domenica 12 luglio 2009
venerdì 10 luglio 2009
Il volto del Diavolo – parte terza: Draghi e Leoni
Viaggio all’Inferno – parte seconda
Il leone in lotta, generalmente con creature di valenza negativa, può assumere a seconda dei casi sia il significato del trionfo del Bene sul Male (il leone infatti è sempre rappresentato dominante rispetto alla creatura), sia alludere alla lotta tra le potenze diaboliche per impadronirsi dell’uomo (l’allegoria dietro i leoni di Daniele). Non esiste così uno schema interpretativo univoco, sebbene una certa rilevanza assumono la posizione della fiera, la creatura che viene ghermita, nonché ovviamente la Cultura che lo ha prodotto.
Completamente diverso invece il discorso del Drago, sulla cui valenza negativa non sussistono dubbi. Anche nel caso del Drago abbiamo due tipologie di rappresentazioni, quella del rettile mostruoso e quella dell’animale composito.
Nell’Antico Testamento il serpente simboleggiava il male, con grande probabilità a causa della natura nomade delle tribù ebraiche e della loro lunga permanenza in zone desertiche. Ma accanto a questo rettile, benché le moderne traduzioni della Bibbia non le riportino, vi sono creature fantastiche appartenenti alla mitologia mediorientale quali appunto basilischi e draghi . Interessanti a tal proposito, alcuni esempi riportati da A. Lombatti che ripropongo qui sotto:
Geremia 8,17:
כִּי הִנְנִי מְשַׁלֵּחַ בָּכֶם, נְחָשִׁים צִפְעֹנִים, אֲשֶׁר אֵין-לָהֶם, לָחַשׁ; וְנִשְּׁכוּ אֶתְכֶם, נְאֻם-יְהוָה.tradotto in
"Ecco, io sto per mandarvi serpenti velenosi contro i quali non esiste incantesimo, ed essi vi morderanno"Sebbene accanto alla parola נְחָשִׁים, "serpenti", compaia anche צִפְעֹנִים che è di fatto una creatura mitologica di provenienza ugaritica che la tradizione riporta essere un serpente alato il cui sguardo uccide. In altre parole il Basilisco.
Altro esempio lo troviamo in Isaia 13,22 nel quale il profeta ha una visione della distruzione di Babilonia oggi tradotto in questo modo:
"Ululeranno le iene nei loro palazzi, gli sciacalli nei loro edifici lussuosi, la sua ora si avvicina i loro giorni non saranno pubblicati".Tuttavia il testo originale era :
וְעָנָה אִיִּים בְּאַלְמְנוֹתָיו, וְתַנִּים בְּהֵיכְלֵי עֹנֶג; וְקָרוֹב לָבוֹא עִתָּהּ, וְיָמֶיהָ לֹא יִמָּשֵׁכוּ.dove תַנִּים non significa "sciacalli" ma "draghi" o al più "mostri marini".
Nel medioevo, ovviamente, tali correzioni non erano ancora state effettuate e quindi l'iconografia poteva tranquillamente attingervi. Del resto ne aveva già ampiamente tratto la letteratura paleocristiana nel libro dell'Apocalisse, dove bestie e draghi abbondano, eco di una mitologia ormai completamente assorbita dall'ebraismo e da esso inserita nel cristianesimo.
Legato indissolubilmente alla figura del Drago e dunque impossibile da non citare è la saga di S.Giorgio.
Va detto che di questo santo, martire nel III secolo,
non sia hanno notizie storiche degne di tal nome e, di fatto, la letteratura di riferimento è per lo più fantastica e addirittura la Passio Georgi è considerata apocrifa dalla Chiesa Cattolica. In effertti in essa sono raccontate gesta iperboliche come le tre morti e le tre resurrezioni del santo, che poi decede, come spesso avviene per i martiri, per decapitazione. L’accostamento di Giorgio e il Drago, simbolo del maligno, naque dalla più celebre Legenda Aurea di Jacopo da Varagine.
Vedi anche:
Viaggio all’Inferno
Vedi anche:
Viaggio all’Inferno
- Introduzione
- Lo Sheol
- Ba’al, Moloch e i Tophet
- La Gehenna
- Evoluzioni Infernali
- L’inferno islamico
- Dall’Ebraismo al Cristianesimo
Viaggio all'Inferno - seconda parte:
- Introduzione
- Diavoli - parte prima
- Diavoli - parte seconda
- Diavoli nell’arte
- Il volto del Diavolo – parte prima
- Il volto del Diavolo - parte seconda
- Il volto del Diavolo - parte terza: Leoni e Draghi
- Il volto del Diavolo - parte IV: a immagine dell'uomo
- Il volto del Diavolo - parte V: un povero diavolo
- Il voto del Diavolo - parte VI: brutto come un Rospo
Viaggio all'Inferno - terza parte:
Schede
Schede
giovedì 9 luglio 2009
Il Volto del Diavolo – parte seconda
Viaggio all’Inferno – parte seconda
Qui sopra è riportato un particolare del Portale del Giudizio Universale dell’abbazia di Sainte Fey a Conques (1130 circa) che ben rappresenta il metodo utilizzato dalla Chiesa per spiegare ai fedeli ciò che aspettava a coloro che non seguivano la dottrina.
Il diavolo lo troviamo spesso, in questo periodo associato all’iconografia della cosiddetta “pesatura delle anime”, o Psicostasi, nella quale viene rappresentato vicino a S.Michele.
In tali scene, l’arcangelo tiene in mano una bilancia con la quale pesa l’anima del defunto, pronta ad essere dilaniata o rapita se giudicata colpevole o condotta tra i beati se innocente. Interessante osservare che in tali casi il diavolo non rinunci a perdere l’anima ma spesso si aggrappi alla bilancia per sovvertire il giudizio, a sottolineare probabilmente la natura ingannatrice dello stesso, come possiamo osservare nella facciata della Cattedrale di S.Giorgio a Ferrara (immagine qui sopra), ma anche nella duplice scena della Morte del Giusto presso la Cattedrale di S.Pietro a Spoleto.
Vedi anche:
Viaggio all’Inferno
- Introduzione
- Lo Sheol
- Ba’al, Moloch e i Tophet
- La Gehenna
- Evoluzioni Infernali
- L’inferno islamico
- Dall’Ebraismo al Cristianesimo
Viaggio all'Inferno - seconda parte:
- Introduzione
- Diavoli - parte prima
- Diavoli - parte seconda
- Diavoli nell’arte
- Il volto del Diavolo – parte prima
- Il volto del Diavolo - parte seconda
- Il volto del Diavolo - parte terza: Leoni e Draghi
- Il volto del Diavolo - parte IV: a immagine dell'uomo
- Il volto del Diavolo - parte V: un povero diavolo
- Il voto del Diavolo - parte VI: brutto come un Rospo
Viaggio all'Inferno - terza parte:
Schede
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giovedì 2 luglio 2009
Il Coraggio di Giudicare
«Sii sempre pronto a dire quello che pensi, e il vile ti eviterà»
William Blake
Ho sempre sostenuto l'importanza del Giudizio, base a mio avviso dell'intera evoluzione del pensiero umano. Non si può pensare senza giudicare, checché ne dicano i benpensanti, i tolleranti, quelli che "io non mi permetto di giudicare nessuno".
Il Giudizio come dicevo, è la base su cui poggia l'intelligenza, sebbene non debba confondersi con la stessa: abbiamo giudicato per il nostro bene ciò di cui era meglio nutrirsi, come farlo, come vestirci, come comportarci ed è in base al giudizio che si è creata l'esperienza e da essa il progresso.
Illudersi di non giudicare è un ipocrita follia, un negare la propria essenza, una menzogna che raccontiamo a noi stessi, e non si capisce bene per che cosa. Dov'è il problema nel giudicare? Quale contorto pensiero decadente ha tolto la dignità al Giudizio?
Eppure nell'odierna società, figlia del perbenismo del buonismo e di tutti i maledetti "ismi", il Giudizio viene stigmatizzato, rigettato quasi fosse un tabù: "Ma come ti permetti di giudicare?"; "Chi sei tu per giudicare?".
Stolti! Non è il Giudizio che dobbiamo temere ma la Sentenza. Il Giudizio infatti, non è per sua natura definitivo, può essere superficiale (se ci si limita a raccogliere solo qualche dato), approfondito, controverso. La Sentenza è unica, definitiva, dovrebbe essere la summa dei giudizi raccolti in un'epoca, da una società o dalla Storia. Persino le sentenze del tribunale, e proprio per questi motivi, sono a nome di un popolo e non dell'individuo.
Ci sono tre possibili spiegazioni a questo rifiuto del giudizio: la paura, l'ignavia e l'ignoranza.
La paura, perché oggi si ha paura ad esporsi, c'è un qualunquismo esasperato, un assoggettarsi al pensiero dei più per paura di apparire diverso. La paura di essere la voce fuori dal coro, di non voler dire, vedere e sentire. Come tanti cortigiani che vedono sfilare il re nudo, a tessere lodi ad abiti inesistenti, pizzi immaginari, impalpabili velluti, per paura di dover sostenere la verità. La paura di dover agire, poiché emesso un giudizio, per coerenza bisognerebbe lottare per ciò che si ritiene giusto o per combattere e cambiare ciò che si ritiene sbagliato.
L'ignavia, o letteralmente mancanza di volontà e forza morale. Nella decadenza di questi tempi si preferisce lo status quo, quasi si sia arrivati ad un livello di civiltà accettabile. Non si vedono possibili miglioramenti e quindi ci si ferma. "Anche se giudico cosa cambia?", "Cosa può il mio giudizio?".
Nulla se non viene emesso e vissuto. Non a caso il Sommo Poeta definì gli ignavi, giudicandoli, "sciaurati, che mai non fur vivi".
L'ignoranza infine, dell'inconsapevole, che ha giudicato se stesso troppo ignorante per poter sostenere un giudizio. E così pur avendo giudizi non li riconosce tali, e magari si bea persino di non cadere nella trappola di doverli emettere. L'ignorante che disconosce la differenza tra Giudizio e Sentenza, che salta il primo per emettere la seconda, definitiva, sulla propria dignità. E si badi a confondere l'ignorante con il semplice o con colui che non ha cultura, poiché il giudizio è insito nell'uomo. L'ignorante di cui parlo è colui che ha deciso di essere ignorante della propria stessa essenza, indossando la maschera meschina del perbenista, del finto tollerante, di colui che crede di essere ancora nel giardino dell'Eden, ignaro del bene e del male.
mercoledì 1 luglio 2009
Lo scandalo dorato di Padre Pio
Oro che, ci tengono a far sapere i frati, è frutto delle ventennali donazioni del copioso numero di pellegrini che si recavano a Pietralcina, attirati dal fascino del frate taumaturgo. Saranno felici ora, i devoti e caritatevoli pellegrini nel sapere come le loro donazioni siano state accantonate, non tanto per aiutare i poveri, come predicava il poverello d'Assisi fondatore dell'ordine, ma per costruire un superbo mausoleo degno più di un faraone o di un Papa rinascimentale che non di un frate stimmatizzato con indosso un logoro saio.
Ma si sa, la Chiesa non bada a spese quando sa di fare un investimento che garantirà introiti , vedasi i 20 milioni di euro spesi per la campagna pubblicitaria dell'anno scorso per l'8 per mille.
In un primo tempo osteggiato e sbugiardato dalla Santa Romana Chiesa con tanto di pubblicazione sull'Osservatore Romano, impedito nel celebrare messa e dal dispensare la remissione dei peccati, improvvisamente il frate di Pietralcina, viene riabilitato dal Vaticano. Stranamente, in contemporanea, il patrimonio e le gestioni finanziarie del cappuccino, passano alla Chiesa.Oggi alla memoria di Padre Pio è stato istituito un vero e proprio centro commerciale della salvezza, che va dagli alberghi con gigantografie del santo, alle bancarelle con immagini votive, rosari in plastica al profumo di rosa, portachiavi e accendini, cappellini e persino bicchieri da liquore, in una bolgia molto poco santa, ma così ricca, da divenire fonte di lite tra i confratelli del frate e il Vaticano.
In altre parole, uno schifo.
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