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giovedì 3 novembre 2011

Resistenze

A volte l'italiano gioca brutti scherzi, specie quando si utilizzano lemmi che hanno un significato che si scontra con la logica della tesi che si cerca di sostenere. Tempo fa commisi un errore piuttosto grossolano, una svista, ma pur sempre ridicola: sostenendo le tesi evoluzionistiche a discapito di quelle creazioniste utilizzai il termine "creato" per definire l'universo. Paradossale; anzi comico oltreché imbarazzante.
Ieri, su Avvenire, in un articolo - indagine di Umberto Folena ove si parlava della voglia di sacro in Italia, sostenendo la tesi che tale propensione sia in aumento , già il titolo parlava di "resistenza"; più precisamente "Voglia di Sacro, l'Italia resiste". 
Dunque, se resiste vuol dire che in realtà, alla meglio, non retrocede. Comunque sia è sulla difensiva. 
Un lapsus?
Può darsi, anche perchè l'articolo snocciola percentuali al solito in modo acritico, analizzando il singolo dato estrapolato dall'insieme con il quale si può dire tutto e il suo contrario. Vediamone un po'.
Gli italiani si dichiarano, e si dimostrano, altrettanto e più credenti di allora: il 45,8% crede senza nutrire dubbi, il 25,1 ha qualche dubbio, ma atei convinti e agnostici, assieme, non arrivano nemmeno al 13.
Quell'allora per la cronaca si riferisce a una ricerca del 1995 su quesiti simili (ma non uguali).
Visti così, e supponendo che la ricerca precedente sia stata interpretata correttamente (e vedremo che non lo è) potremmo dire che i credenti stanno aumentando. Ma proseguiamo:
Le idee sono più confuse sull’aldilà. Soltanto il 36,3% ha la certezza che esista un’altra vita, meno dei credenti in Dio; chi pensa non ci sia nulla sono il 14,6, più di atei e agnostici; e la maggioranza relativa, con quasi il 44, è dubbioso, pensieroso, incerto.
 Dunque i credenti senza dubbi sono il 45.8% ma solo il 36.3% crede nell'aldilà. Se ne deduce che in quel 45.8% c'è molta gente che crede a quello che vuole o che non sa bene a cosa credere. Per di più c'è una maggioranza assoluta che ha dubbi o non crede. Ma se la fede deve prescindere dal dubbio, chi ha dubbio non è credente, non nel senso pieno del termine. Come la mettiamo?
Ma non è finita.
gli italiani mantengono una frequenza record alla messa: il 26,5% vi partecipa ogni domenica e più, più del 50 almeno una volta all’anno, e chi non mette mai piede in chiesa è appena il 21,8.
Dunque, nel totale solo il 26.5% si comporta come credenti doc, che è meno dell'ipotetico 45.8% che crederebbe senza alcun dubbio anche se una parte di essi dubita dell'aldilà (come si fa definirsi cristiani senza credere nella resurrezione?) e se solo una parte esigua onora le feste come da comandamento divino? Gli atei e gli agnostici sono appena il 13% ma la pensano come gli atei e gli agnostici il 14.6%  e si comportano come tali il 21.8%
E finita così? No, ovviamente:
il dato più interessante riguarda la «voglia di sacro» degli italiani, assai superiore alla frequenza ai sacramenti o alla vita di parrocchie e aggregazioni laicali. Il 32,5% degli italiani – tutti, non solo i credenti attivi – prega almeno una volta al giorno, e soltanto il 23,7 non prega mai.
Tutti, non solo i credenti attivi. Non si capisce però se per tutti si intendano anche i musulmani e le molteplici sette paracristiane che hanno regole ben più precise dei cattolici e in linea di massima sono anche più, per così dire, "controllati". Se così fosse la leggibilità del dato sarebbe ancora più complessa e diverso il significato del dato. Comunque sia anche il dato che il 23, 7% non prega mai denota una religiosità media che definirei senza ombra di dubbio, di facciata. Infatti:
Gli italiani non esitano a manifestare apertamente la propria appartenenza religiosa. Nell’ultimo anno, il 33,9% ha partecipato a una processione, il 15,6 a pellegrinaggi, il 13,3 ha fatto un voto, il 34,7 ha fatto dir messe per i defunti.
A fronte del 36.3% di gente che crede nell'aldilà il 34.7% fa dir messa per i defunti, dato compatibile ma con il secondo pur sempre inferiore al primo, come a dire che una esigua parte pur credendo non fa nulla. In sostanza abbiamo gente che si dichiara religiosa ma per la maggioranza non esprime la propria religiosità o la esprime in modo gravemente insufficiente rispetto alle richieste delle organizzazioni religiose. Sono cioè pessimi religiosi o, come detto, religiosi di facciata, per caso, perché ci sono nati, perché hanno ricevuto sacramenti, perché alla domanda "Che religione segui?" è più facile buttare lì una risposta automatica anziché ragionata, per lo sbrigativa.
In fondo, le statistiche riportate misurano più che la quantità, la qualità della religiosità, con un risultato, a causa delle contraddizioni, piuttosto sconcertante. 
L'articolo di Folena cerca di vedere il bicchiere mezzo pieno, ma in termini di visione cristiana della vita, parafrasando la metafora della locuzione, è un bicchiere di plastica piuttosto vuoto e persino con qualche buco. I dati finali dell'articolo che vorrebbero confutare la tesi di un allontanamento della gente dalla religione (riguardanti aborto, eutanasia, contraccezione) denotano invece come la gente si stia allontanando sempre di più da quelli che sono i dettami della Chiesa e il fatto che la
gran parte di chi in Italia combatte la credenza in Dio sembra mosso più da uno spirito anticlericale che antireligioso; più dall’intento di contrastare il potere della Chiesa cattolica che dal ritenere irragionevole oggi un discorso su Dio. 
in realtà suona come una conferma a quanto detto. Infatti, se un bravo cattolico deve seguire i dettami di coloro che hanno, per dogma, la verità in tasca, chi non lo fa o lo fa poche volte o lo fa solo secondo convenienza come accidenti si può definire religioso?
E non mi si venga a dire che gli uomini sono peccatori perché qui non si parla di errori umani (peccati) ma di modus vivendi, in pratica è la differenza tra ciò che si dice di essere, di ciò che si vuole apparire on quello che in realtà si è.

Veniamo ora al confronto dei dati con le statistiche precedenti, ovvero quei dati che secondo il giornalista di Avvenire farebbero pensare ad un aumento della religiosità. Nella statistica citata dall'articolo, i cui dati sono verificabili qui, nel '95  il 53.5% degli intervistati si identificava con gli insegnamenti della chiesa, il 30.5 credeva in dio ma non nella chiesa, l'8.6% era credente ma non propriamente cattolico o cristiano e il 7.3% si dichiarava ateo, agnostico o alla ricerca ma non si sa di cosa (...).
Ecco l'ultima categoria, senza i ricercatori dell'ignoto sono saliti al 13% mentre i credenti veri e propri sono al meglio il 45.8% ma solo se non si considerano le contraddizioni che non potrebbero garantire a quel gruppo lo status di "credente doc". Diminuiscono quelli che pregano e pure i frequentatori della messa (di cui è bene sottolineare che solo una parte poi si accosta all'eucaristia).
Insomma, può anche darsi che la religiosità resista e nell'ambito anche i cattolici non tracollano. Ma iniziare l'articolo con questa frase:
I profeti di sventura faranno bene a rivedere le proprie fragili certezze.
beh, mi sembra un tantino esagerato. 

2 commenti:

Nicholas ha detto...

Btw, chi ha fatto questo sondaggio? Quale era il campione e il metodo di campionamento?
La verità è che con i numeri puoi dimostrare tutto e il contrario di tutto per quello ci sono delle regole per stabilire se un sondaggio è attendibile.
Quelli di Avvenire da dove hanno preso questi dati?
Che, peraltro, come fai osservare giustamente tu mostrano una ben diversa (e aggiungerei migliore) immagine dell'Italia.
Non ho mai capito perchè la gente si senta più forte con le percentuali, i numeri sono come le parole, hanno senso se seguono certe regole, se no è un blatericcio confuso.

Mc G ha detto...

Immagino che nel libro citato nell'articolo di Avvenire ci siano le fonti. Nell'articolo c'è riportato anche il campione utilizzato.
Riguardo alle percentuali, sono pienamente d'accordo e non dubito che anche la mia interpretazione possa essere non del tutto corretta, soprattutto se parto dall'assunto di essere di parte. Il mio approccio cerca di essere analitico e neutrale ma sono ben consapevole che le mie idee potrebbero condurmi, anche se in buona fede, a interpretazioni fallaci. Qui però si parla di forzature, che è cosa assai diversa e purtroppo le percentuali snocciolati a "membro di segugio" si prestano assai bene al gioco. Come dissi una volta " di chi parla in percentuali diffido al 100%!" :D

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