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lunedì 7 novembre 2011

E' possibile rifare la Sindone?


Il video della conferenza al circolo UAAR di Treviso dell'eclettico Professor Garlaschelli, docente di Chimica all'Università di Pavia e noto esponente del Cicap


Il professor Garlaschelli è riuscito a riprodurre in modo abbastanza verosimile e con limitati mezzi la Sindone. Ne avevo già dato resoconto nei post

Riprodotta la sindone
La sindone riprodotta

lunedì 18 ottobre 2010

Crop Circles & Sindone


In ogni trasmissione, sito, forum, blog che spaccia misteri, non può non esserci qualche cosa che abbia a che vedere con la Sindone. AltroGiornale  non è da meno, anzi, se vogliamo riesce ad essere di più
L'introduzione è da manuale: 
Nonostante vi siano prove in tutto il mondo, condizioni morfologiche ed energetiche speciali, fanno dell'Inghilterra un luogo particolarmente adatto alla manifestazione dei cerchi nel grano.
Già dalle prime otto parole, infatti, si può avere idea del livello di cialtronaggine di chi scrive: cosa vuol dire "ci sono prove in tutto il mondo"? Ma è l'intera frase che, a ben vedere, manca si senso.

domenica 9 maggio 2010

Voyager , il Sudario di Oviedo e, naturalmente la Sindone - parte II

Il documentario continua introducendo i vari studi ed esami effettuati a partire dalla metà degli anni '60 grazie a Padre Giulio Ricci, allora a capo del team di studiosi che lavoravano sulla Sindone. Seguirono negli anni '70 altri esami in cui venne invitato anche il noto sindonologo Prof. Baima Bollone che trovò sangue nel sudario riuscendo anche a determinarne il gruppo, AB esattamente come quello che si dice esserci sulla Sindone, sebbene dalle analisi pare che nel Sangue della Sindone manchi il Potassio (motivo per cui non potrebbe essere sangue).


Il documentario e i suoi realizzatori però mirano ad altro, ovvero a far notare, se possibile come determinate macchie del sudario corrispondano a quelle presenti nel telo sindonico. Innanzitutto di procede nell'esporre come sarebbe stato avvolto il sudario sul capo di Gesù. Jorge Manuel Rodriguez  del Centro Spagnolo di Sindonologia avvalendosi di un collaboratore comodamente seduto ci illustra le varie fasi che risulterebbero invero un "tantino" incredibili o se non altro decisamente complicate se come viene riportato tali operazioni fossero avvenute sul cadavere ancora crocifisso (vedi sequenza sottostante). Si prosegue con l'analisi delle macchie, rosso scuro ( e non marroni come dovrebbero essere nel caso di sangue coagulato) e si giunge alla conclusione che in generale, tutte le macchie, che avrebbero passato i 4 ripiegamenti del tessuto sarebbero sovrapponibili con quelle presenti nella Sindone. 

cliccare per ingrandire
La cosa incredibile è però come la sovrapponibilità delle macchie sfugga a qualunque logica.
Vediamo; in pratica:

  •  il sudario sarebbe stato posto sul capo del cristo prima ancora che egli venisse deposto; 
  • durante tutto il tragitto il sudario a contatto con il volto si sarebbe impregnato di sostanze sierose e sangue
  • il sudario sarebbe stato tolto prima che il Cristo venisse avvolto dalla Sindone, ma senza che tergere il sangue 
  • il Cristo sarebbe stato cosparso di oli funebri (mirra ed aloe) senza però che venissero eliminati i deflussi di sangue
  • Avvolto nella nuovo telo tali deflussi non avrebbero cambiato forma ma si sarebbero impressi in modo perfettamente sovrapponibile a quelle della sudario.

La parola passa di nuovo alla Sindonologa Marinelli la quale sottolinea che Sindone e Sudario hanno altri punti in comune, diciamo così, interessanti.
Innanzitutto sono ambedue di lino e le fibrille costituenti il filo sono pressapoco dello stesso numero. Che dire, prove straordinarie (corro a verificare la mia camicia di lino, si sa mai...).
Baima Bollone insiste poi sulla torcitura del lino che è in senso anti orario, come per il telo Sindonico, e insiste che tale caratteristica sia tipica della regione Siro-Palestinese.
Non potevano mancare i pollini di Max Frei, che coincidono con quelli della Sindone, mentre si sa che il lavoro del perito svizzero non ha alcuna valenza scientifica, né da un punto di vista metodologico, né da un punto di vista logico ( i teli potrebbero essere stati inquinati nei secoli durante le varie ostensioni). La Marinelli difende il lavoro di Frei narrando il suo carattere riservato e i suoi metodi segreti per la pulizia dei pollini, metodi che ahimè, il Frei si sarebbe portato nella tomba.
C'è da dire che i sindonologi sono, tra le altre cose, anche un poco sfortunati, anche se dovrebbero accettare più che la scomparsa dei presunti segreti  metodologici di Frei,  il fatto che lo stesso  non fosse uno studioso dalla salda deontologia professionale avendo falsificato per almeno due volte i risultati delle proprie perizie.



La Marinelli giunge dunque alle sue conclusioni: visto il numero enorme di coincidenze (sic) si può dedurre che  Sudario e Sindone siano state messe sul corpo della medesima persona, ovvero Gesù.
Sorge a questo punto il dubbio: il C14 effettuato sul telo di Oviedo data la reliquia al VII secolo ( la Sindone addirittura al XIII-XVI secolo) ma vuoi che anche qui gli scienziati non abbiano commesso qualche errore?
Certo che sì. E' stato preso un pezzo di tessuto sbagliato con un quantitativo di carbonio superiore al normale. 
Sia nel Sudario che nella Sindone evidentemente. Però il sudario non avrebbe dovuto essere contaminato dalla fantascientifica emanazione energetica della resurrezione. Quindi perché il radio carbonio ha sbagliato (per ben due volte addirittura?)
Ora il documentario si domanda : e se fosse opera di  falsari, come sarebbe la storia dei due oggetti?
La Marinelli ci dice che ciò che si vede nella Sindone è esattamente ciò che ci si aspetterebbe dalla crocifissione così come doveva essere concepita e attuata dagli antichi Romani e non per come la poteva immaginare un falsario medioevale.
In altre parole la Marinelli sottintende che oggi abbiamo più informazioni circa i metodi romani di quelli che avrebbero avuto nel medioevo. Tra l'altro è anche vero, peccato che le informazioni fornite dall'archeologia non solo non coincidono con la crocifissione rappresentata dall'uomo della sindone ma differiscono del tutto (piedi non sovrapposti ma inchiodati singolarmente ai lati del palo e arti superiori non inchiodati ma legati).


Giacobbo ci tiene a sottolineare, nell'intermezzo che Leonardo da Vinci non c'entra nulla con la Sindone, ma il suo scopo non è quello di fornirci una notizia vera, piuttosto ovvia per dire il vero, ma in modo contorto quello di avvalorare quello che viene dopo, ovvero le fonti che attesterebbero che della Sindone si sarebbe parlato prima del XIV secolo. In altre parole il ragionamento è questo: vi confuto una notizia palesemente falsa per crearmi autorevolezza per quello che sto per dirvi.
Di fatti il documentario riprende introducendo in modo sommario le tesi degli scettici soffermandosi ancora una volta sul sangue di cui la Marinelli da per certa la presenza. Tuttavia ciò che preme è quella di smontare la tesi della mancanza di fonti.
A sovvertire questa ipotesi interviene il ricercatore Alessandro Piana che sostiene esistano prove storiche, numismatiche e iconografiche che dimostrerebbe che la Sindone sarebbe molto più antica di quanto dimostrato dal C14. Sorgono spontanea la domanda: come può una fonte cambiare l'esito del C14?
Ma vediamo queste fantomatiche fonti: innanzitutto il solito codice Pray di cui ho già parlato qui, ma che brevemente ricordo non essere una fonte primaria e soprattutto par strano che l'artista con dovizia riporti bruciature e tessitura ma dimentichi la cosa più sensazionale: l'impronta lasciata dal corpo.
Ci si aspetta qualche altra fonte ma il discorso viene troncato qui: si ritorna al Sudario di Oviedo dove con grande enfasi si rivela che non ci sono, a differenza della Sindone, voci critiche o prove che neghino l'autenticità di tale telo che quindi, rullo di tamburi, ha sicuramente coperto il capo di Gesù.
Su questo punto Jorge Manuel Rodriguez non ha alcun dubbio: perchè mai inventarsi un telo sporco di sangue? E poi per lui è estremamente chiaro che in quel telo macchiato si vede la morte di un uomo morto di edema polmonare, che è morto in verticale ed avere una serie di ferite alla nuca provocate da una corona di spine.
Le prove sarebbero così schiaccianti che addirittura qualcuno ha pensato di utilizzare il sangue del sudario per clonare Gesù, e questo qualcuno non è nemmeno Michael Crichton! Che sia Giacobbo?
Ad ogni modo il telespettatore viene subito tranquillizzato: la sequenza di DNA trovato sarebbe troppo corta.


Manca qualcosa?
Sì, gli esami effettuati sul Sudario di Oviedo confermano la datazione al 680 circa con buona pace di Gonzales e Marinelli e del distratto Giacobbo. Il C14 proprio non piace a Sindonologi e disinformatori.
E Boyager colpisce ancora.

sabato 8 maggio 2010

Voyager , il Sudario di Oviedo e, naturalmente la Sindone - parte I

Sudario di Oviedo

I due correvano assieme, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse primo al sepolcro;  e, chinatosi, vide le fasce per terra, ma non entrò.  Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro, e vide le fasce per terra,  e il sudario che era stato sul capo di Gesù, non per terra con le fasce, ma piegato in un luogo a parte. (Giovanni 20, 4-7)

Vi sono state parecchie trasmissioni dedicate alla Sindone torinese, per lo più occupate da sindonologi. Voyager non poteva essere da meno, ma come suo solito Giacobbo prende le cose alla lontana, almeno in apparenza. Infatti introducendo il Sudario " che alcuni dicono vecchio di 2000 anni" parla di sorprendenti coincidenze con la Sindone, quindi lancia il servizio che ovviamente parla della Sindone. Nel classico stile di Voyager il documentario inizia con quesiti cui sembrano giungere immediate risposte: i sindonologi hanno portato numerose prove circa l'autenticità. Quali prove, vi chiederete voi. Presto detto: la trama del tessuto, ordita secondo una tecnica conosciuta solo in Siria e Palestina (falso), la presenza di pollini esclusivi della zona di Gerusalemme ( risibile), le macchie di sangue (tesi contrastata), i segni della flagellazione e la corona di spine (cose cui un falsario avrebbe logicamente dimenticato...).
Si accenna all'esame del C14 che però, si fa notare viene subito contestato dai sindonologi in quanto si sarebbero presi tessuti inquinati, inattendibilità del metodo e piuttosto che niente, un complotto.
Finalmente viene introdotto il Sudario di Oviedo, come la reliquia che fornirebbe i dati necessari per autentificare in modo definitivo la Sindone. Peccato venga omesso che anche il Sudario a suo tempo fu sottoposto all'esame del C14 da cui risultò che il lembo di stoffa era del VII sec, guarda caso quando si hanno le prime fonti. Ma proseguiamo.
Si cita la fonte del vangelo dove si parla del sudario (quella citata in apertura del post), e subito iniziano gli strafalcioni: nel chiedersi la differenza di significato tra la parola greca othonia (bende o panni: la parola è comunque plurale) e soudarion (sudario) traduce la prima con "bende di lino"; cosa c'entri il lino lo sa solo Giacobbo.
L'esperta incaricata di fornire una risposta è ovviamente una sindonologa, Emanuela Marinelli la quale ci rende edotti che il sudario fosse un piccolo telo che sarebbe stato posto sul volto di Cristo per nasconderne i lineamenti sfigurati durante il tragitto tra il Golgota e il sepolcro. Poi il telo sarebbe stato tolto e conservato come da legge. 
Non si capirebbe a questo punto il perché Giovanni ci tenesse a sottolineare come gli othonia  giacessero a terra "mentre" il soudarion fosse piegato e posto in un luogo a parte.
Nel giro di trenta secondi c'è poi una singolare contraddizione: la Marinelli spiega che il corpo della vittima, in caso di morte violenta, non veniva lavato, ma il documentario ci spiega che il corpo venne cosparso di oli profumati: come si fa a cospargere un corpo di oli senza in qualche modo eliminare il sangue fuoriuscito? E come avrebbe fatto il capo di Gesù, terso nel sudario e in seguito unto continuare a sanguinare anche dopo morto al punto da lasciare rivoli di sangue dal capo?


Tralasciando le divagazioni e tornando sul pezzo, Giacobbo ci svela le sue difficoltà di correlare causa ed effetto anzi di determinare qual è la causa e quale l'effetto, ci introduce alla seconda parte affermando che per capire se il sudario è stato conservato e tramandato fino a noi dobbiamo recarci in Spagna ad Oviedo. Ad ogni modo inizia la seconda parte del documentario che ne racconta la storia in modo abbastanza corretto, sebbene si insista per dare per scontato che il detto sudario sia l'originale che coprì la testa del Cristo.

Continua...

giovedì 6 maggio 2010

Pomeriggio 5 e la Sindone - parte 3

La trasmissione prosegue portando la testimonianza di uno dei vigili del fuoco che salvarono il telo dall'incendio dell' 11 aprile del 1997 corredata con un breve documentario che ricordava il concitato salvataggio. 
Dopo la pubblicità, la parola torna a Brachino che ci tiene a sottolineare l'emozione che proverebbe un qualunque osservatore  guardando la Sindone, indipendentemente dalla fede che esso riporrebbe nella reliquia stessa.
Siamo al festival della banalità: chissà da dove prende questa scoop il giornalista che si scopre persino essere capace di leggere nel pensiero?
A meno che, ovviamente, per emozione, non intenda tutto lo spettro delle emozioni provabili da genere umano. Ma è evidente che lo scopo di Brachino è un altro, ovvero quello di far passare per integralismo la visione di chi non crede nella reliquia e porta le sue confutazioni in modo magari non diplomatico. Come a dire che se mi arrabbio nel ribadire che 1+1=2 sono un integralista dell'aritmetica.
Però Brachino si supera quando parla della sua professione quando, alle solite banalità, aggiunge un messaggio criptico:
...noi (giornalisti) rispettiamo il parere di tutti (ma riportiamo solo quello di alcuni), ma il discorso sulla Sindone è così complesso che non può essere ridotto solo ad uno scontro tra un integralismo ed un altro, e anche per un giornalista affrontare questo viaggio diventa comunque un viaggio di estrema emozione, un ritorno ad una serie di grandi pulsioni interne (ovvero?), per cui c'è un grande mistero per chi lo affronta, questo al di là degli strumenti professionali che uno applica (quelli per cui è stato sospeso per due mesi dall'Ordine?).
Cosa avrà voluto dire? Potrebbe farci una puntata Raz Degan. (Tra parentesi i commenti personali).
E' la volta di Don Massimo che ricorda le parole di Giovanni Paolo II sulla dovere della scienza di cercare la verità in modo libero ma comunque e sempre rispettoso della sensibilità dei fedeli. Si introduce a supporto Brachino ricordando altre parole dello scomparso Papa sul fatto che la Sindone è lo specchio dei Vangeli, i quali però, è bene ricordarlo, non sono, univoci nel raccontare le ultime ore di Cristo.
Inoltre, non sarebbe né più, né meno specchio di altre numerosissime forme d'arte che dai Vangeli hanno tratto ispirazione. 
Ora mi è un po' più chiaro il "metodo professionale" di Brachino.
Fig 1 - Modellino Sindone
Ma l'importante, come ribadisce la D'Urso è la serenità che i fedeli provano. Lecito ovviamente, senonché tale sentimento i fedeli lo provano con sfumature diverse visitando qualunque reliquia o luogo presunto santo (basti ascoltare Paolo Brosio quando parla di Medjugorje).
E' di nuovo il momento del Professor Fanti che esibisce un modellino di come, secondo lui, doveva essere avvolta la Sindone: un lungo telo ripiegato su se stesso e "leggermente" legato all'altezza delle caviglie (figura 1, a lato). Perché avrebbero dovuto legare così il corpo del Cristo non si capisce bene,  ad ogni modo, Fanti continua dicendo come probabilmente ai lati della salma furono poste delle bende arrotolate con sostanze anti-putride (aloe e mirra). Non si capisce nemmeno perché la testa debba rimanere sospesa e le braccia non ricadere lungo i fianchi, ma così pare sia conforme a quella di un uomo crocifisso (fig 2). Sarà, a me pare, opinione personalissima, che il fine giustifichi i mezzi.

Fig 2 - Modellino Sindone
Scherzo del destino proprio in quell'istante viene mostrata in anticipo una raffigurazione di come erano le sepolture ebraiche del I sec. Infatti, interviene Lombatti, ricordando che l'archeologia ha fornito tremila tombe nei pressi di Gerusalemme, sessantadue delle quali ci mostrano caratteristiche assai dissimili: innanzitutto erano legati in modo stretto in più punti, il cadavere era avvolto in una pluralità di teli e nessuna era di lino a spina di pesce, ribadendo che l'unico telo di lino con quelle caratteristiche è un telo del 1300.

Sindone di Akeldama I° Sec
Scoppia il putiferio, subito viene rinfacciato a Lombatti che la tecnica della tessitura a spina di pesce era conosciuta anche nel I secolo e che in effetti ci sono teli egizi con tali caratteristiche , ma Lombatti è inflessibile: i teli sono egizi e non palestinesi e poi sono in lana, e gli Ebrei non utilizzavano per le sepolture teli di lino ma di lana o cotone.
Un accalorato Barberis con tono ironico ricorda a Lombatti che la lana era vietata dalla legge Ebraica, ma Lombatti contraddicendolo specifica che la lana era sì vietata, ma solo nei vestiari e non  nelle sepolture ma, anzi, in proposito si vietavano teli con orli e cimose (che invece sono guarda caso presenti nella Sindone), perché il telo doveva disfarsi sfaldandosi nel giro di un anno. 
Fa strano che a Barberis sia sfuggito dei particolari così importante: o si ammette la mala fede o si deve accettare che i metodi di studio dei sindonologi siano piuttosto bizzarri. A meno che, ovviamente, non si voglia credere che Lombatti si inventi di sana pianta articoli della legge ebraica, il che francamente è piuttosto improbabile.
Lombatti infierisce riportando l'esistenza di documenti che attestano che la sindone è un falso facendo riferimento alla Bolla di Papa Clemente VII. 
Seguono accuse di riportare documenti parziali o falsi ma le voci si sovrappongono. 
Interviene di nuovo il giornalista dell"aldilà dei metodi professionali" che in effetti li usa per definire Lombatti scortese.
Ora chiariamo: Lombatti non se ne sta certo buono e porta le sue argomentazioni con veemenza, ma da lì a definirlo scortese ce ne passa. Anzi temo che l'unico modo per poter fare contraddittorio in questo tipo di televisione sia per forza giocare sui toni: Lombatti lo ha capito, anche alla luce di ciò che era accaduto al posatissimo Simone Angioni, in una trasmissione analoga con tema i veggenti, a cui non era stato concesso che qualche secondo. Brachino ribadisce la sua fiducia nel Cicap, ma è una cortesia piuttosto ipocrita, anche perché poi specifica che esiste sulla Sindone una bibliografia piuttosto vasta a favore e che se si portassero migliaia di scienziati con prove a favore, lui, Lombatti, non cambierebbe idea.
Certo che se Brachino si riferisce alla vasta bibliografia del copia-incolla, o delle novità alla Frale o alle pseudo scoperte di scienziati del calibro di Frei, Garza Valdes o Kouznetsov qualcosa mi suggerisce che, in effetti,  il professor Lombatti rimarrebbe fermo nelle sue posizioni.
D'altra parte rimanendo nel ragionamento di Brachino e facendo un iperbole,  se Galileo avesse dovuto ascoltare i migliaia di scienziati dell'epoca e la bibliografia di riferimento cosa avrebbe dovuto fare? Negare l'eliocentrismo?
Il ragionamento di Brachino, se tale si può definire è debolissimo, infatti Lombatti cerca di farglielo notare , ma subito Brachino lo stoppa ammonendolo dal dargli lezioni. Lombatti sceglie a questo punto un'astuta via diplomatica, ricordando come in genere il giornalismo abbia avuto un rapporto difficile con la Sindone, limitandosi a sentire sempre e solo un'unica campana, tranne Brachino stesso e, oggi, la D'Urso.
La D'Urso nel suo solito fare "buonista" si prende i meriti e lascia all'intelligenza del pubblico a casa, l'intelligenza di chi guarda Pomeriggio 5 ovviamente, la capacità di decidere da quale parte stare (sic!).
E in un attimo inventa la scienza per sondaggio.
Amen.

Pomeriggio 5 e la Sindone - parte 2

Brachino introduce il discorso dei pollini fossili presenti nella Sindone citando il lavoro di Max Frei e riporta la notizia che il dati espressi dai tre laboratori indipendenti relativi alla datazione con il C14 sono contestati dagli stessi scienziati  . Brachino è a dir poco dozzinale nelle sue argomentazioni, e stravolge letteralmente la realtà dei fatti facendo affermazioni che mirano a far passare, ad esempio, la notizia che è la scienza stessa a ritrattare i propri metodi e/o risultati, cosa ovviamente falsa. Ma il peggio lo raggiunge quando per appoggiare le teorie dei sindonofili ha il coraggio di affermare che:
"La teoria del falso medioevale trova anche a livello scientifico e a livello storico molte contraddizioni e noi dobbiamo  trovare qualche appoggio e sentire altri punti di vista per poter progredire"
Peccato che le contraddizioni siano praticamente quasi tutte a sfavore della veridicità e che, se è chiaro che la sindonologia pur di trovare appoggi è disposta a tutto (dagli esperimenti truffa di Kuznetsov ai più recenti templari della Frale) un  po' meno è comprensibile quel dover sentire altri punti di vista per progredire dato che lo sport preferito dei sindonologi è quello di citarsi acriticamente l'un l'altro, oltre che, salvo casi più unici che rari, apparire senza contradditorio alcuno.




Lombatti diplomaticamente cerca di svicolare dall'accusa di Brachino di contestare le sue affermazioni dicendo invece di voler puntualizzare, ma non appena attacca il lavoro di Frei sui pollini si becca dallo stesso dallo stesso giornalista dell'integralista (siamo all'apoteosi). In effetti i sindonologi cercano ancora di spacciare il lavoro di Frei come una prova provante, peccato che, sottolinea Lombatti, non solo dei sessanta pollini individuati dal perito svizzero che, per inciso, non era un botanico, solo quattro sono stati confermati e che addirittura un palinologo dell'Università di Altlanta sostiene che con i mezzi utilizzati per le indagini (microscopio ottico) anche su quei quattro permangono forti dubbi. Peraltro, aggiungo io, la Sindone è stata esposta a numerose ostensioni durante le quali è stata addirittura toccata da stoffe (fazzoletti, stracci e quant'altro), specie nel passato, di numerosi pellegrini (reliquie da contatto) quindi al di là delle metodologie di Frei, che persino i sindonologi sono costretti a ammettere siano vecchie di trentanni sottintendendone la pochezza, la presenza di pollini particolari e tutt'altro che una prova provante. 
Si arriva al nuovo cavallo di battaglia dei sindonologi : la grande luce, o se vogliamo la scarica elettrica (sicuramente superiore ai 100.000 volts) che avrebbe emanato il corpo di Cristo nel momento della resurrezione. Per farlo il professor Fanti si avvale di un generatore Tesla in vendita nei migliori negozi di giocattoli. Il lavoro è stato pubblicato su una rivista scientifica di cui non riesco a carpire il nome, Fanti purtroppo tende a mangiarsi le parole (mi ricorda l'avv. Ghedini), si attendono repliche dalla comunità scientifica, siano esse positive o meno. La cosa che non si capisce bene, credo a causa dei ristretti tempi televisivi, sia perché prima parla di riproduzione di piccoli oggetti (monete) e poi mostra la figura delle mani, decisamente più grandi. Ad ogni modo l'ing. Fanti insiste sempre nell'escludere la presenza di pigmenti.
E' la volta dell'antropologo Delfino, per chi non lo sapesse uno scettico, che presenta un metodo abbastanza semplice di riproduzione del telo sindonico attraverso il surriscaldamento di un bassorilievo su cui viene appoggiato un telo di lino. In pochi secondi l'immagine si forma. Purtroppo la regia non è in grado di invertire l'immagine in negativo e quindi la presentazione di Delfino, se mi si consente, va un po' a farsi benedire. Inoltre   il metodo del dott. Delfino ha il difetto che l'immagine si vede su entrambe i lati del telo, caratteristica che non pare (anche se si accende un breve dibattito sul caso), essere della Sindone.


Continua...

martedì 4 maggio 2010

Pomeriggio 5 e la Sindone - parte 1


Per motivi di lavoro non ho potuto vedere la puntata di Pomeriggio 5 sul caso della Sindone. Sono riuscito a farmela registrare e, dopo averla vista, mi sono detto perchè non fare una piccola cronaca del dibattito.
Prologo:
  • Ore 16:17 partono i titoli di apertura dopo i quali la conduttrice, Barbara D'Urso  presenta subito gli argomenti tra cui spicca ovviamente quello della Sindone. Si comincia però con i racconti dei reduci del Grande Fratello, malmenati o maltrattati in varie occasioni. Sotto, in sovrimpressione  scorre la scritta "Vita da Star: che Fatica!". Star? Fatica? Se il buon giorno si vede dal mattino siamo a posto.
  • Ore 16.52 si continua con l'inutile il gossip commentando le foto di Marina Stella, altra star di prima grandezza del panorama cinematografico mondiale.
  • Ore 16.54 si passa a "Pupe e secchioni" ennesimo (un)reality delle reti Mediaset dove la parte del deficiente deve essere naturalmente interpretata dalla bella svampita. Il tutto dura un paio di minuti 
Finalmente inizia questo interessante programma di approfondimento sulla Sindone che per lo meno gode della rarità di avere tra gli ospiti anche alcuni assertori della non veridicità della reliquia in oggetto: il Dott. Lombatti e il Professor Delfino Pesce. 
Barbara d'Urso, come del resto la trasmissione, trova la sua dimensione ideale tra i beati beoti partoriti dai programmi televisivi e quando deve avere a che fare con studiosi se possibile risulta ancora più irritante e inadatta ma tant'è.
Si parte con la presentazione degli ospiti, quindi con un breve documentario dove si mettono subito in risalto le tesi dei sindonologi nonché le convergenze tra scritture e Sindone, tralasciando ovviamente che le scritture non sono assolutamente univoche nel descrivere la passione e che da un punto di vista storico sono fonti secondarie delle quali non si ha nemmeno la certezza dell'identità degli autori.
Il primo a parlare è  il professor Nello Balossino, docente di informatica, che ovviamente parla della tridimensionalità dell'immagine Sindonica: nulla da dire senonché l'immagine tridimensionale del presunto volto di Cristo  così come è presentata sembra confermare che si tratti di un bassorilievo, a meno che non si ammetta che la tridimensionalità della Sindone sia piuttosto relativa.
Uscendo dal suo campo Balossino parla di assoluta mancanza di pigmenti nella Sindone, spalleggiato in questo dall'altro sindonologo Professor Fanti.  Antonio Lombatti ribadisce che il dato è contestato ma la discussione viene prontamente deviata introducendo la riproduzione fatta dal Professor Luigi Garlaschelli.
Al termine del filmato la parola viene data ad un irridente Bruno Barberis che pur non avendo alcun dato del lavoro compiuto dal docente pavese, già ne sentenzia il fallimento.
Interviene di nuovo Lombatti che specifica come il centro di sindonologia torinese detenga una sorta di monopolio sulle analisi che dunque non possono, come si dovrebbe, essere messe alla prova di contro-analisi effettuate da scienziati non "allineati". Lombatti, a mio avviso, in questo frangente commette un errore  (comprensibile dato il clima dello studio), specificando (a ragione) che gli scienziati dello Sturp indossavano grossi crocefissi, alludendo al fatto che molto probabilmente tali studiosi non erano equidistanti ma al contrario impegnati a trovare solo elementi a favore. Un errore, perché l'accusa così posta risulta debole e allo spettatore medio, ignorante della storia e dei metodi dei sindonologi, rischia di apparire pretestuosa (mentre per i sindonofili rimane appiglio per attaccare Lombatti come del resto ha prontamente fatto nel suo blog il vaticanista Tornielli che nel suo amore per il copia-incolla si è dimenticato di riportare una frase di Lombatti che rendeva il tono scherzoso di un post).

un "tridimensionalissimo" bassorilievo 
E' il momento del giornalista Claudio Brachino, noto volto del peggior telegiornale italiano che si auto professa neutrale ma volge immediate critiche a Lombatti asserendo che il mistero della Sindone si è infittito proprio grazie alla Scienza. Un po' come dire: prima pensavamo che il mondo fosse stato fatto da Dio in 6 giorni oggi, dal momento che ci ha messo il becco la Scienza, la storia si è decisamente incasinata. Sconcertante.
Il discorso poi si sposta sul sangue e sul siero che i sindonologi danno per scontato ci sia, anche se, come sottolinea Lombatti, non solo non ci dovrebbe essere ( i cadaveri non sanguinano e stando alle varie reliquie doveva essere stato terso dal sudario di Oviedo) ma anche qualora se ne accettasse la presenza non si capisce perché debba cadere dall'alto verso il basso dato che la salma era reclinata. Inoltre, aggiungo io, non si capisce perchè sanguina copiosamente la fronte e non le ferite dovute alle sferzate.
Interviene di nuovo Brachino definendo sterile il discorso del sangue e con grande solerzia sposta il discorso sui pollini di Max Frei.

Continua...


martedì 30 marzo 2010

Il copia incolla di Tornielli


Avevo, a suo tempo, dimostrato come l'articolo sulla Sindone estratto dal libro di Tornielli, fosse, come spesso accade per i sindonologi pieno di una serie di informazioni tendenziose e soprattutto confutabili. D'altra parte il loro ragionamento si basa sul fatto che, poiché alcune cose non sono (ancora) spiegabili o ricostruibili, allora  la loro deve per forza essere l'unica risposta veritiera. A causa del frettoloso quanto ironico post in cui mi sono dedicato a smontare le tesi riportate da Tornielli, peraltro trite e ritrite, sono poi stato attaccato sul blog del medesimo, naturalmente da persone che si nascondono dietro l'anonimato, e deriso, al limite, di essere un semplice perito agrario, giusto per sottolineare i metodi di persone che si vantano di avere cultura superiore.
Purtroppo come immaginavo, almeno da ciò che si desume leggendo sul web (non ho ancora acquistato il libro) nel lavoro di Tornielli non c'è granché di nuovo anzi, a quanto pare, il vaticanista del Giornale, non si è limitato a citare le fonti, ma le ha copiate parola per parola come ad esempio si può vedere qui. Un piccolo sforzo in più lo poteva fare Tornielli, che pure è dotato di una buona dialettica. Peccato per lui: un'occasione persa e un fianco esposto agli attacchi avversari. Ma tant'è.
Ritornando al mio post , benché fossero contenute anche provocatorie teorie, che nei commenti ho specificato non hanno alcuna valenza storico scientifica ma sono congruenti tanto quanto quelle espresse dai sindonologi, vi sono però alcune considerazioni che considero tuttora valide. 
Tornielli, ad esempio, insiste sulla legge di gravità e sulla distinzione del sangue arterioso e venoso, come del resto sulla sovrapponibilità del volto sindonico con le icone bizantine (sic!). 

La scoperta di una legge o di un fenomeno è di fatto la piena comprensione che l'uomo ottiene degli stessi, il che non preclude affatto che questi non funzionassero prima o che l'uomo non fosse in grado di sfruttarli o riprodurli. Nelle innumerevoli battaglie del passato, i guerrieri  (o i cerusici)  avevano certamente individuato che colpi inferti in punti particolari del corpo umano causavano sanguinamenti a getto e altri no (colature ematiche), come del resto che i cadaveri non sanguinano e via dicendo. Ciò significa che pur non comprendendo i motivi del diverso tipo di sanguinamento, le diverse tipologie di colatura ematica potevano tranquillamente essere riproducibili o sfruttabili: pensiamo ai sistemi di tortura e alla accuratezza con i quali i boia creavano le loro infernali macchine, atte a prolungare la sofferenza e l'agonia il più a lungo possibile). Se volete leggere un gustoso approfondimento vi consiglio la lettura dell'articolo di Gian Marco Rinaldi "Quando le mele cadevano all'insù".

Insomma, ancora niente di nuovo sotto il sole, e credo che non ce ne sarà a lungo a parte altri libri che tratteranno sempre le stesse cose, referenziandosi ai medesimi autori, e magari e perché no, pubblicati in occasione di qualche ostensione particolare. 


mercoledì 3 marzo 2010

Superman Tornielli e le solite storie sulla Sindone


Oggi è apparso l'ennesimo articolo "fuffa" sul caso della Sindone di Torino, ad opera questa volta del noto Vaticanista de "Il Giornale" . Ho deciso di divertirmi a ribattere i passaggi dell'articolo, inserendo qualche rimando ad articoli che confutano le vetuste quanto bislacche tesi in esso riportate. Iniziamo:
Ipotizziamo pure che il suo sconosciuto autore, questo abilissimo falsario, abbia cosparso il telo con pollini di sicura provenienza mediorientale, con fiori che sbocciano a Gerusalemme in primavera, perfettamente congruenti con quelli che saranno ritrovati nei sedimenti fossili del lago di Genesareth.
Diamo per certo che certo che il fatto che i pollini ritrovati fossero congruenti a quelli fossili ritrovati nei pressi di Gerusalemme, ciò non proverebbe assolutamente nulla. Purtroppo però l'articolo inizia già zoppicando, perché la presenza di tali pollini è messa in dubbio addirittura da alcuni sindonologi e dai loro rilievi successivi. (leggi qui). Ad ogni modo, basta leggere qui per farsi un idea di questa teoria.
Ipotizziamo che vi abbia aggiunto tracce di aloe e mirra, nonché lo abbia «impolverato» con un tipo di carbonato di calcio (aragonite) del tutto simile a quello ritrovato nelle grotte di Gerusalemme, e sia riuscito anche a procurarsi due piccole monete coniate nel 29 dopo Cristo sotto Ponzio Pilato da mettere sugli occhi del cadavere.
La storia delle monete non ha alcun senso scientifico ed è stata già da tempo smontata (qui, o più dettagliatamente qui). L'aragonite non è un minerale raro tipico delle grotte di Gerusalemme (il nome deriva addirittura da un comune della Castiglia: Molina de Aragon).
Ammettiamo ancora che lo straordinario truffatore abbia esplicitamente richiesto, a chi lo aiutava nell’impresa, di realizzare sul telo una cucitura laterale identica a quelle esistenti su stoffe ebraiche del primo secolo rinvenute a Masada, un’altura vicino al Mar Morto.
Il telo Sindonico non ha nulla a che vedere con le stoffe di Masada, si veda il blog di Antonio Lombatti  qui, qui, qui e qui. E dello stesso Lombatti anche qui
Anche ammettendo tutto questo, però, il nostro ipotetico truffatore rimane una figura piuttosto evanescente. Nel Medio Evo nessuno poteva avere le nostre conoscenze archeologiche e storiche sulle modalità della flagellazione romana e della crocifissione. La memoria delle circostanze e delle tecniche utilizzate nel I secolo per castigare i condannati alla morte in croce era del tutto perduta mille anni dopo.
Possibile, anche adesso non siamo messi bene sulle tecniche di crocifissione, ma affermare che nel medioevo si erano "del tutto" perse le tecniche è un tantino azzardato. L'unico  reperto archeologico in nostro possesso, ad ogni modo, non sarebbe compatibile con quello della Sindone. 
L’eventuale falsario medievale non avrebbe potuto raffigurare Cristo con particolari in aperto contrasto con l’iconografia della sua epoca. Ad esempio la corona di spine, che sul lenzuolo è del tipo «a casco», mentre la tradizionale iconografia ce la presenta come una corona aperta sopra. O il fatto che nella Sindone vi siano i segni del trasporto sulle spalle della sola trave orizzontale, il patibulum, mentre la tradizionale Via Crucis rappresenta sempre il Nazareno mentre porta la croce tutta intera. O ancora il particolare dei chiodi infissi sui polsi e non sul palmo delle mani come si vedono invece in tutta l’iconografia.
E chi ci dice che la "tradizionale iconografia" non sia veritiera del tutto o in parte e che dunque, ad esempio il casco avrebbe dovuto davvero essere una corona di spine, e quindi ci sia un banale errore del falsario?
L’autore dell’eclatante «falso» avrebbe poi dovuto immaginare o prevedere con notevole anticipo l’invenzione del microscopio, avvenuta alla fine del XVI secolo, per poter aggiungere elementi invisibili ad occhio nudo, i quali sarebbero stati scoperti soltanto diversi secoli dopo: i più volte citati pollini mediorientali, terriccio, il siero, gli aromi per la sepoltura, l’aragonite con lo stesso tasso di impurità che si riscontra nelle grotte di Gerusalemme. Tutti elementi invisibili all’occhio del pellegrino medioevale, destinatario del presunto inganno.
Esilarante deduzione!  Considerando che molte cose che sono state trovate, ci sarebbero state comunque o, non hanno alcun valore, come dimostrato prima. Dimenticavo gli aromi per la sepoltura: cosa ci sarebbe di strano nell'utilizzo di tale sostanze per l'inumazione?
Lo stesso falsario, la cui esistenza stiamo ora ipotizzando, avrebbe dovuto anche conoscere in anticipo la fotografia, inventata com’è noto solo nel XIX secolo, e pure l’olografia realizzata negli anni Quaranta del XX secolo. Avrebbe dovuto saper inoltre distinguere tra circolazione sanguigna venosa e arteriosa, studiata per la prima volta nel 1593, vale a dire molti anni dopo la comparsa del telo sindonico, nonché essere in grado di macchiare il lenzuolo in alcuni punti con sangue uscito durante la vita e in altri con sangue fuoriuscito post-mortem. Avrebbe inoltre dovuto sapere rispettare, nella realizzazione delle colature ematiche, la legge della gravità, che è stata scoperta soltanto nel 1666.
La sindone di Garlaschelli effettuata con tecniche possibili nel medioevo ha le stesse caratteristiche. Il fatto che   il falsario non conoscesse la gravità non significa che questa non funzionasse! Ad ogni modo non funziona con i capelli, che stranamente sono impressi anche sul davanti mentre in una salma sdraiata ciò non sarebbe dovuto accadere, a meno che il volto non fosse semplicemente un bassorilievo.
Che dire, dunque? Come minimo, questo nostro ipotetico falsario medioevale doveva essere dotato di poteri paranormali. Un vero «superman», in possesso di conoscenze scientifiche, mediche, anatomiche, storiche e archeologiche che sarebbe riduttivo definire al di fuori del comune. Avrebbe dovuto avere capacità e mezzi davvero eccezionali per produrre l’immagine sul telo. Com’è concepibile che un uomo di tale sovrumana intelligenza, di ingegno così elevato, inventore con così largo anticipo del microscopio, della fotografia, dell’olografia nonché scopritore della legge di gravità, sia rimasto completamente sconosciuto ai suoi contemporanei come pure ai posteri, dato che non ne conosciamo il nome?  E perché mai una persona così straordinariamente intelligente, che si era spinta persino a «spolverare» la Sindone con minerali simili a quelli presenti nelle grotte di Gerusalemme, così raffinata da saper riprodurre, fin nei particolari più piccoli, gli usi e i costumi della Palestina del I secolo, avrebbe commesso un errore madornale e grossolano: quello di servirsi per la sua falsa reliquia di un telo tessuto fresco fresco in epoca medioevale? Come si concilia la diabolica intelligenza del nostro falsario superuomo, capace di procurarsi i pollini tipici della primavera palestinese, capace di riprodurre le macchie di sangue dimostrando conoscenze di un anatomopatologo moderno, con una «svista» di tali dimensioni? Un perfezionista con qualità sovrumane sarebbe dunque caduto su di un’ovvietà, dimostrandosi all’improvviso non più un mostro di bravura, ma di sbadataggine: invece di procurarsi del tessuto antico, coevo all’epoca di Gesù, invece di cercare stoffe del I secolo sulle quali sbizzarrirsi per riprodurre l’immagine del corpo crocifisso, si sarebbe accontentato di servirsi di una Sindone appena tessuta.
La storia del telo sindonico è ancora lontana dal poter essere ricostruita, per cui gli azzardi sono continui. Ipoteticamente si potrebbe pensare che il falsario, probabilmente di Bisanzio, vera fucina di false reliquie, avesse utilizzato un telo di provenienza palestinese. Quanto agli usi e costumi particolari della Palestina del I secolo neppure Tornielli ne sa molto visto che i vangeli a tal proposito non sono coerenti (qui), mentre, ad esempio gli scavi archeologici hanno fornito usi diversi da quelli adottati per la sindone (qui).
Ma c’è di più. Siccome è indubbio che quel lenzuolo abbia avvolto per un numero determinato di ore un cadavere, sarebbe stato impossibile per lo spregiudicato falsario omicida – sì omicida, perché doveva ammazzare il povero Cristo usato come modello allo stesso modo in cui era stato ammazzato Gesù – riuscire a trovare una vittima il cui volto fosse congruente in diverse decine di punti con le icone di Cristo diffuse nell’arte bizantina. Egli avrebbe soprattutto dovuto pestare a sangue il suo malcapitato modello in maniera adeguata, in modo da ottenere determinati gonfiori del viso riprodotti nelle icone. Ne avrebbe probabilmente dovuti uccidere parecchi prima di raggiungere il suo scopo. Non dunque un falsario assassino, ma un falsario serial-killer.
Magari era un semplice cadavere, o magari il falsario aveva davvero assassinato il suo modello. Oppure come Garlaschelli non ha ammazzato nessuno. Quella dei gonfiori presenti nei volti delle icone bizantine è semplicemente una bestialità, come del resto lo è il concetto del pestaggio "in maniera adeguata": non stiamo parlando di Iperrealismo ma di Arte Bizantina dove i tratti sono piuttosto elementari (sebbene assai pregevoli) e dove non esiste alcuna forma di prospettiva.
Non soltanto un mostro di bravura, ma un mostro e basta, capace di riprodurre sul cadavere della sua vittima, colpevole soltanto di assomigliare a Gesù, particolari difficilmente ottenibili, come i pollici ripiegati all’interno del palmo e la posizione più flessa di una gamba rispetto all’altra. Anche procurare alla vittima, ormai deceduta, una ferita del costato con una lancia romana, facendone uscire sangue e siero separati, non è assolutamente un esperimento facile da compiere.
Ma anche un'altezza improbabile per l'epoca. Poi, perché la lancia dovrebbe essere romana? Da cosa si dedurrebbe? Per il pollice flesso un bel articolo di confutazione lo trovate qui
Altrettanto arduo sarebbe stato mantenere il cadavere avvolto nel lenzuolo per una trentina di ore impedendo il verificarsi del fenomeno della putrefazione. Infine, sarebbe stato impossibile togliere il corpo dal lenzuolo senza il minimo strappo o il più lieve spostamento che avrebbero alterato i contorni delle tracce di sangue.
Sempre che si sia trattato di un cadavere; sempre che si tratti di sangue.
Possiamo dunque concludere che la realizzazione artificiale della Sindone ci appare impossibile ancora oggi, o meglio ancor di più oggi, come onestamente riconosceva al termine della sua vita il professor Luigi Gonella, affermando «la Sindone è un oggetto che non dovrebbe esistere», e nessuno di coloro che hanno creduto di smascherare il presunto «falso» è mai riuscito a ottenere un’immagine davvero simile per ricchezza di particolari. 
Vero, la Sindone è un oggetto che non dovrebbe esistere, ma all'interno di una chiesa, venerata come fosse una reliquia (ma c'è da dire che la Chiesa, pur sfruttandola economicamente, non lo riconosce ufficialmente come il telo che avvolse Gesù).
Altrettanto vera l'ipotesi che forse, a forza di ripetere le stesse balle, la gente si convinca che è verità.

giovedì 7 gennaio 2010

Sindonologia: quando sbagliare è umano e perseverare è religioso - parte quinta


Delineata la figura di Dimitri Kouznetsov e rimandata ad altre più complete fonti la disamina sulla metodologia di Kouznetsov, rimane un ulteriore punto da affrontare: come l'hanno presa i sostenitori della veridicità della Sindone?
Bene, la cosa strabiliante è che praticamente in nessun sito pro sindone vi sono smentite ufficiali, ravvedimenti, correzioni. Kouznetsov continua ad essere citato, insieme a Garza Valdes e ad altri come se nulla fosse accaduto. Come nel più classico dei casi di tradimento, in tal caso al metodo scientifico, negare, negare e negare ancora.

Vediamo qualche esempio:

lunedì 4 gennaio 2010

Sindonologia: Quando sbagliare è umano e perseverare è religioso - parte quarta

In questa parte verranno narrate le gesta di uno dei più controversi personaggi del modo della sindonologia, un uomo che per qualche tempo fu definito con enfasi "il salvatore della Sindone". Sto parlando di Dimitri Kouznetsov, uno scienziato (?)  russo che sosteneva di avere fatto esperimenti tramite i quali la principale prova che definiva il telo Sindonico un artefatto del XIV sec, ovvero il C14, era inutilizzabile a causa dell'inquinamento cui lo stesso tessuto era stato sottoposto per anni, in particolare a causa del famoso incendio del 1532.

mercoledì 16 dicembre 2009

(Ri)-Scoperta una "sindone" del primo secolo



Un gruppo di archeologi ha dichiarato di aver trovato un telo di sepoltura risalente ai tempi di Gesù e che non somiglia affatto alla tessitura della Santa Sindone. Lo segnala oggi la BBC.
La notizia però non è nuova; anzi.
Il consiglio è quello di andare sul blog di Antonio Lombatti, Pseudoscienze Bibliche il tema è trattato in varie parti. Basta cliccare sul titolo dell'articolo per essere direzionati nell'apposita pagina:

venerdì 20 novembre 2009

Sindonologia: quando errare è umano e perseverare è religioso – parte terza


Continuiamo con la rassegna dell'approccio metodologico della Sindonologia al fine di provare che la Sindone non sia una riproduzione medievale bensì il lenzuolo del Cristo. E' però giusto fare, a questo punto un paio di precisazioni: non tutti i Sindonologi accettano le varie teorie proposte, in altre parole quando dico che la Sindonologia propone, ad esempio, la "teoria delle monetine" non vuol dire che tutti i Sindonologi sono d'accordo, semplicemente che qualcuno di essi si fa promotore della suddetta teoria.  Seconda precisazione, non vi sono riferimenti bibliografici perchè scopo di questi articoli è esclusivamente quello di fare una valutazione del modus operandi.

lunedì 12 ottobre 2009

Sindonologia: quando errare è umano e perseverare è religioso – parte seconda

Metodi e Teorie 
L’utilizzo arbitrario delle fonti da parte della sindonologia si riflette anche nei metodi di ricerca, improntati più al sensazionalismo e all’autoconvincimento che altro. Apro una parentesi di merito su quest’ultimo aspetto che è paradossale: la fede, in quanto tale non dovrebbe aver bisogno di un supporto scientifico e dunque, che la Sindone sia o meno il lenzuolo che avvolse Cristo, per chi crede nella forza e nel valore delle reliquie, non dovrebbe far alcuna differenza. Il tentativo di provare l’autenticità, anche in modo disonesto denota una totale mancanza di fede e da facoltà al non credente di pensare che vi siano interessi ben più terreni e meno nobili. D’altra parte la scienza, nello specifico, non mira a screditare la fede cristiana in quanto tale e di fatto sarebbe davvero poco scientifico affermare che Cristo non è esistito o non è Dio solo per il fatto che la Sindone sia un falso medioevale.
Ritornando sul tema, negli anni si sono succedute una tale quantità di teorie a supporto dell’autenticità della Sindone che non è francamente possibile riportarle tutte, ma poiché il fine è quello di giudicare l’approccio metodologico riporterò quelle più clamorose.
  • I Pollini

In modo veloce citeremo il caso dei pollini, a detta dei sindonologi identici alla flora unica presente in Palestina. Come prova storica, la presenza di pollini compatibili con quelli dell’area palestinese non ha nessuna rilevanza anche perché tale presenza potrebbe essere frutto di inquinamento. Inoltre l’unicità della flora palestinese è, al solito, tutt’altro che provata.  Anzi, il  perito citato dai sindonologi, Max Frei-Sulzer, era già abbondantemente caduto in disgrazia (una sua perizia condannò un innocente alla pena dell'ergastolo) e i suoi metodi dichiarati superati. Oltretutto le sue analisi sono state spesso dibattute da alcuni sindonologi che nel ripetere la perizia ottennero risultati non compatibili.  Quando i campioni rilevati hanno dato risultati in linea con le teorie dei sindonologi , per uno "strano" caso sono poi andati perduti cosa che ha fatto venir meno il principio di ripetibilità di un esperimento, principio cardine della scienza moderna.
  • I Batteri e il rivestimento bioplastico

L'anno successivo alla datazione del Radio Carbonio, nella storia della Sindone entra un controverso personaggio: Leoncio Garza Valdes. Il personaggio, un medico Texano, propose una nuova teoria affermando di aver scoperto, attraverso lo studio di alcune mummie egizie, che i tessuti potevano rivestirsi di sostanze bioplastiche prodotti da alcuni microorganismi. Poiché nel effettuare una radiodatazione  si era verificata una discrepanza significativa tra l'età della mummia e le bende che l'avvolgevano, un errore di circa cinque secoli. La teoria se confermata, sarebbe stata una vera e propria rivoluzione nella metodologia di datazione del C14, un passo avanti per la scienza, senonché per Garza Valdes il rivestimento bioplastico che avrebbe dovuto rivestire la Sindone doveva rappresentare il 60% del totale: in pratica la Sindone doveva essere composta da due terzi di rivestimento e da un terzo di lino. Nel 1994, Garza Valdes tentò su un campione della Sindone l'applicazione della sua teoria applicando una soluzione enzimatica per rimuovere il rivestimento. L'esperimento fallì miseramente e né del metodo del medico texano, né del medico stesso si hanno avute più notizie in ambito scientifico. O meglio, le notizie permangono solo nei siti di critica e nei siti pro sindone, dove in genere il fallimento viene taciuto.

Nel prossimi capitoli vedremo la teoria delle monete e il caso Kuznetsov


venerdì 9 ottobre 2009

La sindone riprodotta


Ecco le immagini dell'esperimento effettuato da Luigi Garlaschelli il cui resoconto è ampiamente descritto nel blog di Simone Angioni, che tra l'altro si è prestato come modello per il corpo (ricordiamo che per il volto è stato utilizzato un bassorilievo) . La foto in alto mostra il confronto tra il presunto lenzuolo funebre del Cristo, conosciuto come Sindone e la riproduzione con metodi compatibili con le conoscenze del 1300, mentre qui sotto i negativi, scelti in genere per evidenziare l'immagine che in positivo risulta molto sbiadita.



Le linee che caratterizzano l’artefatto di Garlaschelli sono decisamente più evidenti, e d’altra parte per quanto invecchiato artificialmente, non è facile dimostrare i secoli di storia del lenzuolo sindonico. Questo però, a mio avviso rende ancor più evidente la sensazione per cui anche alla metà del 1300, quando la Sindone fece la sua comparsa nella Storia, tutti la identificarono come una semplice rappresentazione.

mercoledì 7 ottobre 2009

Sindonologia: quando errare è umano e perseverare è religioso - parte prima

Le Fonti

sindoneLa Sindonologia vorrebbe essere una scienza preposta allo studio di una delle più importanti reliquie della cristianità, la Sacra Sindone, ovvero il lenzuolo che avrebbe avvolto il corpo senza vita del Cristo, dopo la sua deposizione dalla croce e la conseguente inumazione.
Sottolineo il “vorrebbe”, in quanto troppo spesso gli studiosi di questa materia sono caduti in errori banali e figuracce storiche.
Ovviamente, la Sindologia parte dall’assunto che la Sindone sia autentica ed in base a ciò cerca in ogni modo di far corrispondere le testimonianze e i ragionamenti con i dati rilevabili sul lenzuolo stesso.  Fin qui nulla di particolarmente strano, visti i tempi,  senonché i sindonologi tendono ad usare più che la scienza, la fantasia, arrivando spesso a inventare dati a supporto delle proprie teorie, se non addirittura a mascherare o alterare reperti. Fortunatamente un nutrito gruppo di esperti e di scienziati riescono sistematicamente a sbrogliare la situazione, smontando le strampalate teorie, smascherando prove fasulle e, finanche, finti scienziati, sebbene vada per onestà specificato che si tratta sempre di disquisizioni che si basano sui medesimi dati, mancando la possibilità di effettuare esami scientifici approfonditi, visto il valore religioso della reliquia.

Procediamo con ordine, e vediamo cosa sappiamo per certo della Sindone, ovvero quali sono le fonti storiche.
Innanzitutto ai sindonologi mancano fonti primarie; nessuno infatti, possiede una testimonianza diretta degli avvenimenti relativi alla crocefissione del Cristo: la Sindone compare improvvisamente verso la metà del XIV secolo e stranamente, la Chiesa che fino ad allora aveva tenuto un atteggiamento piuttosto permissivo sull'uso delle reliquie, si espone nei confronti della reliquia in modo critico e negativo circa la sua autenticità. Se inizialmente infatti pare non occuparsi nessuno del Sacro Lenzuolo, improvvisamente il 28 luglio 1389 Papa Clemente VII (papa avignonese che aveva giurisdizione in Francia, poi classificato come antipapa) invia una Bolla dove specifica che :
"Exhibita siquidem tue petitionis series continebat, quod nuper dilecto filio nostro Petro, tituli sancte Susanne presbytero cardinali, pro parte tua exposito, quod olim genitor tuus, zelo devotionis accensus, quandam figuram sive representationem sudarii domini nostri Iesu Christi, liberaliter sibi oblatam, in ecclesia beate Marie de Lireyo, Trecensis diocesis, cuius ipse fundator extitit, venerabiliter collocari fecerat; et quod demum, domino permettente, partes illas guerris et mortalitatum pestibus graviter concuti, figura sive representatio huiusmodi, etiam ad mandatum ordinarii loci et ex aliis certis causis, de dicta ecclesia beate Marie ad alium tutiorem locum translata et decenter usque tunc recondita extiterat et venerabiliter custodita"
Bissata da un'altra Bolla datata 6 gennaio del 1390 inviata al Capitolo di Lirey ,  nella quale comunica:
"Nos igitur circa modum ostensionis huiusmodi, ad omnem erroris et ydolatrie materiam submovendam, de oportuno remedio providere curantes, volumus et tenore presencium auctoritate apostolica statuimus et ordinamus quod, quotienscumque contigerit, decanus et capitulum predicti et alie persone ecclesiastice huiusmodi figuram seu representacionem ostendentes et in huiusmodi ostensione presentes, quandiu ostensio ipsa durabit, capis, superpelliciis, albis, pluvailibus vel aliis quibuslibet indumentis seu paramentis nullatenus propterea induantur, nec alias solemnitates faciant, que fieri solent in reliquiis ostendendis; quodque preterea torticia, facule seu candele minime accendantur, nec luminaria quecumque ibidem adhibeantur; quodque ostendens dictam figuram, dum maior ibidem convenerit populi multitudo, publice populo predicet et dicat alta et intelligibili voce, omni fraude cessante, quod figura seu representacio predicta non est verum sudarium Domini nostri Jhesu Christi, sed quedam pictura seu tabula facta in figuram seu representacionem sudarii quod fore dicitur eiusdem Domini nostri Jhesu Christi."
Riassumendo, ordina di non presentare la reliquia come il vero sudario ma come mera rappresentazione. Con riferimento a queste Bolle i sostenitori dell’autenticità, si appellano alla fede, dichiarando che Clemente VII, come già segnalato fu classificato Antipapa e non sarebbero valide. Sarebbe tuttavia più onesto analizzare il contesto storico della cattività Avignonese e, al di là dell’ovvia opportunità politica del Vaticano di scegliere la linea di successione romana rispetto a quella francese, ricordare ad esempio, che furono gli stessi vescovi che elessero il lunatico Urbano VI sotto il grido “ lo volemo romano (…)”, che pentiti lo deposero, eleggendo Clemente VII.
Procediamo con le fonti: alcuni sindonologi sostengono che esista documentazione precedente al XIV secolo e sarebbe cosa vera se si accettasse l'idea che Sindone e Mandylion di Edessa siano la stessa cosa. Tuttavia, anche in questo caso, le fonti primarie che accerterebbero la cosa non esistono, anzi. Anche l'Immagine di Edessa, scomparsa nel 1204 a seguito della sciagurata IV Crociata, infatti, non possiesede testimonianze dirette chene certifichino l’esistenza dal I secolo, ma fa la sua comparsa in documenti scritti  solo nel 554, da cui però si evince trattasi di leggenda. Il Mandylion era comunque catalogato tra le reliquie di Costantinopoli e sarebbe piuttosto strano che in quella minuziosa opera di archiviazione, nessuno si rendesse conto che oltre al "volto" c'era fronte e retro di un'intera figura umana.  Si aggiunga poi che nel racconto di Robert de Clary sugli avvenimenti della IV Crociata (1202-1204) vengono citate entrambe le reliquie come due cose distinte.  Ad ogni  modo è stata la stessa Chiesa Cattolica a sbugiardare questa tesi, e vista la convenienza che ne deriverebbe nel confermarla, possiamo stare certi che il Mandylion e la Sindone non sono la stessa cosa.
Codice PrayAltri tentativi, piuttosto deboli di trovare riferimenti prima del XIV secolo, si identificano nel codice Pray della fine del XII sec. e nel Codice Skylitze del 1100 circa. Sul primo, riprodotto qui a sinistra, i sindonologi vedono sotto l'angelo la tessitura a spina di pesce della sindone e nelle braccia incrociate del Cristo e nell'assenza dei pollici  la prova che il disegno si riferisce alla sindone. Al di là del fatto che la rigidità del presunto telo sindonico, in contrasto con la morbidezza del tessuto posto sotto la mano dell'angelo è quanto meno sospetta,  e che la posizione incrociata delle braccia del Cristo è tipica di molte raffigurazioni medioevali, nonché facilmente spiegabile con il fatto che l'artista, per ovvi motivi di pudore, doveva coprirne i genitali, ci sarebbe da fare alcune considerazioni: innanzitutto il codice Pray è un testo musicale in cui viene riportato un breve testo liturgico, quindi è tutt'altro che una fonte primaria. Inoltre rimarrebbe oscuro il motivo per cui l'artista, se voleva disegnare la sindone non la disegnò nella sua interezza o per lo meno evidenziandone la caratteristica principale (in altre parole se anche le lastre del sarcofago fossero davvero i teli, perché mai evidenziare la tessitura e non l'immagine?). Stranamente poi, l'immagine non riporta i segni della crocifissione che guarda caso sono invece riportati in immagini diverse del medesimo codice, immagini che però evidenziano la classica inchiodatura nel palmo della mano e non nei polsi come si evincerebbe dalla Sindone. Codice Skylitze L'altro codice invece, viene segnalato per un immagine, qui sopra, in genere riportata nei testi pro sindone, solo in bianco e nero. Il motivo  di questa stranezza è semplice: in bianco e nero, il mantello rosso su cui è adagiata la testa del Cristo (con gli occhi sbarrati!) appare grigio chiaro, indistinguibile dal lenzuolo su cui la stessa testa poggia, facendo sembrare che il telo sia parecchio lungo (vedi immagine qui sotto).ConfrontoI sindonologi hanno calcolato che, neanche farlo apposta, il telo è lungo circa 4 metri: come la sindone. Naturalmente questi calcoli sono abbondantemente ridicoli: dal disegno si evince chiaramente che le conoscenze artistiche del miniatore sono minime, ad esempio, la prospettiva appena accennata è comunque errata (vedasi la disposizione dei piedi), e pur tuttavia si osa immaginare che lo stesso abbia calcolato e quindi riprodotto il telo in esatta scala!

Tra le fonti, comunque non primarie, vengono spesso tirati in ballo anche i quattro vangeli Canonici, più altri cosiddetti apocrifi. Analizzando però i Vangeli troviamo delle enormi differenze circa il racconto della parte culminante della storia del Cristo, la morte e la resurrezione, appunto, rendendo praticamente nullo il valore della testimonianza per quanto riguarda i particolari.
Andiamo ad analizzare questi punti:
  • Corona di spine: La figura della sindone riporta le ferite del copricapo di spine, posto sulla testa del Cristo come corona, a scopo denigratorio. La corona è citata da Giovanni, e dei sinottici, da Marco e Matteo. In Luca non vi è alcun accenno.

  • Percosse al volto: Il volto della Sindone riporterebbe delle percosse che effettivamente vengono riportate nei vangeli Sinottici di Marco e Matteo. Luca, e Giovanni invece non citano il fatto.


  • Flagellazione: Come si può facilmente vedere dal negativo della sindone, l’intero corpo è stato flagellato, come riportato dai vangeli di Giovanni e Marco. Luca non ne parla, accompagnato da Matteo.


  • La Via Crucis: Il percorso che da Gerusalemme porta al Golgota è raccontato minuziosamente da Luca, mentre nessuno degli altri tre Vangeli ne fa minimamente accenno. A proposito, in tema di immagini sacre e via Crucis, in nessuno dei Vangeli è lontanamente citata la figura della Veronica presente tradizionalmente nella Sesta Stazione. Per un illuminante riassunto su come è nata questa santa potete guardare qui; io anticipo solo che Veronica deriva da “vera icona”.

  • Crocifissione: Qui c’è piena unanimità. Tutti i Vangeli parlano del supplizio finale; va detto tuttavia che nessuno dei vangeli si cimenta in descrizioni accurate tali da poterli confrontare con il telo sindonico. Nessun vangelo, infatti, specifica quali arti vengano inchiodati, né in che modo lo furono. Non esiste a tal proposito una letteratura che specifichi un metodo standard di come avveniva questo tipo di supplizio e gli unici reperti archeologici (il crocefisso di Giv'at ha Mivtar) fanno supporre una crocifissione assai differente da quella proposta dalla sindone e dalla tradizione, ovvero, braccia legate al palo orizzontale e sola inchiodatura dei piedi ma laterali al palo verticale.


  • Morte: qui c’è il massimo della disparità; ogni Vangelo racconta una storia diversa e, per assurdo, proprio lo scrittore dell’Apocalisse ( o per lo meno colui a cui avviene attribuita), è quello che non riporta altro che la morte. In Marco, che secondo le ipotesi degli studiosi è il primo dei vangeli scritti (priorità marciana) e quindi testo base per gli altri due sinottici, l’unica cosa che accade è  il velo del tempio che si squarcia. Luca però non lo riporta e introduce un'eclissi che storicamente e astronomicamente non ha riscontri. Il racconto di Matteo riprende sia l’eclissi che il velo squarciato, ma aggiunge un terremoto, tombe scoperchiate e resurrezioni di massa.


  • Perforazione del costato: i vangeli sinottici tacciono sull’argomento, che invece è citato dal solo Giovanni, il quale non specifica a che altezza viene, né a che altezza era posto il crocifisso, giacché, non ci crederete, ma nella stinta immagine i sindonologi sono riusciti persino a calcolare l’angolo di inclinatura con cui la lancia trafisse il costato di Gesù e in base a nessun dato sentenziare che corrisponderebbe alla realtà.


  • Deposizione: i sinottici riportano che Gesù, deposto dalla croce, fu avvolto da un lenzuolo mentre Giovanni riporta che fu avvolto in bende.  Ad ogni modo i ritrovamenti archeologici di sepolture coeve al Cristo (come sindone di Akeldamà), non presentano alcuna somiglianza con il metodo di inumazione proposto dalla Sindone. Infatti le salme venivano disposte con le mani lungo i fianchi, avvolte e quindi legate da corde.

In genere, i Sindonologi soprassiedono a queste discrepanze, né tengono debito conto di descrizioni di Vangeli apocrifi, dove vengono citate le bende, come in Giovanni, o in altri documenti dove si parla sì di lenzuolo, ma solo definendolo “candido”. Non vi è mai il minimo accenno alla figura impressa del Cristo, cosa per lo meno singolare, visto che se così fosse sarebbe un fatto di straordinaria importanza, almeno tanto quanto quella che i sindonologi attribuiscono alla Sindone ( prova dell’esistenza storica di Cristo, nonché della sua santità e resurrezione).
Nella prossima parte approfondiremo i metodi di analisi dei sindonologi e quelli della Scienza ufficiale.
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