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sabato 11 aprile 2009

Lo Sheol

Viaggio all’Inferno

Tentazioni
Ora, sarebbe logico supporre che, essendo l’Inferno opera del Creato, esso derivi dalla volontà di Dio, cosa già di per sé non congeniale all’idea di un Creatore “buono”. Altrettanto logico sarebbe immaginare che questo antro sia stato creato così, esattamente come oggi ci viene presentato. Ma si sa, logica e Religione non vanno a braccetto, di conseguenza le cose stanno in altro modo.
L’inferno non è sempre stato così, ma per capirlo bisogna tornare indietro nel tempo e vedere l’evoluzione di questo luogo attraverso un lungo viaggio che parte dalle origini dell’Antico Testamento e risale attraversando il medioevo sino ai nostri giorni. Ho deciso di dare a questa ricerca un taglio documentaristico, quindi sintetico, sia per praticità di lettura sia perché è, questo, un cosiddetto work in progress, che non può e non vuole essere esaustivo, ma solo uno spunto per eventuali approfondimenti.
Le origini dell’Inferno, dunque. Per trovarle dobbiamo rifarci alle credenze del popolo Ebraico. Essi inizialmente credevano nell’esistenza di un luogo chiamato Sheol ( שאול), più simile all’Ade degli Ellenici di quanto non sia l’Inferno. Nello Sheol finivano tutti, indistintamente, buoni e cattivi. Era un luogo nascosto, certo, ma aveva più del “Regno dei morti” tanto che spesso come traduzione della Tanakh, o Bibbia Ebraica (una parte dell’AT cristiano) si utilizza il termine Ade. Ed era, come l’Ade, un luogo di non ritorno ( non era prevista, in origine, alcuna resurrezione). Ne sono prova alcuni versetti dell’Antico Testamento, ad esempio, nel libro di Qoèlet, dove alla fine del capitolo 3, possiamo leggere:
19Infatti la sorte degli uomini e quella delle bestie è la stessa; come muoiono queste muoiono quelli; c'è un solo soffio vitale per tutti. Non esiste superiorità dell'uomo rispetto alle bestie, perché tutto è vanità. 20Tutti sono diretti verso la medesima dimora: tutto è venuto dalla polvere
e tutto ritorna nella polvere.
Altrettanto esemplificativo è quanto si aggiunge qualche capitolo più in là, (9: 5-6):
5I vivi sanno che moriranno, ma i morti non sanno nulla; non c'è più salario per loro, perché il loro ricordo svanisce. 6Il loro amore, il loro odio e la loro invidia, tutto è ormai finito, non avranno più alcuna parte in tutto ciò che accade sotto il sole.




Gli Ebrei, dunque, inizialmente, non avevano ancora concepito l’idea della punizione eterna. Riamane aperto, per onor del vero, il dibattito teologico se tutti avessero o meno accesso alla Sheol, o solo le anime meritevoli. La questione, tutta umana, è attualmente irrisolta. Di certo, c’è che non abbiamo descrizioni dello Sheol come luogo di punizione.
Come si è passati dal cupo Regno dei Morti allo stridore di fiamme dell’Inferno?
Sebbene a questa domanda si risponderà in modo più dettagliato in seguito è bene sapere che gli studiosi sono oggi concordi nel far risalire questa evoluzione all’incontro – scontro, tra la civiltà Ebraica e quelle dell’area mediorientale, Caldei, Cananei, Sumeri e Assiro-Babilonesi. Si badi che fino all’epoca dei Profeti, la visione escatologica (destino del mondo, vita dopo la morte) degli Ebrei non era particolarmente sviluppata. Soprattutto, per quanto riguardava la fine del mondo, non erano previsti Giudizi Universali di sorta. E anche con l’avvento dei Profeti, per la maggior parte di essi, ogni tipo di giudizio divino, ricadeva sul solo popolo Ebraico, reo di aver peccato, in genere lasciandosi andare all’idolatria. Strumenti del giudizio non erano però elementi mitologici, angeli o demoni, trombe o cavalieri, bensì popoli vicini, che con la loro superiorità bellica avrebbero straziato il cuore di Israele. Solo i sopravvissuti a tale giudizio avrebbero goduto delle promesse di Dio, promesse che per lo più si concretizzavano nella venuta di un Messia, sebbene il senso di questa ultima figura ha assunto valenze diverse, a seconda dei periodi, di Messia – Re, Messia – Sacerdote, Messia – Profeta e Messia – Redentore. cosmogonia
Anche la Resurrezione dei morti che è un concetto che giunge tardi nell’Antico Testamento; Dio infatti premiava i suoi servi con una lunga vita e concedeva loro di riunirsi nello Sheol con i propri antenati, come si evince da Genesi 25:8.
Poi Abramo spirò e morì in felice canizie, vecchio e sazio di giorni, e si riunì ai suoi antenati.
Anche qui le cose cambiano con l’avvento dei profeti, cosa che coincide con gli l’incontro - scontro tra gli Ebrei e le civiltà Mesopotamiche. E’ assai probabile che durante questi scontri gli israeliti siano venuti a conoscenza di visioni escatologiche differenti come quelle dello Zoroastrismo(VII sec AC), anche se alcune avvisaglie si trovano già nel Profeta Osea la cui predicazione è iniziata attorno al 750 AC. Ma in Osea si trovano anche i riferimenti a Baal, la suprema divinità cananea.
Perché è importante la figura di Baal?
Per vari motivi. Innanzitutto, nella Bibbia, è proprio a cagione del fatto che gli israeliti si lasciano andare al culto di questi e della dea Asherah che Yahveh decide di punire il suo popolo, facendolo cadere nelle mani di altre civiltà. In secondo luogo perché Baal, che per inciso significa semplicemente “dio” (Ba’al = dio; Ba’alah o Ba’lat= dea), diverrà uno dei più importanti demoni al servizio di Satana, il celebre Signore delle Mosche o Belzebù. Ma cosa più importante, perché è proprio a causa di alcuni riti relativi a questa divinità che al Sheol piano piano si affiancherà l’idea della “fornace ardente”, primo passo verso la costruzione di quello che oggi chiamiamo Inferno.
Vedi anche:
Viaggio all’Inferno

Viaggio all'Inferno - seconda parte:

Viaggio all'Inferno - terza parte:

    10 commenti:

    alfredo ha detto...

    lo so che è tutta un'invenzione, ma anche il paradiso lo è, e pure la reincarnazione. Insomma, converrà con me come il pensiero che dopo la morte non ci sia nulla non è meno straziante del pensare che ci attende l'inferno, e non è più esaltante del pensare che ci attende il paradiso. E poi, la guardi dal lato positivo; senza gironi e Gerioni, diavoli, arcidiavoli, laghi di zolfo ed una "lupa che di tutte brame sembiava carca nella sua magrezza" Dante non ci avrebbe regalato la più bella cantica del suo poema. In fin dei conti all'inferno ci si va per la compagnia, no?
    Alfredo

    McG ha detto...

    In effetti, mi sono riproposto di completare il viaggio con purgatorio e paradiso. Chissà se ci riuscirò...
    Comunque davvero, la fantasia crea opere mirabili!

    Alfredo Cremonese ha detto...

    Le enuncio il mio pensiero in proposito, io sono ateo, ma si può introdurre una valida argomentazione logica per smentire l'esistenza dell'inferno (quello che io definisco "il paradosso dell'inferno", scusi la ridondanza), ovvero, i peccati che commette un essere umano, anche il più abietto, hanno avuto un termine, perlomeno con la morte dello stesso, quindi il peccato è di per sé "finito", ha una sua finitezza, è impensabile che un Dio logico, giusto e misericordioso condanni ad una pena infinita una persona che ha commesso dei peccati che hanno avuto una fine. In tal caso infatti il criminale da spedire all'inferno sarebbe Dio stesso, non il peccatore umano.
    Saluti

    Luca Gallanti ha detto...

    Interessante: non avevo pensato di vedere il problema da questa angolazione.
    Illuminante, direi.
    Grazie!

    Alfredo Cremonese ha detto...

    In effetti anche Giovanni de Sio Cesari trova che il mio pensiero in proposito sia interessante, obiettava che c'è però un punto debole nella mia argomentazione, ovverosia che nei regni ultraterreni potrebbe non esistere il tempo e dunque il paradosso cadrebbe, pensi che ne volevo perfino scrivere al papa, ma è tempo perso, ne sono certo.

    Saluti

    Alfredo

    Luca Gallanti ha detto...

    Punto debole basato su un presupposto condizionale indimostrabile? Sono sempre più convinto che quando si parla dell'immaginario tutto sia possibile, anche ciò che sfugge alla logica. Il trucco sta nel aggiungere ipotesi indimostrabili a teorie indimostrabili facendo finta che siano, neppure possibili, ma addirittura reali. Tutto ciò riconduce ad un unica domanda: sono disposto, nonostante tutto ad accettare e quindi a credere?

    Alfredo Cremonese ha detto...

    Quindi secondo lei la mia argomentazione logica sarebbe valida? Chissà cosa ne
    penserebbero le gerarchie vaticane....
    Alfredo

    Luca Gallanti ha detto...

    Trovo il "paradosso dell'inferno" molto interessante sebbene ritenga, al contempo, che una qualsiasi applicazione della logica ad argomenti come il sesso degli angeli sia di fatto un esercizio fine a sé stesso.
    Infatti basta ipotizzare una variazione (non si può andare oltre l'ipotesi perché, di fatto, qualunque ipotesi proposta sarebbe comunque indimostrabile) che qualunque ragionamento può risultare fallace o al contrario inattaccabile.
    Ad esempio, riguardo all'ipotesi del professor De Sio Cesari, devo confessare che fatico a concepire un universo ( o mondo ultraterreno che dir si voglia) privo della dimensione "tempo". Non credo sia neppure accettabile alla luce delle conoscenze scientifiche attuali (tenga però presente che gran parte delle mie sono frutto di studi da autodidatta, con tutti i limiti e le lacune del caso), e fatico ad immaginare qualcosa di dinamico che sia al contempo privo della possibilità di divenire e quindi di evolversi. Inoltre, da quello che mi è dato di capire, l'eternità attribuita alle divinità non nega lo scorrere del tempo ma definisce semplicemente che tali esseri, a differenza del resto, non ne subiscono gli effetti.
    Infine, che il dio presentato dalle religioni del libro sia, rispetto alla morale dei nostri tempi, un criminale dei più abietti, viene ampiamente dimostrato dalle gesta e dai dettami riportati nel libro stesso, sia esso Corano, Bibbia, o Torah.

    Alfredo Cremonese ha detto...

    Caro Luca, condivido il suo pensiero. Io sono ateo, non credo in alcun regno ultraterreno. Condivido però la teoria di Roger Penrose e Stuart Hameroff detta "teoria della riduzione obiettiva orchestrata" sul funzionamento quantistico della mente e sulla possibilità che la coscienza sopravviva alla morte, qui siamo nel campo della fisica e la teoria è ancora tutta da dimostrare ma è molto affascinante. Molto più delle ridicole speculazioni religiose di questo o quel "credo". Ha perfettamente ragione quando dice che il dio della Bibbia o del Corano o quant'altro è un tiranno sanguinario, misogino, genocida, intollerante, razzista e petulante. L'obiezione che si può muovere è che attraverso Gesù Dio abbia voluto stringere una nuova alleanza con l'uomo, ma, a quanto ne so, Gesù non ha rinnegato una sola parola dell'Antico Testamento, e l'immagine di un Dio misericordioso si deve molto probabilmente a Marcione di Sinope. I primi concili della Chiesa si concludevano con degli autentici massacri, alla faccia del buonismo di Cristo. Le consiglio la lettura del libro "la vera storia di Dio" di Antonio Lombatti. Mette a nudo tutte le (vergognose) manipolazioni fatte nei secoli sulle Sacre Scritture, in particolar modo dai Masoreti di Tiberiade. Lombatti è molto più ferrato di me su questi argomenti.
    Saluti

    Luca Gallanti ha detto...

    Ho (quasi) tutti i libri del Professor Lombatti e sono stato tra i primi lettori del suo blog "Archeologia Biblica e Storia della Chiesa" ancora quando si chiamava "Pseudoscienze Bibliche". Una persona squisita!

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