Ad Expando

venerdì 29 gennaio 2010

I Giorni della Merla


C'è chi dice che gli ultimi tre giorni di Gennaio, detti della Merla,  siano i giorni più freddi dell'anno; per lo meno, così vuole la tradizione. Come spesso accade però non vi sono riscontri, anzi, i dati raccolti dai meteorologi ci dicono che dopo la prima decade di Gennaio, la temperatura aumenta gradualmente, tanto che la media di questi tre giorni è superiore di 0.8 C°  della media del mese. Almeno negli ultimi quarant'anni.
Come sempre interessante invece vedere da cosa la tradizione ebbe origine, anche perché se è possibile escludere che attualmente i giorni della merla non siano i più freddi, non si può non tenere conto che nei secoli addietro il nostro continente subì mutamenti climatici considerevoli, basti richiamare alla memoria le micro glaciazioni del tardo antico - alto medioevo, e più recentemente quello tra il XIV e il XIX sec, dove dati climatici precisi non ci sono o non potevano esserci.

La leggenda narra la storia di una Merla dal candido piumaggio e di Gennaio. Questi si divertiva a torturare la Merla scatenando freddo e gelo ogni qual volta il candido uccello abbandonava il nido alla ricerca di cibo. Un anno la Merla decise di gabbare Gennaio e fece provviste sufficienti per passare nel nido i 28 giorni di cui Gennaio  era costituito. Convinta di aver gabbato Gennaio la merla canto forte
"Più non ti curo Domine, che uscito son dal verno".
Fu così che Gennaio offeso, rubo da febbraio 3 giorni e colpì la Merla  uscita in cerca di cibo, con  un  tale gelo che l'uccelletto dovette, tosto, cercare un riparo di fortuna all'interno di un camino.
Fortuna volle che il caldo che saliva dal camino fu sufficiente a tenere in vita la Merla, ma la fuliggine annerì il candido piumaggio che da allora è divenuto nero (in realtà i merli maschi sono neri, mentre le femmine hanno un piumaggio bruno, ma tant'è).

La tradizione in sé nasconde una curiosità. Inizialmente l'Inverno, prima dell'introduzione dei mesi di Gennaio e Febbraio non aveva alcun mese, era semplicemente un periodo oscuro.  L'anno di fatto cominciava a Marzo.
Fu Numa Pompilio nel 700 aC, circa a inserire questi due mesi dedicati alle divinità latina Giano ed etrusca Februus.
Pare, ma non tutti gli storici concordano, che inizialmente Gennaio avesse 28 (o 29) giorni, e che in seguito alcuni giorni di Febbraio slittarono al mese precedente.

Va peraltro sottolineato che la tradizione non è uguale dappertutto e se da un lato è rimasta l'idea che i tre giorni della merla siano i giorni più freddi dell'inverno e quindi dell'anno, dall'altra i contadini traevano previsioni a seconda della temperatura: se i giorni fossero stati freddi la primavera sarebbe stata calda e viceversa. Considerazioni che ovviamente sono i contraddizione con l'assunto preposto.



giovedì 28 gennaio 2010

Matrix Images



This is your life



Who cares what came before
We were only starlight
One day, then nevermore
Because we're whispers in the wind
Once upon a time
The world was never blind
Like we are
Right now it seems
You're only dreams and shadows
If wishes could be eagles how you'd fly
This is your life
This is your time
What if the flame won't last forever
This is your here
This is your now
Let it be magical
Who cares what came before
We're only starlight
Once upon the time
All the world was blind
Like we are
This is your life
This is your time
Look at your world
This is your life

Ronnie James Dio




Beh, questa, oggi, la dedico a me e all'ultimo anno degli "enta" ;)

mercoledì 27 gennaio 2010

Io non dimentico, ma mia figlia?



Oggi, 27 Gennaio, è il giorno preposto alla memoria, un giorno per non dimenticare quanto accadde il secolo scorso, quando la follia umana si impadronì della storia e diede luogo al più grande genocidio della storia: la Shoah.
Conosco la storia per quello che mi è  stato dato di conoscere, attraverso la scuola, i libri e testimonianze  dirette di chi quel tempo lo ha vissuto. Serbo il racconto dei miei nonni e dei loro padri, del mio bisnonno fascista che si ribellò alle leggi razziali, di mio nonno partigiano che i fascisti e il loro credo non li aveva mai digeriti. Ho letto libri, invogliato dalla mia professoressa delle medie, che in me mise l'amore per la Storia, che mi raccontò come il poco tempo non permetteva altro che parlar di date e di grandi personaggi, mentre la vera Storia va scoperta nel quotidiano vivere, perché è nel quotidiano che si trova il germe dell'avvenimento o del grande che verrà.
Di pochi giorno fa, invece la notizia che negli istituti superiori in particolare negli istituti tecnici professionali lo studio della Storia e della Geografia saranno accorpati e impegneranno gli studenti per sole 2 ore settimanali e solo per il biennio.
Tutto questo in nome del risparmio, perché nel triennio le ore scenderanno a 30 o poco più a seconda della tipologia dell'istituto.
Ecco, mi chiedo se mia figlia avrà la possibilità di trovare un insegnante che gli insegni a studiare la Storia (e la Geografia) ed affinare, attraverso la memoria che essa rappresenta, il senso critico.
Sono perplesso e preoccupato.


COLORO CHE NON HANNO MEMORIA DEL PASSATO
SONO CONDANNATI A RIPETERLO

martedì 26 gennaio 2010

La Giubiana di Canzo




Giace questo paesello alle falde dell’erta e brulla montagna
a cui la somiglianza della configurazione
diede il nome di Corni di Canzo, lunati cucuzzoli,
il più alto de’ quali sorge piedi parigini 1076


al di sopra del livello del mare



Canzo è un paese di circa 5000 abitanti posto ai piedi delle Prealpi lombarde e considerato l’apice settentrionale della Brianza benché di fatto non faccia parte della neonata provincia lombarda.
Vi sono tracce di insediamenti umani che risalgono al periodo preistorico, tuttavia le prime tracce di Canzo vengono fatte risalire con certezza all’epoca Romana, benché il toponimo abbia certe origini celtiche.
Canzo è conosciuta dai lombardi per le escursioni ai Celebri “Corni” di cui la foto qui sopra e per l’acqua della sua fonte: il “Gajum” ovvero Fonte del Mallo, per via del grosso noce che sovrastava il bacino della fonte.
In questa sede però vogliamo raccontare la festa della Giubiana, che a Canzo assume un aspetto particolare ed elaborato, ricco di simbolismi e di figuranti.

La festa inizia con l’annuncio appeso nel portico del mercato circa 15 giorni prima dell’ultimo giovedì di gennaio, che recita per l’appunto:
La Giubiana de Canz, l’ultim giudei de gineè
(la Giubiana di Canzo, lìultimo giovedì di Gennaio)

Il giorno del rogo vengono fatti i preparativi per la pira sulla quale verrà giustiziata la Giubiana e quindi inizia tutta una serie di scenette lungo le strade del paese dove emergono simboli e tradizioni di chiara origine pagana. Ma entriamo nel dettaglio.
La Giubiana viene legata ad una sedia e posta su un carro trainato da un asino e scende per le vie del centro storico accompagnata da vari figuranti che elencheremo in seguito, ma soprattutto dal suono cadenzato di percussioni che creano un’atmosfera lugubre quanto grottesca.
Ad un certo punto del percorso  da una finestra del paese appare il Diavolo, figura che per il vero cambia negli anni, al cospetto del quale la Giubiana canta un’ode cui il Diavolo risponde con frasi senza senso.



A metà paese altra rappresentazione degna di nota è il bal de l’ursu e del cacciadur nella cui danza al suono di fisarmoniche e cornamuse il cacciatore doma la rappresentazione della forza bruta della natura.
Il corteo procede quindi verso la piazza centrale dove spiccano le figure dei Regiuù (gli anziani) riconoscibili dal capel (cappello, simbolo di virilità) e tabar (mantello), delle Strie (le streghe) che gettano segatura sulla folla e dagli spiriti della natura come l’Anguana, una sorta di fata benefica della tradizione alpina, creatura magica delle acque qui vestita di bianco e adornata di calicantus, l’unico fiore dell’inverno, e l’Omm Salvadech (l’uomo selvatico) che porta in mano un ramo secco e silente, dispensa doni solo a chi gode della sua simpatia.
Giunti alla Piazza si comincia il processo, dove compaiono testimoni che accuseranno la Giubiana di essere causa dei mali dell’anno passato, l’ aucat di caus pers (l’avvocato delle cause perse) che cercherà di difendere la Giubiana e il consiglio dei Regiuù che alla fine decreterà la condanna al rogo della Giubiana, con la formula :
E sicome la stabiliss la leg quaranta dal voccent sesantot
che dopo ‘l procèss gh’è la lugànega e ‘l risott,
la sentenza a la fin la pò vess pronunziada
La giubiana , stasira, ca la sia brusada!

Dopo il rogo, la festa continua con la distribuzione del risotto con la salsiccia (lugànega) e con il vin brulè.
Veniamo ora ad elencare le figure e i simboli che compaiono il corteo:
  • i Pumpier in bicicleta: hanno il compito di assicurare il corretto svolgimento del corteo facendo attenzione, logicamente a circoscrivere i pericoli derivati dalla costante presenza del fuoco. Le biciclette e la pompa-idrante a mano sono d’epoca.
  • I Buschiroo ovvero i boscaioli, con i loro attrezzi d’epoca
  • l’Alpeè, ovvero l’abitante dell’ALpe che porta le corna di caprone (i corni del bech)
  • i Pastùr, il pastore che suonano il corno
  • gli Scarenej della vicina campagna di Scarenna, storicamente legata ai contadini canzesi
  • il Carètt di paisan, il carretto dei contadini trainato da un’asino che porta la Giubiana e il Boia
  • il Traìn un carro carico di fascine di legna, simbolo dell’economia invernale
  • i Cilostar o candelieri che accompagnano incappucciati di rosso il corteo a simboleggiare la vittoria della luce sulla tenebra

  • Il Barbanegra, l’indovino che dispensa le fortune del futuro
  • le Strij picitt , le streghe che incutono paura ai bambini
  • i Diauj da la bèla vus, i diavoli dalla bella voce che intonano le odi alla Giubiana
  • i Bunn e i Gramm, letteralmente i buoni e i maligni, bimbi vestiti a seconda, di bianco e di nero, che al suono di campanelle o di percussioni improvvisate (latte e coperchi) accompagnano chiassosi il corteo
  • il Boja, l’esecutore che trappresenta l’imminente condanna
  • L’Anguana, la fata acquatica che abita ai piedi del Cepp de l’Angua, che dispensa noci agli astanti
  • L’Omm selvadech, personaggio della mitologia alpina abitante del Cimin del la Tènura
  • L’Urzu, l’orso abitante della Crota del Bavèsc simbolo della forza brutale della natura che l’uomo deve imparare a domare
  • il Casciadùr, il cacciatore preposto a domare l’orso e a farlo danzare al suono delle cornamuse
  • la Cumar de la cuntrada, che leggerà il testamento della Giubiana
  • L’Aucat di Caus Pers, avvocato delle cause perse che viene da Milano per difendere la Giubiana
  • I Regiuù, ovvero gli anziani cui nelle grandi famiglie patriarcali del recente passato si faceva riferimento per le decisioni importanti o per risolvere le controversie.
  • La Giubiana, simbolo della natura sterile che solo morendo puo rigenerare la vita, a Canzo accompagnata da alcuni simboli, come la Gamba Rossa,  a ricordare una leggenda che voleva che la Giubiana dotata di gambe lunghissime ricoperte di calze rosse scendesse dai camini a spaventare i bambini, il Buffet, simbolo dell’aria, la Moja (attrezzo da camino) simbolo del fuoco, lo zapin (zappa) simbolo della terra, e il cazul (mestolo) a simboleggiare l’acqua.

lunedì 25 gennaio 2010

D'accordo con il Vaticano !



Così afferma il Cardinal Bagnasco, presidente della CEI:
Sogno una nuova leva di politici cattolici
Che dire? A ben guardare, come dargli torto?

Scadenti e scaduti



Sparare sulla politica Italiana è peggio che sparare sulla Croce Rossa: è come sparare ai morti.
Eppure non si può che prendere atto e denunciare l'inettitudine di una Casta sempre più lontana dai cittadini da non sapere neppure più quale dei possibili candidati a disposizione gode della fiducia dei propri elettori.

Mi riferisco al caso Puglia, dove la classe dirigente del PD ha deciso di svendere la propria credibilità pur di poter confezionare un'alleanza "spartisci poltrone", con il partito dei salva indagati conosciuto con l'acronimo di UDC. Parrebbe davvero, numeri alla mano che per vincere occorra allearsi, e allora al diavolo le idee, gli ideali, gli elettori e si candidi una persona gradita all'alleato. Peccato che la classe dirigente non abbia capito che agli elettori non è gradito l'UDC.
Se laboratorio politico doveva essere la Puglia, il risultato delle analisi è chiaro: i dirigenti del centrosinistra, se mai ancora qualcuno avesse avuto dubbi, sono inetti ed incapaci di prendere decisioni vincenti.
Mi stupisco invero che qualcuno abbia ancora dubbi: questi politicanti da quattro soldi sono dei perdenti nati: perdono anche quando vincono. La loro unica vittoria è la loro inamovibilità: come mummie persistono nelle loro bare indipendentemente dai molteplici fallimenti. Se il PD fosse davvero democratico al suo interno questa gentaglia sarebbe stata già da tempo spazzata via.
Dall'altra parte non stanno meglio: la Telecrazia Berlusconiana vive del mito del suo Dux Silvio, l'unico politicante italiano con un minimo di carisma, in grado di governare; per lo meno, la sua coalizione.

Oddio... governare forse è una parola grossa, diciamo tenere assieme.
Anche perché le uscite di politici dell'area governativa o peggio, dei suoi ministri lasciano perplessi, sia per l'inconsistenza stessa delle proposte, sia per le argomentazioni a supporto che per le immancabili smentite che arrivano puntualmente entro e non oltre le quarantotto ore.
Ultimo della lista, il Ministro Brunetta, pronto a dividersi in due per raddoppiare la propria visibilità, candidandosi a Sindaco delle Serenissima senza rinunciare a essere ministro.
La sensazione, e mi si perdoni ancora la mancanza di politically correct, è che ci troviamo di fronte a nani sulle spalle di nani.
Il che, ovvio,  non è un buon auspicio per il futuro.

domenica 24 gennaio 2010

Benedetto XVI e l'abbaglio digitale

Internet, si sa, ha un potenziale incredibile ed è un dato di fatto che abbia completamente rivoluzionato la comunicazione. Ieri le notizie correvano via etere attraverso le telecamere dei telegiornali, e in seguito venivano commentate dai giornali. Con l'avvento della comunicazione digitale, sono televisione e giornali che si devono genuflettere alla potenza del Web, alla sua capacità di raccogliere testimonianze e commenti in ogni dove.
Se n'è accorta anche la Chiesa ma, forse per la prima volta in vita sua è davanti ad un fenomeno che non può controllare.
Abbiamo più volte toccato l'argomento, l'ultima volta ragionando sulle parole di uno dei pionieri della comunicazione digitale, Jaron Lanier, dove si evidenziavano le problematiche della comunicazione digitale all'interno della quale possono convivere in modo manifesto notizie completamente differenti o ambedue i lati della medaglia.
Traducendo in locuzione, possono convivere mischiati sacro e profano e, quel che è peggio, nella stessa pagina tutti gli aspetti contraddittori di una teoria, o nel caso specifico , di una religione.

venerdì 22 gennaio 2010

La Giubiana

La Giubiana (foto di Dario)


La Giubiana e'l Gianè
van in lecc cun frecc ai pè
i quand el suna mezanot
hien su a mangia ul risot.
La Giubiana la va a spass,
tuta bruta cui margasc
Tuta la gent la ga va a drè
chi pica i padei chi pica i pè.
E quand la riva in piaza gronde
tut ga fan festa grande.
E per finila in alegria
briisan lè e la stregoneria.

Come molte feste popolari le origini della Giubiana o Gibiana si perdono nella notte dei tempi e l'attuale rito è certamente frutto di sovrapposizioni di culture diverse che si sono susseguite nel territorio nel corso di millenni.
Incominciamo col dire che la Giubiana è una tradizione circoscritta al nord Italia in particolare in Piemonte e in Lombardia e consiste nel bruciare in un grande falò un fantoccio di paglia, l’ultimo giovedì di Gennaio.
Vi sono varie ipotesi sulle origini, come detto antichissime. Alcuni le fanno risalire ai Celti e ai riti propiziatori legati probabilmente alla festa di Imbolc che cade pressappoco il 1° febbraio. Etimologicamente il nome potrebbe derivare da Giunone (da cui il nome Joviana) o da Giove (jovia-giobia) visto che tra l’altro si festeggia di Giovedì. Di certo la festa capita sovente nei giorni della festività romana delle Feriae Sementinae che segnavano la fine della stagione della semina.

giovedì 21 gennaio 2010

Silvio il Breve


Forse questa volta ce la fa e c’è quasi da augurarselo. In fondo potrebbe essere il male minore, salvato il deretano, forse potrà finalmente dedicarsi al programma per la quale la gente dovrebbe averlo votato, posto che davvero ci siano persone al di là degli addetti ai lavori, che abbiano mai letto il programma dei partiti in campagna elettorale.

In fondo dall’altra parte non c’è chi lo possa contrastare seriamente: l’opposizione è infatti costituita da molluschi privi persino di un esoscheletro, o al più da forcaioli accecati, che non anziché attaccare il Premier sui fatti, sulle promesse mancate (abbattimento della pressione fiscale, sicurezza, grandi opere) , su provvedimenti populisti inutili (tessera per non abbienti), o sui costi dei pur lodevoli successi (ricostruzione post terremoto, rifiuti Campania, tutto bene, ma quanto sono costati?), preferiscono attaccarsi ai viziosi comportamenti, dei quali peraltro non si attacca per la falsa idea propugnata di “padre di famiglia”, ma bensì per le frequentazioni.


Francamente, come per il resto dell’Italia poco mi importa dei problemi coniugali di Silvio il Breve, della sua propensione alle baldracche. Al limite un po’ di fastidio mi viene pensando che voleva dare di sé l’idea dell’uomo integerrimo sostenuto dai tradizionali valori cristiani.
Magari poi, non mentiva neppure in quel caso, rifacendosi alla tradizione vaticana dei tempi di Marozia, in fondo si sa, nella religione c’è tutto e il contrario di tutto, basta scegliere la citazione o il periodo di riferimento che più soddisfa l’esigenza.
Certo fossi in Berlusconi sarei piuttosto arrabbiato con i miei collaboratori: quanti anni di governo (sic) con maggioranze inattaccabili si sono succeduti senza che riuscissero a trovare un modo per salvarlo dai guai giudiziari (ma che vuole pretendere anche lui, da gente come Bossi, Calderoli, Bondi, Gasparri, La Russa e chi più ne ha più ne metta).
Ma lodo dopo lodo, sembra che finalmente ce l’hanno fatta a studiare la soluzione: un bell’indulto mascherato.
Già perché il processo breve non risolve i problemi della giustizia, anzi.
Se giustizia non viene fatta entro breve tempo, non sarà mai fatta. Va bene il concetto del pro reo, ma forse, dico forse, un tantino si è esagerato.
Se poi consideriamo che parallelo al disegno di processo breve (“il parlamento non fa più leggi, ma disegni” citando il grandissimo Brignano), si sta portando avanti la legge del legittimo impedimento, ovvero la possibilità perpetua che un uomo di Stato possa rinviare i processi perché investito di altri compiti, naturalmente non rimandabili, come si fa a non pensare male?
Insomma, la soluzione trovata è semplice: o i tribunali riconoscono l’eventuale colpevolezza del reo in tempi brevi o quello viene assolto. Una manna per i malviventi, una domanda per noi: è così che si garantisce sicurezza ai cittadini?
 

mercoledì 20 gennaio 2010

Modificare immagini on line: con Chrome si può!


Rubo al sito Geekissimo, di cui ormai sono un affezionato lettore, una notizia veramente ottima per chi, come sta imparando a conoscere Google Chrome come browser: la possibilità di modificare le immagini tratte dal Web direttamente on line!
Tramite un componente aggiuntivo, decisamente leggero in termini di consumo di RAM, è possibile, da oggi compiere delle semplici operazioni di foto ritocco,  con un interfaccia assai simile a quella di Photoshop, sebbene ovviamente le funzioni siano ovviamente molto più limitate del celebre programma della Adobe.
L'installazione si chiama Istant Image Editor ed è scaricabile da qui, è multingue e facile da usare.
Una volta installata, per attivarla basta cliccare con il tasto destro del mouse sull'immagine da modificare, tenendo contemporaneamente premuto il tasto Alt della tastiera.



Pare che l'istallazione non funzioni con le immagini caricate direttamente ( per intenderci quelle che hanno un estensione tipo "immagine.com/immagine.jpg") . 
Per poter installare la il componente occorre prima avere l'ultima dev build di Chrome.


Come riportato su Geekissimo, non cambierà certo la nostra vita ma farà risparmiare un sacco di tempo specie a chi come me non ha altre possibilità che portarsi dietro la Chiavetta USB con tutti i programmi portable per la gestione della grafica, con l'aggravante di essere affetto da Dimentichite Sbadatosa (presto tra "Le Malattie Impossibili ... o quasi").

martedì 19 gennaio 2010

L'involuzione del CNR


Per chi non fosse ancora a conoscenza del caso, il vicedirettore del Consiglio Nazionale delle Ricerche, il CNR appunto, riporto brevemente quello che ha scatenato una rovente polemica che di fatto ha adombrato, spero per poco tempo, i molti meriti guadagnati dall'ente.demattei
Sostanzialmente, il vice direttore del CNR, professor De Mattei, storico del Cristianesimo, nonché direttore del mensile "Radici Cristiane" e convinto assertore delle teorie Creazioniste, ha deciso di sua sponte, un incontro definito informale presso la sede del prestigioso ente, tra i principali sostenitori delle idee creazioniste.
Un convegno titolato " Evoluzionismo: il tramonto di un ipotesi".
Le considerazioni di De Mattei in effetti fanno accapponare la pelle:
Trovo incredibilmente incoerente che ci si possa dichiarare cristiani ed evoluzionisti. E mi chiedo come uno scienziato su queste posizioni come Cabibbo possa presiedere la Pontifica accademia delle Scienze
  O su Adamo ed Eva:
Credo però che Adamo ed Eva siano personaggi storici e siano i progenitori dell’umanità.
D'altra parte che la nomina di De Mattei sia politica e non di merito apparve abbastanza palese, almeno per le circostanze ed è lo stesso sopraccitato direttore della Pontificia Accademia delle Scienze che ci svela
come
...de Mattei non è un biologo e non si vede a quale titolo possa fare certe affermazioni. Il fatto è che lui non risponde alla comunità scientifica, ma solo ai referenti politici che lo hanno nominato. Il presidente del Cnr è stato scelto attraverso una procedura trasparente: infatti Luciano Maiani è persona degna della massima stima. Ma i membri del consiglio d' amministrazione sono designati in base a un criterio di lottizzazione politica e i risultati si vedono.
De Mattei per inciso, insegna  all'Università Europea di Roma (legata ai Legionari di Cristo) ed è legato attraverso la Fondazione Magna Carta al PdL.

lunedì 18 gennaio 2010

Pio XII e i silenzi vaticani


Pio XII è certamente una figura controversa: lo sono stati i suoi atti, il suo modo di far politica. Da anni è al centro della polemica tra Ebrei e Cattolici, con i primi che accusano Pio XII, al secolo Eugenio Maria Giuseppe Giovanni Pacelli, di aver assistito silente a quello che è stato, a tutti gli effetti, il più grande massacro della storia: la Shoah.
Di certo Papa Pacelli fu un abile negoziatore, capace di firmare accordi importanti per rimpinguare le esauste casse vaticane: fu l'artefice del concordato stipulato con la Serbia nel 1914 e fu certamente anche grazie alla sua mediazione che il lo Stato Fascista firmò nel '29 i patti Lateranensi.
Eletto Cardinale e quindi Segretario di Stato, mise la sua firma nel 1933 nel cosiddetto Reichskonordat, il concordato con la Germania Nazista di Adolf Hitler, dove, oltre garantire un "prestigioso" riconoscimento internazionale, di fatto avallava la fine di ogni attività democratica compreso lo scioglimento del partito cattolico tedesco.
Il  Reichskonkordat fu più volte violato dai Nazisti, tanto da indurre l'allora Papa Pio XI a scrivere l'enciclica Mit brennender sorge, dove oltre a lamentare le violazioni di cui sopra, denunciava come idolatri il culto dello Stato e della Razza. L'enciclica, sicuramente coraggiosa, fu causa dell'inasprimento delle persecuzioni nei confronti dei cattolici che causò la deportazione di centinaia di preti in campi di lavoro, meglio noti come campi di concentramento.

venerdì 15 gennaio 2010

Le Malattie Impossibili... o quasi

Demandite Cronica


Delle tante malattie che hanno colpito la razza umana una delle più antiche riscontrabili è di certo la Demandite, sebbene, paradossalmente solo in epoca contemporanea alcuni studi compiuti dall'esimio professore cinese Gal Lhan Tyn titolare della cattedra di Archeoepidemiologia dell'Università Mao Tse Tung di Pechino, hanno permesso di definirne la sintomatologia e in seguito la malattia stessa.
Secondo gli studi di Lhan Tyn  è assai probabile che la burocrazia sia nata proprio a seguito di un'epidemia di Demandite che colpì il mondo, in particolare l'Occidente nel I° Sec AC. Lo studioso infatti ha trovato tracce inequivocabili del legame tra Demandite e Burocrazia in alcuni miti riguardanti due eroi della mitologia celtica alle prese con la Casa che Rende Folli.



Questo per sottolineare l'impatto che questa fin'ora semisconosciuta malattia ha ed ha avuto sul genere umano.
Ma vediamo un poco di cosa si tratta.
Il virus della demandite colpisce prevalentemente soggetti accidiosi, ma non sono rari i casi in cui colpisce persone con un'attività talmente frenetica. In entrambe i casi la malattia viene spesso sottovalutata e si confonde, nel primo caso con la malavoglia e nel secondo con l'impossibilità del soggetto di occuparsi di tutto.
Nel giro di pochissimo tempo però i soggetti che hanno contratto questo terribile virus tendono a demandare sempre più spesso i loro compiti ad altri, chi furbescamente sgravandosi in modo definitivo chi adducendo ogni volta scuse. Nel primo caso Lhan Tyn parla di Demandite Scaricabarilosa e nel secondo caso di Demandite Pietosa.

Lhan Tyn ricorda nel suo libro intitolato "La Demandite" sottotitolato 誰您叫為了翻譯此? che ebbe l'intuizione dell'esistenza della malattia quando in un limpido mattino invernale il suo collega russo Karl Villoff, che aveva bisogno di lui, chiese ad un altro ricercatore di passaggio di richiamarlo. non appena avrebbe ricevuto il messaggio. Questi, entrando in ufficio e non trovando nessuno, disse all'operaio che stava ricaricando il distributore dell'acqua lì a fianco,  di dire alla segretaria che il professor Karl Villoff aveva bisogno di un consulto del professor Lhan Tyn. L'operaio che aveva ormai finito il lavoro, scambio casualmente un'avvenente ricercatrice per la segretaria, e dopo avergli chiesto l'ora, accortosi dell'errore la prego di avvertire la segretaria che, per l'appunto, Villoff aveva bisogno di Lhan Tyn. La ragazza però che riteneva più importante andare a sistemarsi il trucco si recò in bagno e lì trovò una collega impegnata nello stesso prioritario lavoro di ripristino del mascara, ma fortunatamente a lavori avanzati, e demando a sua volta il compito di avvertire la segretaria di Lhan Tyn che un ricercatore aveva detto al carinissimo ragazzo dell'acqua che poi aveva coinvolto lei che Villoff cercava il professore. Tagliando corto , Lhan Tyn , dopo circa due ore e innumerevoli passaggi(la testimonianza sul libro occupa ben 129 pagine), venne infine a sapere che era cercato dal collega Villoff e contattatolo telefonicamente (sia Villoff che Lhan Tyn erano dotati di telefono cellulare) scoprì che il Russo voleva semplicemente chiedergli di avvisare una studentessa che lui reputava , erroneamente, Lhan Tyn conoscesse, che aveva trovato una tesi per l'amica dell'amica di lei!

La malattia, come è detto ha un impatto enorme sull'intera società umana, di fatto annullando la velocità delle comunicazioni che la nostra era ha raggiunto. Gal Lhan Tyn, negli ultimi capitoli del libro però paventa un certo ottimismo sulla possibile cura e ci dice che non appena il laboratorio dell'Università confermerà alcune cose da lui previste sarà in grado di far creare un vaccino. A qualcun altro, s'intende.


Ufficio Deliri (the show must go on)


Antefatto:
In cantiere, gli operai si accorgono che tutte le plastiche di finitura di un dato componente sono rotte o tendono a rompersi. Giunge un SMS sul cellulare del responsabile della Logistica che recita:

Le plastiche dei
vasconi passacavi
si rompono perché
cotti dalla colla.

Come da prassi, la segnalazione viene subito girata tramite mail all'Ufficio Tecnico.

Ciao XXXY,
ti comunico che nell'ultima fornitura di YXZ (riferimento cliente XXZ) l'80% delle plastiche di finitura dei vasconi risultava rotta e pertanto si è reso necessaria la sostituzione delle stesse. La squadra di montaggio ha avanzato l'ipotesi che il motivo di tale problema sia dovuto alla tipologia del collante utilizzato per il fissaggio che, a loro dire, "cuocerebbe" la plastica, rendendola molto fragile.

Risposta del Tecnico

Ciao Luca,
sono convinto che il problema non sia stato causato dalla colla ma più semplicemente dal fatto che in produzione abbiano usato le plastiche vecchie, che in qualche modo sono rimaste "vaganti" in magazzino.
Per quanto riguarda la cottura, consiglierò al direttore di produzione una rapida passata nel burro prima dell'applicazione.

Risposta al Tecnico.

Burro ?!?
Vade retro! Col Esterolo che mi ritrovo il burro per me è veleno puro!

Sipario.

mercoledì 13 gennaio 2010

La negazione della divinità sfigura l'uomo e il creato

La negazione di Dio sfigura la libertà della persona umana, ma devasta anche la creazione!
Con queste parole  Benedetto XVI ha voluto "bissare" la precedente apertura verso l'ateismo che in clima natalizio lo aveva spinto a dichiarare che era tempo per la Chiesa di
"aprire una sorta di 'cortile dei gentili' dove gli uomini possano in qualche maniera agganciarsi a Dio"
e
"al dialogo con le religioni deve oggi aggiungersi soprattutto il dialogo con coloro per i quali la religione è una cosa estranea
Certo che se queste sono le premesse per aprire un dialogo, non oso immaginare con che spirito quest'omino vestito in modo buffo possa affrontare una contrapposizione.
Va detto che la frase iniziale è estrapolata da un contesto più ampio e fa riferimento ai disastri umanitari ed ecologici che sono emersi nei paesi ex comunisti.
Ovviamente messa secondo questa logica il discorso potrebbe funzionare, senonché, al solito chi si propone di rivelare la Verità finisce per raccontarne una parziale e meschinamente di parte.
Il discorso di Ratzinger infatti tende a far confluire nello stesso insieme, creando una forte correlazione, termini che in realtà sono totalmente indipendenti. Prendo ad esempio una frase:
...vent’anni fa, quando cadde il Muro di Berlino e quando crollarono i regimi materialisti ed atei che avevano dominato lungo diversi decenni una parte di questo Continente, non si è potuto avere la misura delle profonde ferite che un sistema economico privo di riferimenti fondati sulla verità dell’uomo aveva inferto, non solo alla dignità e alla libertà delle persone e dei popoli, ma anche alla natura, con l’inquinamento del suolo, delle acque e dell’aria.
In tal caso, si può notare, viene creata una correlazione tra i termine materialista e ateo e le ferite inferte alla dignità umana e all'ambiente. Ma esiste davvero questa correlazione e soprattutto questa correlazione è l'unica in grado di rispondere a chi e perché sono avvenute certi accadimenti?

martedì 12 gennaio 2010

La guerra dei pezzenti



Chi mi conosce sa che rifuggo dal politically correct e dal buonismo in genere: non si può analizzare correttamente un fatto se ci si auto impone dei filtri e tuttavia non vorrei che il titolo del post, dedicato ai tristi fatti di Rosarno, venisse frainteso: la sintesi del titolo infatti non spiega affatto il fenomeno ma è volutamente provocatorio, anche perché il termine pezzente assume valenze diverse a seconda di che parte si decida di concentrare l'attenzione.
I pezzenti dei fatti di Rosarno infatti, si distinguono tra di loro e troviamo così, da una parte veri e propri poveracci, costretti ad abitare in una sorta di porcilaia che  alcuni media hanno benevolmente definito, colti da chissà quale pudore, ghetto, e pezzenti cui la povertà è di ben altra natura che solo in minima parte a a che vedere con l'economia.
 
rosarno372Stridenti paiono le prese di posizione di alcuni abitanti che si reputano offesi delle accuse di razzismo piovute da ogni dove, e alcune affermazioni riportate dai telegiornali suonano come insulti alla ragione, come quel giovane che alla domanda impertinente del cronista che chiedeva chi, adesso, avrebbe raccolto le arance, rispondeva con candida fierezza che non ci sarebbero stati problemi, le arance le avrebbero raccolte loro, gli abitanti di Rosarno.
Lapalissiano: ora che non ci sono più gli "sporchi negri", improvvisamente per i lavori pesanti e sottopagati, c'è pronta la fila di rosarnesi! Ci si chiede prima cosa avessero da fare...
I proprietari terrieri poi, come possiamo definire queste persone disposte a svenarsi per pagare 20 € al giorno, in nero, estorcendone contemporaneamente 5 per portare gli "schiavi" nei loro aranceti?
E le autorità? Cieche, sorde, mute e soprattutto conniventi con questo sistema disumano, termine con il quale intendo sottomissione delle stesse alle mafie sia che sia dovuta a reali intrallazzi o, più malinconicamente, per codardia.rognetta
Tra le autorità non esito a mettere anche la Chiesa, sempre in grado di trovare le parole giuste, di affermare il proprio sdegno quando i fatti sono già avvenuti: "dalla chiesa escano i farisei", ha tuonato il parroco.
Già ma chi sono i veri farisei?
Ad ogni modo meglio tardi che mai e, forse, a quel parroco va riconosciuto un certo coraggio.
Meno onesta mi è parso invece lo sdegno, tardivo dei cittadini che ieri si sono riuniti per protestare contro il trattamento loro riservato dai media. Ma chi è che diceva solo qualche giorno fa:
Bossi che chiama la Calabria Africa del Nord ora ci dovrà ringraziare, perché avrà capito che solo noi facciamo sul serio: lo Stato non ha fatto e non ha voluto fare niente, abbiamo fatto tutto noi, lo Stato preferiva proteggere loro e non noi.
O ancora
Non siamo razzisti ma quelle sono bestie
A volte esprimendo con incredibile fierezza che
Noi emigrati calabresi all'estero non abbiamo mai fatto porcherie come questi beduini da noi
Tanto che un migrante rosarnese ritornato in Italia grida il proprio sdegno con queste parole:
Io abitavo a Nizza con la mia famiglia, moglie e due bimbe. Non ne potevo più, non volevo far crescere le mie figlie in quella città piena di immigrati. Il mio desiderio era quello di farle vivere in un ambiente sano come quello di Rosarno. Sono tornato, sono tornato e poi anche qui ho trovato quelli.
Strano modo di esprimere il fatto di non essere razzisti.

Infine una nota sulle violenze scatenate dagli immigrati. Persino il cardinal Bertone si è scomodato nel condannare l'esplosione di violenza cieca degli immigrati, denunciando naturalmente anche il precedente sfruttamento. Parole che apparentemente non possono essere messe in discussione: la violenza è sempre da condannare.3135286938_404e83697a_b
Ma dove è l'origine della spirale di violenza? Ciò che gli immigrati hanno fatto è stata una manifestazione di una violenza nata prima, evidentemente divenuta insostenibile. La violenza è deprecabile ma non è assolutamente vero che non sia giustificabile se è vero che la violenza genera violenza. Respingerla come soluzione è virtuoso, persino eroico, ma ribellarsi in modo violento alla  violenza è di fatto un'alternativa terribilmente umana: condannarla moralmente è tanto semplice quanto difficile controllarsi quando per mesi, anni, o persino per tutta la vita, la propria dignità viene calpestata dalle altrui prepotenza.


Link di riferimento:
Repubblica.it
Repubblica.it
Corriere.it

lunedì 11 gennaio 2010

Internet : il declino dell'informazione?


Ho deciso di scrivere questo post dopo aver letto alcuni estratti del "Manifesto" di Jaron Lanier l'inventore del termine "Realtà Virtuale", uno dei pionieri della rivoluzione internet nonché prestigiosa firma di riviste specializzate come Wired, il quale, in sintesi prende atto di come la troppa libertà e il poco controllo ( fondamentalmente, l'anarchia) stiano minando la serietà del Web.
In altre parole, il fatto che possano convivere all'interno dello stesso contenitore cose serie e cose banali rischia di demolire la credibilità della Rete; infatti, la mancanza di controllo rende alcuni strumenti potenzialmente utilissimi, poco seri. Il caso più eclatante è sicuramente l'Informazione.
Vi sono vari modi di screditare l'Informazione ma elencarli tutti sarebbe un'impresa mi limito quindi  citare i più importanti.
La celebre enciclopedia Wikipedia, ad esempio, è sempre più nelle mani di amministratori poco capaci, e sebbene risulti ancora un discreto strumento di  partenza per una ricerca, spesso le sue voci vengono corrette da persone anonime e che l'evidenza dimostra non padroni della materia. Altre volte addirittura le voci vengono variate per mettere in risalto alcune cose o per farne credere altre, mentre un'enciclopedia, ancora più di una testata giornalistica dovrebbe proporre un sapere asettico, privo cioè di influenze lobbistiche (siano esse politiche o religiose). La cosa si aggrava ulteriormente quando ricercando su Google qualcosa, il motore di ricerca normalmente vi rimanda a Wikipedia: questo perchè?
Semplice perché se anche un esimio professore di Storia decide di pubblicare il suo sapere in modo libero sul Web, la sua voce viene sovrastata da quella di una pseudo enciclopedia cui più o meno chiunque può mettervi indebitamente mano.
Da un certo punto di vista è come se anziché recarci da un professore per preparare una tesi di laurea, decidessimo di prendere informazioni presso alcuni studenti di un'istituto superiore: certamente troveremo informazioni esatte ma è assai probabile che in mezzo vi siano inesattezze e di certo le informazioni non saranno mai approfondite. Ecco, Google non capisce questa differenza, né evidentemente il popolo della Rete.
Così di fatto si ingenerano altri tipi di disinformazione come quella perpetrata da alcuni siti, cosiddetti "cospirazionisti" all'interno dei quali nella migliore delle ipotesi trovate solo illazioni, ipotesi se non addirittura vere e proprie manipolazioni truffaldine.
Mai troverete in questi siti delle prove inconfutabili di quanto sostengono; al limite un numero sconsiderato di scuse o accuse che alla lunga divengono patetiche.
Si pensi poi alle prime pagine dei siti dei nostri principali quotidiani, dove le il sensazionalismo vale di più della verità e dove comunque notizie serie vengono presentate insieme ad altre il cui reale interesse appartiene alla sfera della morbosità.
La possibilità che convivano sugli stessi canali attenti osservatori e sagaci critici con faziosi petulanti  e commentatori incompetenti tende di fatto a sminuire i primi. Anche perché si sa, al mercato l'attenzione l'attira chi urla più forte.
Certo, funziona così anche fuori dal Web, ma in rete tutto è favorito dall'impersonalità.
In generale non credo che Internet sia la causa principale della perdita di qualità dell'informazione, piuttosto sono propenso a sostenere che sia lo specchio dei tempi. Sicuramente invece concordo che bisognerebbe fare qualcosa per qualificare meglio l'informazione sul Web magari partendo proprio dall'assunzione di responsabilità di quanto si scrive.
Poiché il tema parla di informazione, commenti all'informazione e via dicendo, sul Web, non mi rimane infine, che fare un esame di coscienza, partendo dal presupposto che auto giudicarsi è possibile ma assai arduo: a seconda del carattere che si ha, infatti,  si tende ad essere troppo o troppo poco indulgenti con se stessi.

Personalmente sono conscio di parlare spesso di argomenti di cui ho una conoscenza marginale, soprattutto se si paragona alla cultura specifica di uno studioso ufficiale (la mia conoscenza della storia ad esempio è di certo inferiore a quella di un professore, ed in più è tarata dalla più totale ignoranza di lingue antiche che mi permetterebbero l'analisi diretta della fonte). Per questo ultimamente ho sentito il bisogno di riportare laddove era possibile alcune fonti.
Per quanto riguarda i metodi di analisi e giudizio, ovviamente, si conformano alla mia sensibilità e per mia convinzione ogni opinione è per sua natura opinabile, le mie comprese. Ma preferisco rimandarvi, per non ripetermi, ad un post precedente intitolato per l'appunto "il coraggio di giudicare".
Concludendo,  non so se questo blog possa avere una qualsivoglia utilità per qualcun altro oltre che per chi scrive, se non altro non ho la pretesa di fare opinione: semmai ciò che concedo alla mia vanità è l'idea che ciò che scrivo possa far pensare, e credetemi, non è vanità irrisoria.



venerdì 8 gennaio 2010

L'insegnante suora




Premetto: non conosco la suora, né la famiglia che si sente discriminata in quanto atea. Le notizie vengono filtrate dai media la cui qualità, in Italia è quella che è, oppure sono solo di parte (lettera della famiglia pubblicata sul sito della UAAR - Associazione Atei Agnostici e Razionalisti).
Detto questo, voglio prendere spunto dalla notizia per un ragionamento più generale: trovo abbastanza assurde molte cose in questo paese, una delle quali, ad esempio, che un'istituzione che fa capo a uno stato estero, la curia, possa decidere chi insegnerà nel nostro paese. Gli insegnanti di religione, dove religione in Italia, per via del Concordato significa Cattolica, sono in gran parte indicati dal vescovo (benché pagati dallo Stato) e se per qualunque motivo lo stesso dovesse ritenere l'insegnante non più idoneo, lo Stato lo converte all'insegnamento di altra materia (in genere umanistica) a scapito delle graduatorie.
Dato per scontato che tale anomalia andrebbe per lo meno sistemata, bisognerebbe ricordare che se l'abito fa il monaco, almeno in questi tempi dove l'apparenza è tutto, a fare l'insegnante sono il suo sapere e non di meno la sua capacità di tramandarlo. In linea di massima, quindi, non dovrebbero esserci pregiudizi e francamente questa idiosincrasia nei confronti del crocifisso o di chi lo porta sta assumendo aspetti ridicoli e contraddittori. E lo dico da non cristiano.
E ovvio che se un insegnante che al contempo è un religioso, dovesse passare tesi o nozioni che fossero in contrasto con il sapere, allora qui il giudizio dovrebbe essere implacabile.
Mi spiego facendo un esempio: quando in Scienze si studia la teoria dell'evoluzione, in genere si mettono in evidenza le idee di Darwin e di Lamarck sottolineando quanto quest'ultimo ebbe l'intuizione giusta ma solo il primo espresse una teoria che poi si rivelò corretta. Inserire che Lamark fosse il primo scienziato a portare la scienza fuori dal Creazionismo, spiegando cosa questo significhi, sarebbe una nozione interessante. Altra cosa sarebbe invece proporre il Creazionismo come una teoria alternativa, magari sottolineando che essa è raccontata nei dettagli dai libri sacri e quindi è "più vera".
Questa contrapposizione di principio invece, ribadisco, è ridicola.
La chiesa con tutti i difetti che ha è stata una delle più grandi promotrici della cultura e da scuole cattoliche sono usciti alcune delle menti più geniali dell'Umanità.
Basti pensare a Cartesio, Joyce, Voltaire la cui formazione culturale fu affidata ai Gesuiti, anche se come sottolineano gli stessi religiosi nel loro sito:
non sempre questi ex alunni parlano della Compagnia in tono lusinghiero per noi, ma si sa, noi cerchiamo di formare le coscienze alla libertà e quindi accettiamo anche le critiche, se ci sono.
Forse, sarebbe il caso che si lasciasse la trincea dei principi e si iniziasse davvero a cercare il rispetto, o al limite al tolleranza.

giovedì 7 gennaio 2010

Sindonologia: quando sbagliare è umano e perseverare è religioso - parte quinta


Delineata la figura di Dimitri Kouznetsov e rimandata ad altre più complete fonti la disamina sulla metodologia di Kouznetsov, rimane un ulteriore punto da affrontare: come l'hanno presa i sostenitori della veridicità della Sindone?
Bene, la cosa strabiliante è che praticamente in nessun sito pro sindone vi sono smentite ufficiali, ravvedimenti, correzioni. Kouznetsov continua ad essere citato, insieme a Garza Valdes e ad altri come se nulla fosse accaduto. Come nel più classico dei casi di tradimento, in tal caso al metodo scientifico, negare, negare e negare ancora.

Vediamo qualche esempio:

lunedì 4 gennaio 2010

Sindonologia: Quando sbagliare è umano e perseverare è religioso - parte quarta

In questa parte verranno narrate le gesta di uno dei più controversi personaggi del modo della sindonologia, un uomo che per qualche tempo fu definito con enfasi "il salvatore della Sindone". Sto parlando di Dimitri Kouznetsov, uno scienziato (?)  russo che sosteneva di avere fatto esperimenti tramite i quali la principale prova che definiva il telo Sindonico un artefatto del XIV sec, ovvero il C14, era inutilizzabile a causa dell'inquinamento cui lo stesso tessuto era stato sottoposto per anni, in particolare a causa del famoso incendio del 1532.
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