa Brigida) e molte storie (La Veronica), persino i Vangeli e la Bibbia non sono state immuni da invenzioni e revisioni (es: la celebre "Chi è senza peccato scagli la prima pietra" è un aggiunta assai posteriore e filologicamente difficile da accettare).
      Come dimenticare poi, le conversioni ottenute con veri e propri massacri etnici (vedasi Carlo Magno e i Sassoni).
      Non basta. Per molto tempo i Vescovi furono eletti direttamente dall'autorità Imperiale, specie con gli Ottoni, che vedevano nell'organizzazione della chiesa un'opportunità di controllo del territorio e nel celibato dei vescovi (i preti per un lungo periodo erano esentati dal celibato), la possibilità di riappropriarsi della gestione, una volta che questi morivano. Questo, unito ad altri fattori parimenti importanti, contribuì non poco a favorire il potere della Chiesa, la quale nel giro di pochi secoli arrivò a concepire un'idea del potere temporale subordinato a quello del Pontefice, come si può ben leggere in un delizioso documento del 1075 chiamato Dictatus Papae di Gregorio VII (che è bene sottolineare non fu un documento ufficiale , ma una sorta di programma politico).
      Nel frattempo "le radici cristiane europee" erano affondate nella melma di un  lungo periodo scabroso, dove sul trono di Pietro si erano seduti personaggi corrotti (simonia e nepotismo), amorali (con tanto di orge a palazzo), incapaci (Papi quattordicenni) e persino totalmente folli (processo a cadaveri).
      Insomma, non vi è una evoluzione lineare dei principi etici e morali,  ma si procede, come per le umane cose, per fabbisogni, assistendo così a vere e proprie acrobazie dialettiche per giustificare guerre sante o assassini (malicidio) e a ravvedimenti, naturalmente tardivi, sebbene sia chiaro, la chiesa non permette e non ha mai permesso a nessuno di poterla giudicare.
      Tutto negativo dunque? No, ovviamente. Per molti secoli, la Chiesa, nonostante alcune pecche di non poco conto (il potere, nel medioevo aveva sempre un carattere fortemente vessatorio), è stata un forte collante nonché, spesso, l'unica difesa per le popolazioni, ed è stata senza dubbio il vettore attraverso il quale molte opere del passato ci sono giunte. Molte delle innovazioni in campo economico  e tecnologico sono da attribuire alla volontà di ecclesiasti e senza dubbio, gran parte dell'arte ha una connotazione fortemente religiosa. E'  altrettanto indubbio, dunque, che tra le radici dell'Europa ci sia il Cristianesimo, ma sarebbe tremendamente  sbagliato non saggiarne la consistenza, non valutarne la qualità  ed ancora di più, se possibile, pensare anche solo di proporre che nel nostro bagaglio culturale europeo, il Cristianesimo, rappresenti l'unica matrice.
      L'Islam, ad esempio, per molti secoli ha avuto un forte ascendente sull'arte mediterranea, basti pensare alla Spagna o alla nostra Sicilia. E non possiamo dimenticare i grandi pensatori islamici, né dimenticare l'importanza che questa cultura ha avuto per lo sviluppo e la diffusione delle scienze, basti pensare l'algebra e la chimica (e magari ricordare come il Cattolicesimo si ostinasse a negare le teorie Galileiane per non ammettere nella Bibbia vi sono scritte anche fesserie).
      In sostanza, trovo assai scorretto presentare l'identità di un Popolo, o di una Nazione, o di un conglomerato di Nazioni, perché ahimè questo è ad oggi  l'Europa unita, solo in base al presunto  comune denominatore di un credo comune.

      Alcune considerazioni finali, che esulano dal contesto specifico. La questione dell'identità cristiana, meglio se cattolica, che oggi campeggia sui media è l'ennesimo specchietto per le allodole per attirare l'attenzione su problemi inconsistenti, il cui dibattito in realtà può appassionare solo chi è davvero interessato all'argomento (anche voi che siete giunti a leggere fino a qui). L'uso, spesso improprio, di tali argomenti viene proposto ed attuato in modo del tutto arbitrario da parti politiche per i propri fini, siano essi volti a sensibilizzare su temi cari a quello schieramento che per deviare l'attenzione da problemi reali di ben più complicata soluzione.
      Mi riferisco, in particolare, all'uso strumentale che se ne è fatto accendere la rissa (oggi in Italia discutere è divenuto impossibile), sull'ora di religione e sull'eventuale possibilità che venga introdotta, in modalità parimenti facoltativa l'ora di islamismo o di ebraismo nelle scuole statali. Probabilmente molti di coloro che si infervorano chiamando in causa tradizioni e costumi di cui nemmeno conoscono la sostanza, figuriamoci le origini, neanche si accorgerebbero che alcuni studenti lascerebbero l'aula per studiare una materia alternativa, materia che tra l'altro dovrebbe essere prevista in quanto l'ora di religione è tutt'altro che obbligatoria. Costoro, invece, farebbero bene a  preoccuparsi del fatto che spesso, l'ora di religione, anche se sarebbe opportuno chiamarla per quello che è , ovvero ora di Cattolicesimo, non sempre è condotta da insegnanti all'altezza, e che spesso di riduce ad un' (inaccettabile) ora di catechismo, se non peggio, di anti-cultura come capitò a me alle scuole superiori , dove il "buon prete di campagna" soleva farci ascoltare i messaggi della Madonna di Medjugorie e i commenti di quella vetta di sapienza di don Livio Fonzaga, con tanto di Ave Maria e Padre Nostro prima dell'inizio della lezione (sic!).

      giovedì 15 ottobre 2009

      La Storia del Duomo


      Sul sito internet del Museo della Scienza e della Tecnica a Milano è possibile ripercorrere in modo simpatico (e per sommi capi) la Storia del Duomo, dalla fondazione del 1386 sino ai giorni nostri.


      E’ possibile inoltre verificare tramite bellissime animazioni 3D lo stato di avanzamento lavori in varie epoche tramite un semplice navigatore ( è probabile vi venga chiesto di installare un plug in, fatelo , ne vale la pena).



      Il navigatore permette di effettuare una visita virtuale al celebre monumento, facendolo ruotare, zoomando, o seguire alcune animazioni preimpostate.
      Con il tasto in altro a destra, quello con l’icona della macchina fotografica, si possono inoltre catturare le immagini e salvarle sul proprio desktop.




      mercoledì 14 ottobre 2009

      PicJoke.com

      Qualche mese fa mi ero imbattuto in un divertente programma di fotomontaggio online, chiamato Photofunia. Con caratteristiche simili, ed altri effetti mi è stato segnalato un altro sito chiamato Picjoke, nel quale mi sono divertito ad inserire qualche foto:

      Il mio Avatar (non è il mio vero profilo, io ce l'ho più grosso, il naso :-) )

      1-en-1629481969

      La mia principessa

      4-en-1559052413
      4-en-2131662773

      La mia compagna

      2-en-1348594231  



      martedì 13 ottobre 2009

      Ipazia Censurata



      Correva il Millecentosessantottesimo anno dalla fondazione di Roma, quello che Dionigi il Piccolo stabilì essere l'Anno Domini 415, quando un gruppo di monaci cristiani tesero un agguato ad una donna, quindi avvistatala, la tirarono
      "giù dal carro, la trascinarono fino alla chiesa che prendeva il nome da Cesario; qui, strappatale la veste, la uccisero usando dei cocci (gusci di conchiglie?)
      Dopo che l'ebbero fatta a pezzi membro a membro, trasportati i brani del suo corpo nel cosiddetto Cinerone, cancellarono ogni traccia bruciandoli" (Socrate Scolastico).
      Cento anni dopo, un'altro filosofo pagano, Damascio, identificò come mandante del brutale omicidio  niente di meno che l'allora vescovo di Alessandria Cirillo, divenuto poi per altri meriti, Dottore della Chiesa e Santo (sic!).
      La Donna era Ipazia di Alessandria.
      Pare, anche da fonti cristiane, che Cirillo a seguito di disordini scoppiati tra Ebrei e Cristiani, colse l'opportunità, con l'appoggio dell'Imperatore di Costantinopoli, di eliminare i nemici religiosi, partendo dai primi, gli Ebrei appunto, nel 414 e in seguito rivolgendo le proprie attenzioni sui Pagani.
      Ipazia, tra questi ultimi era un figura di spicco, sia da un punto di vista culturale essendo considerata oltre che una scienziata (matematica e astronoma) anche una grande filosofa, sia da un punto di vista politico, sempre grazie al carisma della sua sapienza.
      Cirillo, secondo Damascio,
      "si rose a tal punto nell'anima che tramò la sua uccisione (di Ipazia), in modo che avvenisse il più presto possibile"
      e così mandò i suoi monaci, i famigerati parabalnoi , un'orda di fanatici che oggi non avrebbero problemi a rivaleggiare con i Taleban, a compiere l'orrendo massacro, quindi ordinò che venissero distrutti tutti i suoi scritti, nonchè gli strumenti da lei inventati (astrolabio e idroscopio).
      Le indagini successive, effettuate su mandato del protettore di Cirillo, l'Imperatore, si conclusero, come è fin troppo ovvio supporre, con un nulla di fatto, sebbene è altrettanto facile immaginare il motivo per cui i parabalanoi, che altro non erano che la milizia privata di Cirillo, vennero messi sotto la diretta autorità del prefetto, su espressa richiesta della comunità alessandrina.
      La carriera di Cirillo comunque non ebbe nessun  risentimento ed anzi da, lì a quindici anni fu una continua ascesa che ebbe il culmine al Concilio di Efeso del 431 dove usci vincitore dallo scontro teologico con Nestorio, anche grazie a mezzi non propriamente ortodossi che arrivarono fino alla corruzione.

      Pochi in Italia conoscono la storia di Ipazia, martire pagana: alla nostra società, cristiana, fa molto comodo ricordare i martiri cristiani, anche quelli cui la matrice fantastica è palese, e non è certo ben disposta ad accettare che la pia religio cattolica abbia avuto un passato violento ( sebbene in linea con i tempi). Le pressioni perchè il film su Ipazia non venga distribuito sono molte, e a nulla sono valse le parole del regista Amenabar (The Others, Mare dentro) che si dice contrario non tanto alle religioni ma ai loro eccessi. La speranza è che questo tentativo di mettere a tacere sfoci in polemica, che nel costume di oggi è un ottimo veicolo pubblicitario, se non il migliore.



      lunedì 12 ottobre 2009

      Sindonologia: quando errare è umano e perseverare è religioso – parte seconda

      Metodi e Teorie 
      L’utilizzo arbitrario delle fonti da parte della sindonologia si riflette anche nei metodi di ricerca, improntati più al sensazionalismo e all’autoconvincimento che altro. Apro una parentesi di merito su quest’ultimo aspetto che è paradossale: la fede, in quanto tale non dovrebbe aver bisogno di un supporto scientifico e dunque, che la Sindone sia o meno il lenzuolo che avvolse Cristo, per chi crede nella forza e nel valore delle reliquie, non dovrebbe far alcuna differenza. Il tentativo di provare l’autenticità, anche in modo disonesto denota una totale mancanza di fede e da facoltà al non credente di pensare che vi siano interessi ben più terreni e meno nobili. D’altra parte la scienza, nello specifico, non mira a screditare la fede cristiana in quanto tale e di fatto sarebbe davvero poco scientifico affermare che Cristo non è esistito o non è Dio solo per il fatto che la Sindone sia un falso medioevale.
      Ritornando sul tema, negli anni si sono succedute una tale quantità di teorie a supporto dell’autenticità della Sindone che non è francamente possibile riportarle tutte, ma poiché il fine è quello di giudicare l’approccio metodologico riporterò quelle più clamorose.
      • I Pollini

      In modo veloce citeremo il caso dei pollini, a detta dei sindonologi identici alla flora unica presente in Palestina. Come prova storica, la presenza di pollini compatibili con quelli dell’area palestinese non ha nessuna rilevanza anche perché tale presenza potrebbe essere frutto di inquinamento. Inoltre l’unicità della flora palestinese è, al solito, tutt’altro che provata.  Anzi, il  perito citato dai sindonologi, Max Frei-Sulzer, era già abbondantemente caduto in disgrazia (una sua perizia condannò un innocente alla pena dell'ergastolo) e i suoi metodi dichiarati superati. Oltretutto le sue analisi sono state spesso dibattute da alcuni sindonologi che nel ripetere la perizia ottennero risultati non compatibili.  Quando i campioni rilevati hanno dato risultati in linea con le teorie dei sindonologi , per uno "strano" caso sono poi andati perduti cosa che ha fatto venir meno il principio di ripetibilità di un esperimento, principio cardine della scienza moderna.
      • I Batteri e il rivestimento bioplastico

      L'anno successivo alla datazione del Radio Carbonio, nella storia della Sindone entra un controverso personaggio: Leoncio Garza Valdes. Il personaggio, un medico Texano, propose una nuova teoria affermando di aver scoperto, attraverso lo studio di alcune mummie egizie, che i tessuti potevano rivestirsi di sostanze bioplastiche prodotti da alcuni microorganismi. Poiché nel effettuare una radiodatazione  si era verificata una discrepanza significativa tra l'età della mummia e le bende che l'avvolgevano, un errore di circa cinque secoli. La teoria se confermata, sarebbe stata una vera e propria rivoluzione nella metodologia di datazione del C14, un passo avanti per la scienza, senonché per Garza Valdes il rivestimento bioplastico che avrebbe dovuto rivestire la Sindone doveva rappresentare il 60% del totale: in pratica la Sindone doveva essere composta da due terzi di rivestimento e da un terzo di lino. Nel 1994, Garza Valdes tentò su un campione della Sindone l'applicazione della sua teoria applicando una soluzione enzimatica per rimuovere il rivestimento. L'esperimento fallì miseramente e né del metodo del medico texano, né del medico stesso si hanno avute più notizie in ambito scientifico. O meglio, le notizie permangono solo nei siti di critica e nei siti pro sindone, dove in genere il fallimento viene taciuto.

      Nel prossimi capitoli vedremo la teoria delle monete e il caso Kuznetsov


      venerdì 9 ottobre 2009

      La sindone riprodotta


      Ecco le immagini dell'esperimento effettuato da Luigi Garlaschelli il cui resoconto è ampiamente descritto nel blog di Simone Angioni, che tra l'altro si è prestato come modello per il corpo (ricordiamo che per il volto è stato utilizzato un bassorilievo) . La foto in alto mostra il confronto tra il presunto lenzuolo funebre del Cristo, conosciuto come Sindone e la riproduzione con metodi compatibili con le conoscenze del 1300, mentre qui sotto i negativi, scelti in genere per evidenziare l'immagine che in positivo risulta molto sbiadita.



      Le linee che caratterizzano l’artefatto di Garlaschelli sono decisamente più evidenti, e d’altra parte per quanto invecchiato artificialmente, non è facile dimostrare i secoli di storia del lenzuolo sindonico. Questo però, a mio avviso rende ancor più evidente la sensazione per cui anche alla metà del 1300, quando la Sindone fece la sua comparsa nella Storia, tutti la identificarono come una semplice rappresentazione.

      giovedì 8 ottobre 2009

      Personali considerazioni sul fu "Lodo Alfano"



      La Corte Costituzionale, infine, ha rimesso le cose sui giusti binari ribadendo a tutti, anche a noi che  iniziavamo a dubitare, che almeno in teoria, la legge è uguale per tutti. La Costituzione parla chiaro ed è inutile, quanto disonesto evocare ciò che accade in altri Stati (Es: Francia): semplicemente hanno costituzione, storia e cultura differenti.
      Intendiamoci, il Lodo Alfano era una legge assolutamente equilibrata, non rendeva immune dai processi le alte cariche dello Stato, che sarebbero state comunque processate a fine mandato, non poneva al di sopra delle parti il consenso popolare, tanto che copriva per un solo mandato (in altre parole se Berlusconi avesse vinto ancora le elezioni non sarebbe stato coperto), vi si poteva rinuciare (come ha recentemente fatto Fini, tanto che il magistrato che lo aveva citato ha  ritirato  la querela  osservando la sensibilità istituzionale del Presidente della Camera) Insomma non era una legge ignobile come il Lodo Schifani dalla quale derivava. Da un certo punto di vista sono corrette anche le critiche sul lavoro della Corte Costituzionale, in particolare il fatto che bocciando il Lodo Schifani e indicando i correttivi la Corte non aveva a suo tempo evidenziato che tale legge doveva essere costituzionale e non ordinaria, facendo quindi lavorare inutilmente il Parlamento (o gli avvocati del Premier?)
      Da un certo punto di vista, ho detto. Infatti vi sono considerazioni diverse che devono essere vagliate. Innanzitutto il precedente Lodo Schifani fu bocciato perchè non conforme, tra l'altro, all'art 3 della costituzione. Sarebbe stato ovvio, da parte del legislatore approfondire ulteriormente, mentre la sensazione è che nella corsa per salvare il deretano dell'appena eletto Primo Ministro, egli (il legislatore) abbia dovuto dare per scontato molte, troppe, cose.
      A mio modesto parere infatti la critica rivolta alla Corte Costituzionale è corretta, tanto è vero che l'errore non è quello di aver bocciato per incostituzionalità il Lodo Alfano, ma quello di non averlo fatto già ai tempi con la boiata del Lodo Schifani.
      Perchè ritengo sia corretta la bocciatura? Per diversi motivi.
      Innanzitutto perchè la costituzione parla chiaro: di fronte alla legge dobbiamo essere tutti uguali.
      La Costituzione mira a garantire degli equilibri tra i vari poteri. Essendo scritta a seguito di una dittatura lo scopo principale dei suoi articoli è quello di scongiurare che qualcuno possa unire più poteri o essere al di sopra di uno di questi. Il Lodo viola proprio quest’ultimo punto rendendo difficile controllare un Presidente che per qualche motivo perda il controllo della situazione.
      La questione storica però non si esaurisce con i principi che guidarono la stesura della carta costituzionale: negli ultimi vent'anni abbiamo assistito ad un progressivo degenerarsi della classe politica ( o ad un miglior lavoro della magistratura?) sempre più corrotta e passata da servizio dei cittadini a vera e propria casta sociale, con una serie di inaccettabili privilegi.  Pressati dal popolo e sull'onda dello scandalo di Tangentopoli, i politici hanno dovuto rinunciare a una parte della loro immunità parlamentare ed è evidente che il Lodo rappresenti una preoccupante inversione di tendenza.
      Analizziamo la questione concettuale: il Ministro Alfano a difesa della sua legge, evoca la preocupazione che la Magistratura influisca negativamente sull'azione di governo, giacchè i tribunali paiono essere diventati il nuovo terreno dello scontro politico. Più volte, infatti, negli ultimi anni, i governi sono caduti direttamente o indirettamente a seguito di cause inoltrate a danno di esponenti del Governo, sia di destra che di sinistra, ricordiamo ad esempio gli avvisi di garanzia a Berlusconi a Napoli e il caso Mastella. Quindi, prosegue il ministro, era evidente la necessità di proteggere le alte cariche dello stato al fine di garantire una governabilità.
      Ineccepibile?
      Assolutamente no. Innanzitutto perchè il Lodo è disonesto nella motivazioni stesse che lo hanno generato, giacchè l'azione di governo è di fatto in mano al solo primo ministro , mentre le altre sono figure garanti facilmente sostituibili, tant'è che spesso e volentieri a presiedere le Camere ci sono dei sostituti, dei vice. Risulta quindi evidente che il Lodo mirava a difendere il solo Presidente del Consiglio, anche se, scavando nelle carte e nelle amicizie, anche l'attuale presidente del Senato potrebbe in effetti averne giovamento, tenendo conto, non da ultimo, che il soggetto in questione altri non è che l'autore del precedente Lodo, ovvero Schifani (coincidenze?).
      Risulta inoltre inaccettabile che si stabilisca il primato della politica del fare a scapito dell'onestà, come a dire che non importa se chi fa è disonesto purchè, in questo paese dove troppe cose giacciono incompiute, possa farlo.
      Come ho detto il Lodo sarebbe stata una legge equilibrata, ma non lo è la situazione che deve governare: in altre parole se in Italia non ci fosse mal costume e ci fosse una chiara onestà della classe politica, sarebbe probabilmente auspicabile. Ma poichè la situazione è oggettivamente diversa, il filtro deve essere posto a monte, ovvero stabilre che se non sei onesto o non  lo sei stato, non puoi accedere alle alte cariche.
      C'è poi la questione di costume.
      In qualsiasi altro paese occidentale, un uomo politico investito da scandali di corruzione darebbe immediatamente le dimissioni. E lo farebbe da onesto, per potersi difendere al meglio e al contempo non essere di peso alla governabilità del paese, come pure da disonesto per togliersi il prima possibile dall'occhio del ciclone. Solo in base a ciò, un Lodo come quello appena respinto potrebbe rappresentare una protezione accettabile. In Italia invece, un politico colto con le mani nel sacco, o pur di fronte a disastri dovuta alla sua incapacità, non ha mai avuto la decenza di dimettersi rimettendosi serenamente al giudizio della Magistratura. Anzi, al contrario, e  come esempio abbiamo proprio la figura della massima carica esecutiva, non solo non si dimette, ma  assume comportamenti da vittima sacrificale, evoca spettri eversivi,  magistratura deviata e così facendo delegittima le istituzioni democratiche diventando egli il vero eversivo.
      Sempre che, nel frattempo, rimanendo in tema di malcostume, non  riesca a far approvare dalla sua maggioranza, a forza di voti di fiducia, leggi che depenalizzino i reati commessi.

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