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martedì 17 dicembre 2013

Un pagliaccio nel presepe


Prendo spunto, per questo post, da una polemica nata sulle pagine di Facebook dedicate agli avvenimenti della città in cui abito.
Pare che nel fine settimana, sulla piazza antistante la chiesa, sia stata organizzata una sorta di festicciola per l’allestimento del presepe.
Qualcuno è rimasto infastidito, ritenendo l'iniziativa rovinata, dal fatto che la sponsorizzazione della manifestazione fosse stata assegnata alla nota catena di fast food, il cui simbolo, il pagliaccio Ronald McDonald, era presente regalando palloncini  ai bambini e distribuendo tea caldo.
Come spesso accade, in quelle pagine, la discussione (leggi polemica) ha assunto una colorazione politica, con inutili scambi dialettici  di accusa e difesa tra il rappresentante dell’amministrazione comunale, rea di aver esposto i bambini all'aggressione pubblicitaria del noto marchio e fedeli più o meno scandalizzati supportati dall'opposizione che, a torto o a ragione, controbatte polemicamente su qualsiasi argomento.
Lungi da me entrare nella polemica politica, che trovo nello specifico stucchevole (concedo solo questa parentesi per dire che, opinione personalissima,  ho trovato le accuse pretestuose, la  difesa ridicola e il tema svuotato del poco contenuto che già aveva di partenza) e proseguo concentrandomi su alcuni punti  che sono emersi dalla discussione che hanno suscitato il mio interesse.
Come riportato, il tutto è nato da un commento educato di una signora, la quale, pur comprendendo la necessità di uno sponsor,  domandava quanto fosse corretto rendere protagonista dell’avvenimento (la posa del presepe) il noto pagliaccio etichettato.
Personalmente ritengo che la trovata non sia stata di buon gusto (ci mancherebbe, visto che si parla di junk food!); devo tuttavia dare per scontato che McDonald fosse l'unico marchio o attività disposta a coprire i costi, altrimenti bisognerebbe ammettere che la scelta non sarebbe solo di pessimo gusto ma addirittura scandalosa.
Rimane invece per me assai strana, se non incomprensibile, l’idea di “violazione” della tradizione, dell’infame commistione tra sacro e profano, quando queste sono continue e antiche almeno quanto il sacro che tanto si tenta di proteggere (quale sacro poi?)
La verità è che le tradizioni, non finirò mai di ripeterlo, cambiano:  in continuazione e più velocemente di quanto noi stessi siamo disposti ad ammettere.
Prendiamo ad esempio proprio alcuni simboli del Natale.
Innanzitutto il presepe, causa della disputa: così come lo conosciamo sarebbe stato immaginato da Francesco di Assisi, il quale prese spunto non dai testi approvati, ma dai cosiddetti vangeli apocrifi. Nei vangeli canonici, infatti, non vi sono grotte, né asini, né buoi; non vi è traccia del numero dei magi, né del colore della loro pelle, né tanto meno che fossero re (“Magi” è un modo “gentile” per non scrivere “maghi” , cosa che avrebbe suscitato un certo imbarazzo in una religione che, nelle sue varie sette, dagli albori sino ad un paio di secoli fa, ha punito la “magia” con la pena di morte); la stella poi è una stella, molto luminosa vero, ma non è una cometa che peraltro, è bene ricordarlo non sarebbe nemmeno una stella. 
L’albero di Natale è di chiarissime origini germaniche, il vischio celtiche, l’agrifoglio è da sempre considerata una pianta magica (quindi di derivazione pagana) e lo stesso Babbo Natale è una sovrapposizione di vari miti nordici (vari folletti e persino la principale divinità dell’Edda!) con la figura di San Nicola (che tra l’altro si celebra il 6 dicembre, non certo a ridosso del Natale).
Proprio il simpatico vecchietto poi, sempre in tema di immutabili tradizioni, avrebbe di recente (relativamente s'intende) cambiato le sue vesti da verdi a rosse e non sono pochi quelli che attribuiscono questa trasformazione (di certo è però da attribuirgli la diffusione planetaria) ad un altro noto brand: la Coca Cola!
Persino i doni non hanno nulla a che vedere con il Natale originale: semmai lo avrebbero con l’Epifania che non a caso era, nei tempi antichi ( e ancor oggi per gli Ortodossi) la festa più importante.
Epifania che peraltro la “tradizione” ha trasformato nella festa della “befana”, la vecchia buona e sciatta strega che porta i dolcetti ai bimbi buoni e il carbone a quelli cattivi.
Persino il Natale non sarebbe il vero Natale, ma una mera convenzione per sovrapporre la nascita di Cristo con le festività del solstizio di inverno. 
Dimostrato che le tradizioni sono mutevoli ci sarebbe poi da valutare cosa è davvero ortodosso, o per lo meno accettabile. A Napoli, ad esempio, ove la tradizione del presepe è molto sentita, gli artigiani ogni anno inseriscono figure nuove ad accompagnare pastorelle e angioletti, tutte tratte dalla cronaca dell’anno e per lo più assolutamente profane (calciatori, politici, ecc).
Se l’accostamento del simbolo del junk food alla posa del presepe è da considerarsi oltreché blasfemo, diseducativo, cosa dovremmo dire di un calciatore cocainomane o di un politico corrotto tra un re magio e un cammello?
Ma anche considerando comprensibile il dubbio della signora, siamo sicuri che sia quella la domanda giusta da porsi?
Me lo chiedo perché ritengo che l’idea che un evento religioso possa avvenire solo attraverso la sponsorizzazione di un qualsivoglia marchio, fosse anche una fabbrica di produzione di particole, mi lascia alquanto perplesso. Non dovrebbero essere i fedeli con i propri oboli e la propria opera a porre in essere la rappresentazione della nascita e dare enfasi all'iniziativa?
Perché sono tutti pronti a scagliarsi contro l’odiato marchio o l’odiata amministrazione ree di violare la tradizione, ma poi non vi è nemmeno un misero “comitato presepe” disposto a mantenere la medesima tradizione in modo , diciamo così, tradizionale, ovvero cacciando i soldi e rimboccandosi le maniche? E se c'è e vuole dare enfasi davvero occorre uno sponsor per distribuire palloncini e tea caldo?

Dispiace invece vedere la perplessità di alcuni genitori preoccupati che il simbolo possa traviare, specie se si crea il collegamento tra la presenza dello sponsor e la manifestazione. Che la pubblicità e il marketing abbiano effetti deleteri è vero, almeno nella misura in cui si è disposti a bere qualsivoglia sciocchezza in maniera acritica e, nei bambini, più esposti in quanto ancora privi di un raffinato spirito critico, tanto più i genitori sono disposti ad abdicare al loro ruolo educativo.
Come detto, condivido le perplessità su quanto accaduto e sorrido, ma per altre ragioni, che un iniziativa a sfondo religioso abbia avuto come protagonista un pagliaccio. Sono tuttavia fermamente convinto che il giorno in cui un pagliaccio riuscirà ad imporre la sua "dieta" a mia figlia, non segnerà una sua vittoria, ma una mia desolante sconfitta. 

2 commenti:

Luca Favro ha detto...

Questa storia mi ricorda una storiella che è molto simile:
Una famigliola; padre, madre e un figlio; avevano un asinello.
Un giorno stavano andando verso un paese vicino e sull'asinello c'era la madre.
La gente che li osservava criticava dicendo: "Potrebbero mettere il loro figliolo sull'asinello".
Sentito ciò la madre propose al figlio di salire sull'asinello al posto suo.
Dopo un po' altre persone criticarono dicendo: "potrebbe andarci il padre che è anziano sull'asinello".
Il figlio lascio quindi il posto al padre ma altra gente critico dicendo: "è una persona senza cuore lui sull'asino mentre sua moglie e suo figlio devono camminare.
A questo punto il padre fece salire sull'asino tutta la famiglia ma, dopo poco, altre persone puntarono il dito: "Sono delle bestie che stanno maltrattando quel povero asino."
La morale è presto detta qualunque cosa farai ci sarà sempre qualcuno che ti criticherà

Luca Gallanti ha detto...

Condivido appieno.
La sensazione è che ci si divida tra chi critica e chi cerca di fare, ma nessuno dei due gruppi riesce ad andare, per così dire, oltre. Nella storiella proposta, ad esempio, un bel carretto avrebbe accontentato tutti: famiglia, somarello e probabilmente nessuno avrebbe avuto da ridire.
Probabilmente. :D

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