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mercoledì 2 febbraio 2011

La discriminazione che non c'è


Sarà un mio limite, ma non riesco a comprendere le manie di persecuzione dei Cattolici che si vedono discriminati in ogni dove, nonostante possano vantare diritti e vantaggi su moltissimi ambiti. Di oggi, i commenti addolorati sul mancato inserimento della parola "cristiani" nella dichiarazione richiesta all'Unione Europea sulla condanna delle violenze subite a causa della religione.
L'Unione Europea, come del resto dovrebbe fare l'Italia, deve salvaguardare in modo serio tutti i suoi cittadini indipendentemente dal credo religioso: nel continente, infatti, coesistono varie sette cristiane (cattolici, protestanti, ortodossi, ecc),  musulmani, ebrei, atei ed antiche forme di paganesimo. Poiché per principio ogni cittadino è eguale agli altri, ovviamente, tale salvaguardia deve partire da presupposti che non vi siano specifiche nelle dichiarazioni ufficiali, essendo, le specifiche stesse, troppo soggette al tempo e al luogo.
I cristiani questo non lo riescono a capire,  cosa che, come ampiamente trattato in questo blog, è una tara della religione in genere, che si autoproclama portatrice di etica, morale e  verità assolute e pretende dunque di dettare ogni cosa.
Non lo capirono quando, vantando di essere le radici del continente, tema che analizzai in più riprese ma soprattutto nel post Radici cristiane? Si, ma anche no, ne pretendevano il riconoscimento ufficiale, e non avendolo avuto, si sentirono discriminati se non addirittura offesi. 
Lo stesso valse per il caso del crocifisso nei luoghi pubblici, ove per altro venivano a scontrarsi, a mio avviso  due visioni oltranziste: cristianità ovunque e sempre, e ateismo radicale; diatriba che a mio avviso,  finì per sminuire sia gli uni che gli altri.
Oggi, come è stato accennato all'inizio, c'è il caso della mancata personalizzazione della dichiarazione della UE; in altre parole, le lobby cristiane capeggiate dal San Ministro Frattini da Roma, cercavano a tutti i costi l'inserimento del termine "cristiani" nella bozza, nonché la citazione dei recenti attacchi subiti dai cristiani in Egitto, Pakistan e in Iraq. Forse al Ministro Italiano sfuggiva che l'Iraq è un paese in guerra da oltre sette anni (dove la gente muore per cause di cui la religione è solo un aspetto),  che il Pakistan, paese non inserito nella lista degli "Stati canaglia" solo perché alleato USA, fa da covo a pericolosi terroristi, ed infine,  che gli scontri di Alessandria erano il triste preludio nato in seno agli attriti che sfociano alla fine di un potere dittatoriale da troppo tempo logorato. Ma d'altra parte, chi segue un poco la politica non può non riconoscere in Frattini la figura di  politicante di serie B, triste quanto tristemente famoso per esternazioni totalmente prive di equilibrio, sia tale termine riferito al ruolo istituzionale che interpreta, che all'assennatezza.
Non si possono non ricordare le dichiarazioni del ministro sulla libera circolazione delle persone censurate  dal Parlamento Europeo, o quelle sull'ipotesi dell'altro genio dell'On.Castelli che proponeva di inserire la croce nel tricolore, da lui definita suggestiva se non addirittura auspicabile:
Noi per ora vogliamo difendere il diritto a tenere il crocifisso nelle nostre classi poi vediamo se si può fare di più. (In fondo) ci sono nove Paesi europei che hanno il crocifisso nella loro bandiera  è una proposta assolutamente normale.
E come dimenticare, anche se tanto vorremmo, la reazione scomposta, nonché molto sospetta, durante il caso Wikileaks dove accusava Julian Assange di voler, niente poco di meno di voler
distruggere il mondo
Oppure e perché no,  la colossale serie di idiozie propinate nell'articolo apparso sull'Osservatore Romano, che ho già commentato nel post "Arrivano gli atei! Si salvi chi può" tra le quali spicca come una perla la definizione di Ateismo come perversione (sic!)

Nella sua intolleranza religiosa Frattini oggi è arrivato a dichiarare, dopo l'ennesima figuraccia in sede Europea, che
Oggi è stata scritta una pa­gina non bella. (...) il laicismo esaspe­rato  è certamente dan­noso per la credibilità dell’Unione Eu­ropea. Ci siamo trovati davanti a un testo su cui avevamo lungamente di­scusso con i ministri del Ppee riteniamo indi­spensabile che si menzionino le comu­nità cristiane e una larghissima mag­gioranza dei Paesi aveva condiviso la mia proposta di menzionare gli atten­tati terroristici contro le comunità cri­stiane e contro quella sciita a Kerbala
In realtà la bozza di dichiarazione è stata ritirata da Frattini non tanto per il contenuto legittimo ma proprio per l'eliminazione del termine cristiano, cosa che a suo parere avrebbe annacquato e reso inutile il testo. In altre parole l'Europa avrebbe votato a favore di una bozza generica che per l'appunto non entrasse nello specifico ma che assumesse un valore universale: quale orrore!
Ma dannosa per l'Europa e per l'Italia con un tale ministro, sarebbe semmai il continuo ricercare la particolarità laddove è ovvio che si debba generalizzare, e peggio ancora, il continuo riferimento alla religione che dovrebbe  essere un tema assolutamente estraneo alla politica  il cui dovere sarebbe nello specifico limitato all'impegno di salvare vite, indipendentemente dal credo e, comunque non anime (compito, viceversa, della religione)

Ma come fare senza il ricarico dei vescovi che tramite il loro giornale parlano di "cristianofobia" e di "idicibile tragedia" con tanto di intervento di monsignor "contestualizzazione" Fisichella, preoccupato solo del fatto che
il nome 'cristiano' non possa entrare in una ri­soluzione
Insomma, per concludere, da tutto ciò emerge solo che per i cristiani e per i loro lobbisti non è tanto importante che passi una risoluzione che condanni le discriminazioni o peggio le persecuzioni per cause religiose, ma che si evidenzi in qualche modo il fatto che loro siano le principali vittime. Parafrasando l'abusatissima frase orwelliana in termini religiosi, parrebbe che il senso di tutto ciò si possa riassumere in un "siamo tutti fratelli, ma i cristiani sono più fratelli degli altri" e come tali vanno difesi per primi.
Ma se così è, come possono coloro che mirano al primato essere al contempo soggetto di discriminazione?

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