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venerdì 6 novembre 2009

Laddove la Ragione fallisce - Parte settima




Siamo arrivati alla fine di questo lungo e, spero, non tedioso ragionamento all'interno del quale ho cercato di dimostrare come e perchè la Religione sia, come dichiara il titolo, un fallimento della Ragione. Prima di concludere credo sia opportuno specificare come io mi pongo di fronte al metafisico ed in particolare al divino. Mi rendo conto che sarebbe stato più corretto inserire tale aspetto nel prologo ma tant'è. Innanzitutto chi scrive non è ateo e, probabilmente, neppure agnostico almeno nel senso più usato del termine.  Ho una mia concezione della spiritualità che mi pone piccolo di fronte ad un'immensità che non capisco e che contemporaneamente mi affascina.
Non sono un sostenitore del disegno intelligente: probabilmente se un Dio c'è, ha un intelligenza che sfugge alle nostre regole, tuttavia pare davvero impossibile da concepire (ah, i limiti della ragione!) che tutto ciò che ci circonda, queste leggi che da pochi secoli, a volte da pochi anni, comprendiamo sia frutto del caso. Forse perché è difficile vedere l'ordine nel caos, o il caos nell’ordine e se filosoficamente possiamo arrivare a concepire certi concetti, difficilmente possiamo con onestà affermare di essere in grado di comprenderli.
Almeno oggi.
Almeno io.
Proprio per queste cose non riesco a concepire la religione come fonte unica di verità e, di fatto, ai miei occhi, essa altro non è che una sovrastruttura basata su dogmi assurdi e per lo più inutili: cosa si dovrebbe dedurre, ad esempio, dalla verginità di Maria:
davvero l'imene intatto è sintomo di assoluta purezza d'animo? Quale fondamentale valore aggiunto conferisce l'imene alla sua presunta santità? Ma soprattutto, è possibile giustificare o finanche comprendere che chi nel passato rese pubblici i dubbi su concetti simili finì per bruciare gli ultimi istanti della sua vita tra le fiamme di un rogo (o anche "solo" marcire in carcere)?
La realtà è che la Religione pur dicendo tutto, non spiega nulla (ecco dove s'annida il germe del fallimento!) e, peggio, sostiene di possedere l'unica verità, in quanto rivelata. I sacerdoti  (di qualunque religione) pretendono di poter giudicare senza essere oggetto di giudizio essendo loro, benché umani, latori dell'unica verità possibile in quanto rivelata.
Ma la miseria del loro messaggio troppo spesso si sintetizza in un banale "armiamoci e partite".

E infine suadente, la religione canta con voce di sirena di un creato antropocentrico, fatto per l'uomo, in funzione dell'uomo. Che mirabile illusione! Fa male pensare di essere cariche elettriche vaganti sull'orlo dell'abisso della nostra ignoranza, serve una giustificazione, un'idea che siamo qualcosa di più: così anziché accontentarci di procedere nella cerca della verità assumiamo, grazie alla religione, un'idea che ci faccia sentire meglio. E infatti abbiamo creato il concetto del Dio degli Uomini, a giustificazione dei nostri errori e nella speranza di un futuro migliore. Un Dio capace di giustificare guerre, massacri , umiliazioni e che lascia impotente i topi urinare sopra i suoi altari e gli uccelli a defecare sulle statue votive di uomini venerati santi, mentre le tarme divorano come in una blasfema eucarestia i corpi di lignei crocefissi.
La religione indica come strada verso la verità, la santità, ovvero la totale remissione alla provvidenza divina, l'abbandonarsi totalmente a Dio. La Ragione dal canto suo indica un'altra strada, più irta, alla ricerca della conoscenza e della comprensione dell'universo, sia esso creato o no. L'una suggerisce, anzi impone, soluzioni definitive: ciò che vedi è così perché lo dico io; l'altra per sua natura dubita persino di ciò che i sensi percepiscono e non accetta di fermarsi, ma procede e forse davvero un giorno giungerà a bussare alle porte di un ipotetico Dio, che se c'è, è certo migliore di quello a immagine dell'uomo suggerito dalle Religioni.



Ora, mi scuso se nell'evocare immagini forti o persino violente possa aver urtato la sensibilità di qualcuno, ma è difficile non farlo parlando di religione.
Un po' bruscamente, concludo qui, almeno per ora, giacché concludere non è tra i verbi che prediligo: nasconde un'intrinseca sconfitta, specie alla luce del fatto che pensiero è soprattutto elaborazione.


Vedere anche:

2 commenti:

Ufo1 ha detto...

Sinceramente speravo in una sesta parte un po' più corposa. Ma come dici anche nell'articolo, la parola concludere mal si applica in un discorso come questo che infatti, lascia aperti molti aspetti.
Hai indubbiamente fatto il pelo e contropelo su quella che comunemente, viene presentata come religione e vista così, come darti torto. Davvero la miseria umana si è appropriata di qualcosa trascendete rendendola più complicata della domanda base. Esiste qualcosa oltre a quello che sono?
La religione nella sua storia non vanta certo di spiegazioni chiare che vengano colte immediatamente. Anzi a fronte di un dubbio ti propone un dogma, nascondendosi dietro la fede.

Nella mia ricerca, che non è mai finita su questo campo, ho capito che il linguaggio della religione, quella nata anticamente, usa termini simbolici che senza conoscerne il significato, danno l'idea di fumoso, sospetto e mostrano una divinità con problemi di personalità. Mi riferisco alla religione di per sé e non ad una in particolare, come può essere la Cattolica, l'Islamismo, l'Induismo ecc.

Le sue radici nascono dall'osservazione delle cose che circondavano l'uomo e cercava di spiegare concetti sovradimensionali, con esempi tesi a definirne i contorni, non potendo disegnare l'intero soggetto dato che multidimensionale, appunto.
Così che si tramandava per simbologie, e le parti scritte, vennero molto dopo. E' più fatta dello stesso tessuto dei sogni, che d'immagini reali. Comprendere la religione Cristiana, ad esempio, diventa difficile se non si conosce la simbologia cabalistica o non si hanno le nasi del Talmud.

La figura della vergine, non capita, è la rappresentazione della polo femminile della divinità, rappresentante simbolicamente la creazione. Cosa di più rapido sottomano per far intendere che non la figura di una donna? Ovviamente essendo un concetto ultraterreno, deve essere immacolata, facendo intendere un intervento che va al di là della carne.

Non è un'immagine riservata al solo Cristianesimo. La troviamo nell'antico Egitto nei panni di Iside, nell'Induismo come Durga, nella prima Roma come Vesta...

E così per molti aspetti simbolici, che sono stati presi come parti integraliste, da eseguirsi alla lettera. L'uccisione di colui che pecca, fu interpretata con cuore duro, come rilevano i vangeli, Il significato avrebbe dovuto restare nella morte di quel spirito di ribellione che uno scopre di avere dentro. L'uccisione degli infedeli, doveva essere rivolta alla persona intima, ovvero la grande guerra che va condotta dentro di se stessi e non applicata alla povera gente che è solita errare.

Troviamo riferimenti nella storia di Crishna, quando deve uccidere i suoi fratelli e lo fa con l'aiuto di sua madre. Chiaramente non era da intendersi come il crimine d'assassinio. Troviamo ulteriori spunti nel libro dei morti, dove si parla dei demoni rossi di Seth.

Perdendo le chiavi interpretative, nel corso dei tempi, si è fatto scempio del messaggio originario, lasciando la desolazione che descrivi. Non a caso vine scritto "Guai a voi che avendo le chiavi non solo non entrate ma impedite altri ad entrare" ed anche, "Ti ringrazio Padre, di aver svelato questi misteri ai piccoli e non ai grandi..."

Ma non voglio mettermi ora a fare lezione, ne opera di convincimento, che non ne sono all'altezza ed anzi, mi scuso se posso averti in qualche modo infastidito con questo commento.

McG ha detto...

Assolutamente nessun fastidio: tutt'altro! Anzi mi hai dato alcuni spunti interessanti. Tieni presente che il primo a pensare che ciò che scrivo è lacunoso, è il sottoscritto.

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