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venerdì 27 novembre 2009

Un calcio all’idiozia


Un calcio all'idiozia nel calcio. Questo si dovrebbe fare.
Francamente non capisco questo sistema di tifare contro anziché per: sarebbe bello vedere negli stadi una gara a chi tifa meglio, alla tifoseria più calda, coreografica.
Invece no. Si preferisce, ad esempio, dare del figlio di buona donna ad uno dei giocatori più decisivi del mondiale vinto, parlo di Materazzi, pur sapendo che la madre di questi è passata a miglior vita (Io non riesco a dimenticare il gol nella finale dove alzando le dita al cielo dedicava il gol a sua madre).Ed è  solo uno dei tanti esempi.



Da qualche tempo sono comparsi i "buuu" nei confronti di giocatori di colore fino a sfociare all'idiozia più becera con i cori tipo "se saltelli muore Balotelli" e "non esistono negri italiani".
La cosa incredibile e soprattutto insostenibile è la tolleranza che si ha di questo fenomeno.
C'è gente che giustifica dicendo:"Non è razzismo vero, serve per innervosire l'avversario", oppure "C'è strumentalizzazione: quando i cori erano polentoni contro terroni non c'era tutto questo chiacchierare".
Oppure si minimizza: "Non si può generalizzare per quattro imbecilli".
Eh no! Si può generalizzare eccome, perché ci sono tutti i presupposti per farlo.
C'è una mentalità becera dietro a queste giustificazioni portate probabilmente da persone che ormai sono abituate al fatto che allo stadio tutto è permesso: drogarsi, insultare, picchiare, distruggere, e purtroppo c'è davvero una mentalità distruttiva di questi gruppi il cui unico scopo di vita pare sia, per l'appunto drogarsi, insultare, picchiare e distruggere. E magari anche ammazzare (il caso Raciti è già dimenticato?).
Addirittura, tifoserie organizzate, ben più numerose dei "quattro imbecilli", si permettono di esporre sotto gli occhi dei tutori dell’ordine striscioni che ricordano che non dovrebbero esserci allo stadio.
Se fossero, poi,  un gruppetto sparuto di teste vuote, il resto dello stadio lo sovrasterebbe, riuscirebbe a zittirlo.
Invece non lo fa, perché pochi che siano, e non lo sono, sono per l’appunto organizzati. E magari idolatrano, in una sorta di culto tribale,  un "bravo" ragazzo, morto per "errore", solo perché un poliziotto (cretino come loro), gli ha sparato mentre scappava dopo una innocua rissa, con tanto di spranghe.
Dobbiamo poi tacere come questi "bravi ragazzi" siano pagati o comunque agevolati dalle società, che sono per questo corree, al di là della buona volontà di qualche calciatore (vedi recentemente Buffon) o di qualche dirigente?
Siamo davvero disposti a credere che un operaio sia in grado di pagarsi le trasferte in mezza Italia o in mezza Europa?
No. Le società calcistiche sono direttamente responsabili della degradazione del calcio, cosi come lo è la stampa sportiva, spesso in prima linea a trovare giustificazioni per i cretini tra le pieghe di articoli dallo stomachevole sapore moralistico.

Già, la stampa sportiva: quasi più incapace di descrivere il gesto atletico, e sempre più propensa a scavare nel torbido scadendo nei tormentoni da gossip.

Ed infine,  la politica. Cosa fa? Nulla, al di là delle solite stupidate populiste e soprattutto inutili. Certo pretendere che vengano zittiti cori razzisti da questo Governo è utopia pura, vista la presenza al suo interno di gentaglia che con il razzismo ha costruito la propria carriera politica.
Però il fatto che lo stadio debba essere presidiato dalle forze dell’ordine in numero di centinaia a partita (distogliendole dai loro compiti) dovrebbe far pensare, specialmente alla luce del fatto che invece per venire incontro alle masturbazioni di “celodurismo” padano per pattugliare le strade si è deciso, per la sicurezza dei cittadini, di finanziare le ronde. E i poliziotti a vedersi la partita, naturalmente, con divisa antisommossa e mani legate.
Che fare allora? Io con i razzisti sarei per la tolleranza zero (galera, altro che interdizione!) e contemporaneamente obbligherei le società calcistiche, che del resto possono permettersi di tenere al libro paga panchinari di lusso o emeriti bidoni, di costruirsi il loro bello stadio e di gestirsi la sicurezza. In un solo colpo si toglierebbe ogni alibi alle Società che forse potrebbero tornare ad essere “sportive” e si darebbe loro la possibilità nonché l’onere di salvaguardare il proprio marchio.
Un ultima considerazione: per nessun motivo mi schiferebbe essere "negro", mentre a volte, essere Italiano... 


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