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giovedì 6 settembre 2012

Appropriazioni indebite


Ho sempre sostenuto che la Religione, più che apportare principi morali se ne è appropriata spacciandoli per originali. I processi sono ben celati dal tempo e si possono portare alla luce attraverso l'attenta osservazione dei lenti cambiamenti che hanno interessato le tradizioni, gli usi e i costumi dei popoli.
Come già scrissi a proposito dei Dieci comandamenti, a parte i tre riferiti in esclusiva alla divinità, gli altri sette non hanno nulla di eccezionale e sono, per lo più, alla base della normale convivenza di una comunità. A riprova di ciò, continuando la lettura dei libri biblici, subito dopo il celebre decalogo, vi sono una quantità di regole che addirittura vanno in contrasto con le linee guida. Badate non si inseriscono tra le righe come ulteriore regolamentazione ma dicono esattamente l'opposto. Al divieto di uccidere, per intenderci, non vengono inserite specifiche che assolvono, ad esempio, in caso di legittima difesa, ma ricalcando la tradizione caldea resa celebre dal codice di Hammurabi, si comminano pene di morte per "delitti" che di per se non causano omicidio, come ad esempio il semplice lavorare nel giorno del riposo.
Il non uccidere, per rimanere sull'esempio, viene quindi inteso in modo generico, una sorta di non togliere la vita al di fuori delle prescrizioni di legge: cosa ci sarebbe di divino in tutto ciò?
Eppure i fedeli spesso si beano nel credere che senza la dettatura divina sul monte Sinai probabilmente gli uomini non farebbero che ammazzare, rubare, copulare (in società patriarcali) con la donna d'altri: una fesseria colossale.
Una prova dell'appropriazione indebita di temi e concetti legati alla morale mi viene da una lettura di un blog, caustico quanto intrigante che leggo spesso: Malvino di Luigi Castaldi, il quale analizza un articolo comparso su Avvenire intitolato:" L'Ecologia? E' Cattolica". 
Non c'è molto da aggiungere al post di Castaldi, post che, pur riportando io alcune osservazioni da lui espresse, invito a leggere non fosse per godere della sagacia espressa in uno stile deliziosamente politically uncorrect.

Venendo all'articolo lascia, in effetti, basiti  il florilegio di sciocchezze in esso contenuto
Castaldi fa notare immediatamente l'illogicità delle prime righe dove, riporto la frase, si afferma che: 
Forse la teologia se ne è accorta tardi, troppo presa da una visione solo antropocentrica.
A parte la retorica del "forse", è ovvio che se n'è accorta tardi, quel "solo" evidenziato in neretto è una stupidaggine colossale, giacché non è possibile avere contemporaneamente visioni "centrate" su qualcosa e anche su qualcosa d'altro: il centro è uno! Peraltro come viene fatto notare da Castaldi, nella Bibbia il creato sarebbe sottoposto ai voleri dell'uomo che è chiamato ad occuparlo, soggiogarlo e a dominarlo (Gen 1,28). Altro che rispetto!
Ma le stupidaggini si perpetuano quando il priore Bianchi, relatore dell'articolo, afferma:
(...) ci sono «ragioni cristiane» assolute e precise per l’ecologia, ragioni mai separabili dal tema della giustizia e della pace.
Anche qui c'è la solita illusione derivata dalla scelta arbitraria di versetti biblici o di brani costruiti ad arte nei primi concili cristiani (es: il Credo da lì a poco citato) che vengono tirati fuori dal cassetto ogni qual volta conviene vestire i panni dei pacifici illuminati, quando, basti scorrere la storia del cristianesimo per rendersi conto che come tutte le storie riguardanti l'umanità anche quella dei devoti è scritta col sangue. Pertanto non solo le ragioni assolute e precise sono tutt'altro che tali, basterebbe cercare nella Bibbia e si troverebbero versetti per argomentare il contrario, ma sono anche introdotte attraverso palesi ipocrisie.
Questione sociale e questione ambientale sono due aspetti di un’unica urgenza: contrastare il disordine, la volontà di potenza, far regnare la giustizia, la pace, l’armonia.
La frase che mischia in maniera abbastanza rozza vari concetti parte da un errore di fondo rispetto al discorso iniziale, che vorrebbe spostare la visione in altri ambiti ma ricade inevitabilmente nell'antropocentrismo. La Natura è, se non è caos, retta da un ordine che ancora ci sfugge, e che per l'appunto lo fa sembrare disordine. Il porre ordine sarebbe ricondurre la Natura alla visione di ordine dell'uomo, il che a ben vedere sarebbe addirittura in contrasto con l'idea della perfezione del creato, generato dalla mente di un essere perfetto. La volontà di potenza, la giustizia, la pace sono elementi che si confanno solo all'uomo e lo stesso concetto di armonia è assai differente se riferito all'uomo o se riferito alla Natura, nella quale si attua con azioni che possono essere considerate violente e crudeli.
Traspare invece dalla frase una volontà di porsi, come sempre alla guida, anche in campo ecologico dunque, avallando la superiorità per mandato divino. La solita minestra insomma.
Dio, che non aveva bisogno della creatura, ha fatto posto all'alterità fuori di sé, ha limitato la sua divina onnipotenza e ha creato, non costruito, non fatto, ma fatto uscire dalla sua volontà l’universo per eccedenza d’amore, «per avere qualcuno di fronte a sé cui fare i suoi doni meravigliosi».
Sarebbe comunque uno strano amore, se partiamo dall'assunto che davvero la nostra mente sia stata fatta a  immagine e somiglianza del divino: giacché la Natura è sia capace di stupirci per  la varietà incalcolabile delle sue bellezze che di indignarci per la sua crudele spietatezza, si verrebbe a configurare l'idea di un creatore tanto bravo, quanto sadico, da lasciare per lo meno perplessi (d'altra parte pur onnipotente avrebbe preferito far patire a se stesso in terza persona, letteralmente, una crocifissione pur di salvare l'umanità dal peccato...).

Preferisco, nell'analisi, glissare sugli innumerevoli rimandi vetero e neotestamentari citati perché come detto scelti ad hoc per confermare una tesi. 
Essendoci nella Bibbia scritto tutto (si fa per dire, ovviamente) e il suo contrario, e laddove non è scritto vi è  l'interpretazione "in funzione di", confermare una propria tesi è facile almeno quanto è disonesto.

A tal proposito ricordo di essermi imbattuto tempo fa in un testo dove si discuteva sulla possibilità di praticare sesso orale in conformità con i precetti religiosi. Attraverso una serie di rimandi biblici, in particolare al cantico dei cantici si era arrivati ad assolvere il sesso orale come qualcosa di assolutamente lecito, salvo che la donna ingoiasse il seme, altrimenti sarebbe andato disperso facendo inorridire la divinità.
Un delirio! 

Per chi volesse divertirsi educarsi in tal senso, ma anche in mooolto altro, il sito è  www.sexinchrist.com , che credo sia null'altro che una trovata di qualche buontempone ma che dimostra a cosa sia possibile arrivare attraverso la manipolazione e l'uso strumentale di versetti biblici presi ad hoc.

Aggiornamento:

L'articolo è oggi reperibile anche direttamente in rete a questo indirizzo.

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