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lunedì 24 febbraio 2014

Giustizia e Pietà



Ho sempre pensato che la pietà
porti frutti più ricchi della mera giustizia
(Abraham Lincoln)


Vi sono regole e regole. 
Lo scopo ultimo di una regola deve essere quello di permettere ad una comunità di vivere meglio. 
A volte, mi correggo, il più delle volte, la regola impone un sacrificio al singolo affinché l’intera comunità possa giovare di una miglioria. 
E’ un confine labile, quello che determina cosa e quanto sia sacrificabile, cui solo il buon senso rapportato all'epoca in cui si vive può definisce gli estremi. 
Ecco perché le leggi degli uomini, così come le loro azioni, vanno sempre contestualizzate. 

La pedofilia oggi è un reato. 
A parte una sparuta minoranza di persone che definiamo “malati” possono cercare una giustificazione a quello che la sensibilità odierna definisce abuso. 
Secoli fa, invece, la pedofilia era una pratica comune. 
 Esempio pericoloso, questo, me ne rendo conto, ma è stato scelto appositamente dal sottoscritto proprio per rimarcare quanto nel tempo ciò che ieri, una o più generazioni reputavano lecito è divenuto poi (per fortuna!) uno dei più schifosi abomini. 

 Recentemente sui giornali è comparsa la storia di un pizzaiolo napoletano , suicida, dopo che a seguito di un’ispezione alla sua attività gli era stata comminata una multa che se non pagata avrebbe avuto come conseguenza la chiusura dell’attività. 
Il motivo della multa? La moglie aiutava senza un regolare contratto. 
Dura lex sed lex , dicevano i Romani. 
Gli stessi che si divertivano a far sbranare dalle fiere condannati, schiavi di guerra, ecc (Questo non per denigrare gli antichi Romani, padri del diritto, ma per rimarcare quanto il senso dell’etica, della morale e quindi della giustizia, siano volubili). 
Intendiamoci, la legge di per sua natura deve essere dura . 
Ma deve essere equilibrata in modo che sia adatta al tempi e contempli alcune situazioni, quando queste valicano il limite predeterminato entro il quale è lecito il sacrificio richiesto al singolo. 
Poiché i tempi cambiano e gli scripta manet, forse sarebbe opportuno, nel far applicare la legge, che la sindacabilità umana sia elemento non secondario. 
 Si ribatterà che la corruttibilità dell’individuo (chi può sindacare) può essere un problema; lo è, ma un’applicazione fredda della regola lo è di più: il rischio è che la legge divenga disumana. 
E’ così che accadono le storie come quella del povero pizzaiolo, che strozzato dalla crisi chieda alla moglie di fornirgli un aiuto, purtroppo, non regolarmente retribuito. 
Alla fine, quello che era ben lungi dall'essere sfruttamento, ma più banalmente era un atto volto alla sopravvivenza, diviene motivo di contestazione e, senza pietà, ricondotto ad un reato da sanzionare. 
Il tutto condito da un “se non paghi, chiudi”, che si è ahimè tradotto come “Se non paghi chiudi e se paghi muori”, che poi è quello che è drammaticamente accaduto. 
Mi chiedo se il fabbisogno di denaro di uno Stato ridotto com'è da un’inanellarsi negli ultimi cinquantanni di governi al meglio costituito da incapaci, possa giustificare una visione così cieca e intollerante verso, non tanto l’evasore, ma verso una famiglia che cerca un escamotage per potersi mantenere. 
 Forse, almeno in parte, la situazione in cui si è venuto a trovare il pizzaiolo, così come i tanti imprenditori suicidi degli ultimi anni, è colpa anche di una classe dirigente ladra, se non di fatto almeno di futuro. 

 Non so, ma da uno Stato di Diritto mi aspetterei metodi e comportamenti diversi da quelli usati dai taglieggiatori delle mafie.

2 commenti:

brain_use ha detto...

"da uno Stato di Diritto mi aspetterei metodi e comportamenti diversi da quelli usati dai taglieggiatori delle mafie"

Io mi aspetterei anche comportamenti diversi da quelli del "furbetto del quartiere".
Ma a quanto pare l'esimio stato italiOTA non è capace di evitare né gli uni né gli altri.

Luca Gallanti ha detto...

Già, è triste dover ammettere che chi governa è comunque lo specchio del popolo. Più triste ancora pensare che onestà e intelligenza dovrebbero essere l'una conseguenza dell'altra ed invece in Italia sembra, anche grazie a leggi che sembrano premiare il furbo (termine che è ormai sinonimo di disonesto), che l'insistere nell'onestà sia un po' (mi scuso per il termine) da coglioni.

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