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venerdì 3 giugno 2011

Conta soltanto vincere


Vincere le elezioni: le prossime, le amministrative, le comunali, le europee.
A sentire i nostri politici tutta la politica sta dentro il verbo "vincere".
Non si parla più di "amministrare", "governare", "pianificare", oggi la politica sta tutta in una sorta di gara atletica per arrivare primi sul podio.
Mi rendo conto che l'esempio riportato non calza, non in Italia per lo meno. In fondo da noi la competizione politica finisce con tutti sul podio e nessun perdente. Sarà perché "perdere" è l'antitesi della politica italiota, sarà perché la legge elettorale non è univoca per le varie tornate e per di più è davvero una porcata, sarà quel che sarà ma non sarà mai che qualcuno si dichiari inequivocabilmente sconfitto. 
Anche perché come ho detto è tutto basato sulla competizione.
Le leggi dunque non vengono fatte in funzione dei fabbisogni della società, del popolo, ma per avere armi che favoriscano la vittoria.
Più semplice, ovviamente, è l'adoperarsi per promulgare leggi che garantiscano la vittoria: proporzionale piuttosto che maggioritario a seconda del radicamento territoriale del partito, depenalizzazione o riduzione dei tempi di prescrizione laddove serve mantenere la fedina penale pulita, immunità, condoni fiscali per assicurarsi in modo subdolo la riconoscenza dell'elettorato in base al fatto che tutti, in fondo, sono peccatori, ecc.


Laddove questi "immani" sforzi non sortiscano gli effetti desiderati e si perda comunque alle elezioni di medio termine ecco profilarsi la possibilità di fare riforme fiscali.
Per rilanciare l'economia? Non proprio: se serve tanto meglio, ma si sa che gli effetti di una riforma fiscale ricadrebbero non sul breve periodo. L'importante è farla per avere argomenti vincenti alle prossime elezioni.
Qualcuno non ci troverebbe nulla di strano e anzi potrebbe persino obiettare che tutto ciò in fondo è normale, addirittura lecito. 
Non lo è.
Non lo è, nel senso che la vittoria elettorale dovrebbe essere la conseguenza di un buon governo, non il fine del governo stesso per poter perpetuarsi.
Lo sforzo dei governanti dovrebbe essere quello di garantire ai propri cittadini il benessere acquisito e gettare le basi perché tale benessere possa sostenersi o aumentare. Non dovrebbe essere volto ad assecondare i piccoli egoismi dell'elettorato quando il rischio di non poter assecondare più i propri diventa reale.
Forse non è ancora abbastanza chiaro per tutti questi osservatori di dita (e di lune), ma qui sulla terra l'equilibrio sta per rompersi: o governano i cambiamenti o i saranno i cambiamenti a spazzarli via.
La storia insegna.

3 commenti:

Claudio Casonato ha detto...

Si chiama UTOPIA....

PS: poi mi spieghi come aggiungere tutte quelle belle cosine che hai messo anche al mio blog?

McG ha detto...

...già. Ma spesso guidati dalla fame e dall'utopia di una vita migliore la gente tende alla ribellione.

PS : Quali cosine?

Claudio Casonato ha detto...

La barra in basso, il favicon cangiante...

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