Ad Expando

lunedì 25 giugno 2012

Idiozia: deus lo volt (?)


Mi bruci per ciò che predico, 
è una fine che non mi merito,
 mandi in cenere la verità
 perchè sono il tuo sogno eretico,
 io sono il tuo sogno eretico
 io sono il tuo sogno eretico
 io sono il tuo sogno eretico
 ammettilo sono il tuo sogno eretico.
(Il sogno eretico - Caparezza) 

Anni fa mi trovavo in Arabia Saudita per lavoro. Fu un periodo estremamente interessante, soprattutto perché potei confrontarmi, in prima persona, con la cultura islamica nella sua terra d'origine. 
Ad esempio, presso il consolato Italiano, ebbi modo di parlare di Storia con un professore saudita, sposato con un'italiana, il quale mi introdusse alla Storia medioevale (non discutemmo mai di quella contemporanea) vista dagli occhi arabi, cancellando per sempre quei residui di epicità legati alle crociate, refuso di un istruzione legata a doppio filo con una visione espressione del cristianesimo.
Ma a parte questo incontro, con il mondo arabo ebbi uno scontro piuttosto significativo, motivo del quale rischiai persino di venir tradotto nella caserma della polizia per vilipendio alla religione.
Il mio soggiorno iniziò già male all'aeroporto dove gli addetti mi buttarono, guardandomi piuttosto schifato, le varie riviste che avevo acquistato, ree a loro dire di essere pornografiche: Panorama, L'Espresso e una rivista di divulgazione scientifica tra le cui pagine si potevano trovare "oscene" foto di donne seminude, o poco vestite (pubblicità), anche in virtù del fatto che si era prossimi all'estate.
Fortunatamente, ma questo lo seppi poi, non mi controllarono il bagaglio dove avevo inserito il sacrilego "Manuale dei Maghi e degli Stregoni", compendio del famoso gioco di ruolo D&D di cui ancor oggi rimpiango di non aver tempo per giocarvi.
Perché fortunatamente? Perché il rischio di fraintendimento c'era e, per stregoneria, come ebbi modo di constatare, in Arabia e ovunque si applichi la legge coranica (che poi si rifà su quella ebraica), la pena ancor oggi è la morte, nello specifico, per decapitazione in pubblica piazza. E di fatti, proprio in quei giorni il professore di cui sopra mi mise a conoscenza dell'imminente esecuzione capitale che doveva subire un uomo reo di averne ucciso un altro, attraverso l'asservimento di un Djinni con formule di magia nera. Qualcuno, presente ci propose persino di accompagnarci qualora avessimo voluto assistere.
Per la cronaca, non andai a vedere l'esecuzione, facilmente persuaso dal professore il quale, pur fedele dell'Islam, definì la cosa una shockante barbarie. 
Ritorniamo però all'aneddoto in cui rischiai l'arresto per vilipendio. Voglio premettere che è bene che si sappia che seppur caustico nei confronti di ogni religione, sono sempre stato rispettoso della libertà altrui, fosse quella di credere agli asini volanti, ai profeti volanti o ai santi volanti. Cosa feci allora di tanto grave ? Semplice: a 23 anni ero nel modo di vestire e nello stile un buon "metallaro" con tanto di chioma lunga. Ora, nessuno in Arabia, a differenza dell'Italia del tempo (stiamo parlando di quasi 20 anni fa), avrebbe mai avuto nulla da ridire sui capelli lunghi, se non ché io i capelli li portavo di lunghi dietro e più corti davanti (mi dava fastidio avere i capelli sul volto, pur essendo quella pettinatura che col senno di poi posso giudicare alquanto ridicola), il che per qualche cozzava con l'immagine tradizionale del Profeta che portava sì, i capelli lunghi, ma tutti della stessa lunghezza. 
Così venni ripreso da un pazzo barbuto, un "mutawa", alias un membro di una sorta di polizia religiosa il cui compito è quello di verificare che tutti seguano i dettami del Corano, o più precisamente, dell'interpretazione che essi ne danno. Fortunatamente riusci a convincere il poliziotto (quello in divisa militare, non il pazzo barbuto), che il terribile peccato era frutto della mia ignoranza delle loro tradizioni, che non vi era scritto nulla in proposito sulla guida che avevo letto e che, promisi, avrei nascosto la capigliatura sotto un berretto almeno per i successivi due giorni prima della scadenza del visto e del mio conseguente rientro in Italia. 
I "mataween",  riconoscibili dalla lunga barba, da una bacchetta-verga e da sguardi da esaltati, dipendono da una orwelliana "Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio" e hanno in Arabia un potere incredibile. Da testimonianze raccolte personalmente essi, oltre ad imporre la loro censura all'interno dei grandi Centri commerciali, possono entrare nelle case per verificare che maschi e femmine vivano in ambienti separati (bagni, camere, cucine, ecc); in realtà l'accesso non è dovuto, ma è consigliabile non opporsi, perché farlo comporterebbe ispezioni ben più accurate da parte degli organi di Polizia. 

Pensare che questo sia solo un problema dell'Islam è tuttavia un grosso errore. 
La scorsa settimana ho appreso su segnalazione del prof. Lombatti  che la Polizia di Gerusalemme ha trattenuto per 4 ore in stato di fermo una donna, rea di essersi recata al Muro del Pianto, a seguito di un organizzazione che lotta per i pari diritti religiosi delle donne, coprendosi con uno scialle, in modo improprio, con il rischio di incitare niente poco di meno che una rivolta!
Pare infatti che le donne non possano  indossare lo scialle di preghiera, né leggere a voce alta i passi della Torah in prossimità del Muro poiché agli uomini è proibito, durante la preghiera, persino sentire il canto di una donna.. Motivo per il quale gli "uomini", ma sarei più per "gli idioti", possono liberamente insultare le credenti dando loro delle prostitute (chissà perché gli insulti ad una donna hanno sempre a che vedere col sesso...)
La notizia la potete leggere qui o qui.

Inutile ricordare che anche da noi, in molte Chiese è vietato l'ingresso alle donne con le spalle scoperte, forse chissà, per non indurre i pii religiosi a pratiche sconvenienti. Ultimamente ho notato che in alcuni santuari vi sono anche i divieti per gli uomini di entrare con pantaloni corti sopra il ginocchio, un segno dei tempi, probabilmente. In proposito ho constatato personalmente che fanno storie con i maschi adulti, mentre i bambini e bambine, in virtù, spero della loro innocenza, possono entrare liberamente sia con canottierine che con pantaloncini corti.

Ora, sia chiaro che vi sono sconvenienze legate a doppio filo con la cultura di un popolo. Nella stessa Italia, atteggiamenti o vestiti che a Milano, per dire, sono considerati normali e non offensivi, potrebbero esserlo in un piccolo borgo del Trentino, della Sardegna o dell'entroterra calabro. Ciò non toglie che nel processo di integrazione multiculturale cui siamo chiamati, giocare al ribasso proibendo tutto ciò che potrebbe risultare offensivo, non si sa bene a chi e perché, sarebbe demenziale. 
La proibizione o la regolamentazione dovrebbe avvenire solo se ciò risulta deleterio alla libertà altrui. 
Così, altro esempio, i soggetti di Pontifex che stanno ottenendo la chiusura di pagine da loro ritenute offensive stanno commettendo una vera e propria idiozia degna del peggior Savonarola, giusto per rimarcare come certa gente non impara dagli errori del passato.
Se a qualcuno da  fastidio il contenuto di una pagina internet sarà sufficiente per lui non accedervi e, in termini religiosi, anzichè evocare roghi virtuali, farebbero meglio ad  impegnarsi nella loro opera di divulgazione religiosa.
Peraltro, quando e se la divulgazione diventa evangelizzazione, può persino risultare molesta, giacché a differenza di una pagina che può o meno essere letta, l'evangelizzazione richiede per forza il coinvolgimento della persona da "redimere".
Diverso invece quando una pagina internet abusa o danneggia direttamente un altro soggetto, come ad esempio una pagina con contenuti pedo-pornografici.
La differenza doverosa tra il trattamento riservato a pornografia e pedofilia è dovuta al fatto che mentre la prima, che può anche dare fastidio, ma che si basa su foto e filmati di persone adulte pienamente consapevoli di vendere e acquistare prestazioni per denaro, la seconda si basa sullo sfruttamento, o meglio, sulla violenza di minori. 
La prima deve essere, ed è regolamentata, per non disturbare persone che potrebbero subire traumi (i minori appunto); la seconda è condannata ovunque, sebbene in alcune culture tribali (come quella araba), è concesso ad un adulto (maschio) di sposare una fanciulla.

Il fatto invece che tali cose, parlo delle limitazioni delle libertà altrui,  accadano, siano tollerate, o vengano addirittura considerate auspicabili dalle religioni, fa pensare che l'idiozia non sia un difetto intrinseco dell'umanità, ma sia piena volontà di dio.
Il che, ovviamente, che si creda o no all'esistenza di dio, è un'emerita idiozia.

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